22 dicembre 2021

ASSOSTAMPA FVG: NUOVO AIUTO PER I COLLEGHI AUTONOMI IN DIFFICOLTÀ ECONOMICHE

Contributi a fondo perduto per l’acquisto di beni o servizi
per l'attività lavorativa autonoma


Contributi a fondo perduto per l’acquisto dì strumenti dì lavoro, a favore dei giornalisti autonomi (collaboratori, freelance…) in difficoltà economiche. 

L’Assostampa Friuli Venezia Giulia ha deciso di istituire in via sperimentale, nel 2022, un fondo attraverso il quale contribuire alle spese sostenute dai colleghi più deboli per l’acquisto di pc, tablet, smartphone, software e corsi di formazione utili alla loro attività lavorativa autonoma. 

Gli interessati, esibendo una fattura o un documento equivalente che comprovi l’acquisto di uno strumento di lavoro, nonché la documentazione che ne attesti una situazione di comprovata difficoltà economica, potranno ricevere dall’Assostampa un contributo a fondo perduto pari ai due terzi del valore del bene (o servizio) acquistato, per un massimo di 500 euro. 

Lo stanziamento complessivo per il primo anno sperimentale è di cinquemila euro: nel caso le richieste superassero tale importo si terrà conto dell’ordine cronologico delle stesse. 

L’erogazione del contributo, per accedere al quale i colleghi dovranno essere iscritti all’Assostampa da almeno dodici mesi, sarà deliberata dal Consiglio direttivo dell’Assostampa sulla base dell’istruttoria della Commissione per il Fondo Cigana.

Le domande potranno essere presentate dal gennaio 2022, senza scadenze temporali (fino ad esaurimento delle disponibilità del fondo), all'Assostampa FVG: info@assostampafvg.it - tel. 040.370371 - Corso Italia 13, 34122 Trieste.

Andranno presentate: domanda motivata di contributo; sintetica  autocertificazione con l'ultima dichiarazione dei redditi che attestino la situazione di difficoltà economica del richiedente; fattura - o documento equivalente - che comprovi l’acquisto di uno strumento di lavoro o di un servizio (pc, tablet, smartphone, software e corsi di formazione) utile per l’attività professionale del giornalista autonomo. 

Ulteriori informazioni e il relativo Regolamento verranno pubblicizzati in gennaio.

Questa nuova misura dì sostegno si aggiunge alle altre previste da anni dall’Assostampa Fvg, per i colleghi in difficoltà economiche iscritti al sindacato regionale. Tra queste: commercialista, consulenze fiscali, dichiarazioni dei redditi, aiuti per il pagamento del contributo minimo annuale dell'Inpgi 2, consulenze legali, sostegni economici per cause e procedimenti legali tramite il Fondo Simona Cigana.

Ulteriori informazioni negli uffici Assostampa, sul sito web www.assostampafvg.it e sul blog del Coordinamento giornalisti precari e freelance del FVG.

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Associazione della Stampa del FVG
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20 dicembre 2021

ESSERE PRECARI STANCA: e si lascia il giornalismo (ALTRI COMMENTI sul caso di Samuele…)

Continua a far discutere il caso del collega toscano
Samuele Bartolini


Dopo 21 anni di giornalismo precario e sottopagato, rinuncia:
“Farò l’operaio e lo stipendio sarà finalmente dignitoso”

Continua a far discutere il caso del collega toscano Samuele Bartolini. Che, dopo 21 anni di giornalismo precario e sottopagato, non ne può più ed abbandona il giornalismo per cercarsi un altro lavoro per campare e mantenere la famiglia. Qualsiasi lavoro (anche se è laureato a pieni voti e con molti anni di attività alle spalle): “Farò l’operaio e lo stipendio sarà finalmente dignitoso”. 

Lo ha reso noto in novembre, con un post molto amaro, sulla sua pagina Facebook. E pochi giorni dopo (“in cerca di un futuro migliore”) ha iniziato a fare i turni di lavoro notturno alle Poste. E sta continuando...

Il suo post su Facebook è stato rilanciato (con l’autorizzazione di Samuele) sui canali social del Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia (v. qui il post), e questo a sua volta dal sito specializzato Professione Reporter (v. qui l'articolo), rendendolo così un “caso” nazionale.

Un caso che ha raccolto rapidamente centinaia di reazioni, like e commenti: di solidarietà, ma anche riflessioni critiche sulla professione giornalistica oggi in Italia. 

Abbiamo allora rilanciato una selezione di questi commenti in un nostro nuovo post (v. qui). E i commenti, lungi dall’esaurirsi, hanno continuato a crescere di numero, e nel merito. 

Così vi proponiamo di seguito un aggiornamento, fra i tanti commenti registrati. Perché ci pare utile rileggerli a mente fredda. Anche perchè da una parte risulta chiaro che quello di Samuele non è affatto un caso isolato; ma dall’altra troviamo anche qualche riflessione critica sulla sua scelta.

Proponiamo qui di seguito, in forma anonima, alcuni nuovi commenti. Per stimolare delle riflessioni, e delle azioni: per non rassegnarsi. Perchè, come scriveva Albert Camus: “L’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa”. 


Altri commenti e riflessioni  
sulla testimonianza del collega Samuele Bartolini

C. B. - Stima per quest’uomo, che di certo non si è venduto.

F. B. - La dignità è molto vicina alla serenità nel lavoro. Significa poter avere un mutuo, comprarsi un’auto, non arrancare già a metà mese. Questo mestiere mantiene un’aura che non ha più, e si pensa che sia status e onori anche solo a nominarlo, mentre sotto la superficie non brilla niente, anzi. Molti si accontentano di quel che simboleggia, che dovrebbe ripagarli di una vita di stenti. Dire faccio l’operaio è meno fico che faccio il giornalista anche se poi ti trattano come neppure una sguattera. Trovare così la felicità è un po’ dura, devi fare tutto da solo, immaginarlo, stringere i denti ogni volta, sognare a occhi aperti. Tutte cose bellissime e onorevoli agli inizi. Ma questo è un paese dove sei giovane fino a 40 anni e mai abbastanza umile per accettare un praticantato infinito

A. T. G. - Proprio così. Anche io ho fatto la stessa sua scelta 4 anni fa. Ero esausta. Alla mia età avrei dovuto iniziare a tirare i remi in barca, invece remavo ancora come una forsennata, più di quando ero giovane, facendo tra l'altro la fame. Ora ho un centro che cura la pediculosi e ho grandi soddisfazioni non solo economiche ma anche professionali. Quando i miei clienti mi chiedono che lavoro facessi prima e dico giornalista, mi guardano stranulati e io rispondo sempre "Non è così bello come sembra. Questo invece è un lavoro fico!" 😍

R. R. - È una questione di dignità! Lo dice anche il nostro codice deontologico. Chi non lo capisce farebbe bene a studiare! Siamo in Italia, paese in cui va bene tutto!

P. B. - Benvenuto nel club.

P. G. A. - … ha fatto benissimo.. Ne guadagna in salute e serenità!!

M. A. - Citofonare Fnsi e Odg

G. T. - E l'INL (=Ispettorato Nazionale Lavoro) no?

F. A. - Io vengo da Torino e sono figlio unico di una madre single con pochissimi soldi. Se fossi rimasto a Torino non avrei avuto altra scelta che lavorare sottopagato per piccoli giornali di cronaca e varia umanità che c'erano a Torino senza nessuna possibilità di andare avanti. Nessuna. Infatti non ho mai preso in considerazione nemmeno per un solo secondo questa eventualità.
A 21 anni sono andato a Roma per un anno e ho collaborato a Paese sera. Ho capito che non c'erano chance e mi sono trasferito a Milano incominciando a collaborare e a lavorare tantissimo. Cercavo di trovare spazio proponendo cose che interessassero ai giornali.
Fino a 28 anni ho collaborato con 25 giornali diversi lavorando come un pazzo e contemporaneamente studiando all'università che mi pagavo io perché mia mamma poveretta poteva arrivare fino a un certo punto.
A 28 anni dopo un bel po' di collaborazioni precarie sono stato assunto in Rizzoli. A 30 ho preso la laurea.
A 44 anni quando il mio giornale ("Il Mondo") ha chiuso ho capito che non c'erano sbocchi soddisfacenti per me in Rizzoli e che la carta stampata non mi avrebbe offerto alcun futuro perché sarebbe presto morta. Ho accettato la buonuscita che mi veniva offerta, rinunciato al posto fisso per rimettermi in gioco, e mi sono reinventato con internet e con la radio.
Mi sono creato una specializzazione in robotica automazione e tecnologie del futuro. Con la radio per 3 anni sono riuscito a divertirmi e a imparare moltissimo, ma poi non è stato più possibile andare avanti.
Nel frattempo la testata che ho fondato su internet con specializzazioni sull'industria e le sue tecnologie abilitanti e la robotica e automazione e le tecnologie b2b ha avuto un successo fortissimo, perché ho scelto di coprire bene un ambito non ancora presidiato.
Oggi faccio il direttore di testata e do da vivere stabilmente a 5 colleghi ben pagati.

A. D. - L’amarezza e la rabbia è tutta per chi permette di svilire una professione bella come questa. Vergogna.

D. C. G. - Io è una vita che faccio doppio lavoro, per potermi permettere di mantenere la "passione" del giornalismo, e non è giusto.

M. T. - Personalmente sto cercando di convincere il lavavetri extracomunitario al semaforo vicino casa a prendermi come assistente. Facendo i conti, guadagnerei un 25% in più. 😂

S. M. M. - Mi sto preparando per una professione completamente diversa. Nessun rimpianto. Continuo a collaborare con una testata (ovviamente retribuita da freelance) ma non sarà la mia professione principale.

E. M. - Già fatto, la mia attività giornalistica di svolge al di là dell’orario di lavoro in un impiego altro.

R. B. - Essere precari e sottopagati stanca, uccide, spossa. Io sto facendo di tutto per non perdere la mia (nostra) dignità. Ma non è semplice per nulla...


Puoi inviarci anche la tua testimonianza o riflessione a:
precari.freelance@assostampafvg.it 
Quelle selezionate potranno essere pubblicate anche in forma anonima


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12 dicembre 2021

ESSERE PRECARI STANCA: e si lascia il giornalismo (e Samuele non è il solo). Commenti…

Dopo 21 anni di giornalismo precario e sottopagato, rinuncia:
“Farò l’operaio e lo stipendio sarà finalmente dignitoso”


Il giornalista toscano Samuele Bartolini

È il caso del collega autonomo Samuele Bartolini. Che, a 47 anni, dopo una vita d’impegno senza prospettive, davanti al senso di perdita della dignità e alla necessità di mantenere famiglia e figli, volta pagina: abbandona la professione di giornalista autonomo e va a cercare altrove i mezzi di sostentamento. Anche facendo l’operaio (“Un lavoro vero deve essere prima di tutto un lavoro dignitoso. Qualunque esso sia”. E ora – da laureato con lode, e dopo anni di giornalismo - fa i turni notturni alle Poste…

Samuele ha spiegato con amarezza questa scelta sulla sua pagina Facebook. Con il suo consenso abbiamo ripubblicato la nota nei nostri circuiti social (v. qui il nostro post). Il rilancio è stato così notato dal sito d’informazione specializzata Professione Reporter, che l’ha ripubblicato nei sui circuiti (v. qui), rendendo così quello di Samuele un “caso” nazionale. 

Centinaia le reazioni e commenti apparsi sui social sul caso di Samuele. Commenti di solidarietà, ma anche riflessioni, sia di colleghi autonomi che di dipendenti e pensionati. E testimonianze che quello di Samuele non è un caso isolato: altri ve ne sono stati e probabilmente altri ne seguiranno.

Tra i tanti commenti apparsi o ricevuti, ne abbiamo selezionato alcuni, che proponiamo di seguito in forma anonima. Per stimolare delle riflessioni, e delle azioni: per non rassegnarsi, e per provare ad uscire da queste condizioni…


Una selezione di commenti
sulla testimonianza del collega Samuele Bartolini

M. B. - 45 anni, pubblicista, dopo 11 anni nel 2017 la tomba di una lodata collaborazione radiofonica senza mai sbocco… Anche io ho mollato con amarezza, quando guardo il mio registratore mi commuovo… buona strada colleghi!

T. L. Z. - Che dire, lavoro da 38 anni di cui 18 di precariato senza alcuna prospettiva. Compensi sempre più bassi e commissioni in fase calante da due anni. Stipendio? Ahahahah, mi viene da ridere. Per arrotondare faccio da tassista ai figli di una vicina. A 58 anni e la prospettiva di altri 10 da tirare avanti la voglia di mollare è fortissima. La pensione sarà un'elemosina. Che dire?

S. C. - Il salario minimo professionale, questo sconosciuto. A cottimo non si può lavorare nel 2021. Dovrebbe essere vietato.

L. P. - Utopia approvare l'equo compenso: non lo faranno mai perché gli Editori sono contrari...

C. F. - Scelta salutare simile fatta 10 anni fa (e, dopo aver patito molto, non ritornerei indietro: umiliante)

A. D. C. - Almeno lui adesso avrà uno stipendio sicuro e dignitoso

B. M. - Sono già anni che mi gonfio il fegato in concorsi pubblici... I posti buoni son per qualcuno ma al livello b entri. E lavori. Tanto. Ma poi ti manca qualcosa: la tua dimensione. Non so più cosa sia peggio...

S. R. - Scelta fatta quasi dieci anni fa e, se ancora ogni tanto sento nostalgia per quel lavoro che tanto amavo, non mi pento. Purtroppo. È triste, ma è così

P. G. A. - Chapeau Samuele.. vedrai che magari non te ne pentirai neppure… A me è andata così, tant'è che ne ho guadagnato in serenità famigliare e salute..

M. O. S. - Ho visto altri colleghi, tra cui un professionista, fare una scelta simile. La rispetto e la comprendo, ma è la cartina di tornasole di quanto sia complicato oggi poter vivere solo di questo mestiere. Non dovrebbe essere così e non è responsabilità del collega, ma degli editori e del sistema politico economico. È difficile se non impossibile vivere senza uno stipendio dignitoso. Sono cose che ho vissuto sulla mia pelle, a quello di giornalista locale ho alternato una serie di lavori, ma non riesco a mollare. Troppo bello questo lavoro, resisto da 20 anni mi auguro di riuscirci a lungo.

C. R. - Tanto di cappello per una scelta così difficile.
Purtroppo il digitale non ha solo velocizzato l’informazione (che non sarebbe un male: la notizia si dà subito, veloce su Internet e poi si approfondisce sul cartaceo), ma ha anche fatto crollare la qualità dell’informazione. Tutti (non solo i giornalisti) scrivono di tutto, credendo di conoscere perfettamente l’argomento di cui stanno ‘parlando’. Quando in realtà, il più delle volte, stanno esprimendo una propria opinione, soggettiva e non oggettiva. E tutti, nella stragrande maggioranza dei casi, prendiamo per oro colato ogni parola che vediamo scritta.
In questo modo viene svalutato e purtroppo annullato il lavoro del vero giornalista che approfondisce, si informa (…)

L. F. - Lo capisco bene. Io anni fa mi misi in vendita su eBay proprio per uscire da una situazione simile (anzi per me peggiore in quel momento) e per denunciare una condizione insostenibile della professione. Era già più di 10 anni fa... Ormai il tunnel lo abbiamo arredato.

W. A. - Ma che “onore a lui”! Gli editori italiani fanno schifo ma sono altrettanto colpevoli i precari/freelance che invece di ribellarsi accettano condizioni di lavoro inaccettabili (...)

M. J. - Mi inchino di fronte ad una scelta di vita che, per carità, pur dettata da esigenze economiche e di vita dignitosa, è pur sempre una scelta coraggiosa. Questo perché ti alzi la mattina, ti guardi allo specchio e, al momento di decidere, fai i conti con la tua coscienza personale e con il tuo orgoglio professionale. Per quel che mi riguarda (...) non farò mai una scelta di questo tipo, a costo di morire di fame e di distruggermi la vita. Sono troppo innamorato di questa professione e, se un domani non potrò vivere solo di giornalismo puro, investirò (in realtà, lo sto già facendo) su tutte le competenze acquisite per fare, magari, consulenze usando le mie conoscenze giornalistiche, il linguaggio giornalistico, tutte le forme di comunicazione integrata esistenti e applicabili sul mercato odierno. Cambiare totalmente mestiere no!!! Se è vero che in questo mondo bisogna pur vivere in qualche modo, è altrettanto vero che arrendersi, dopo lavoro, sacrifici, e un tesserino preso con fatica, significherebbe piegare definitivamente la testa ad un sistema, quello italico, che ha letteralmente rovinato o distrutto l'editoria italiana. 
Per quanto riguarda il mondo digitale, aggiustiamo il tiro: sul web la qualità è bassa, ma perché questo? Perché ci siamo rifiutati a priori (...) di provare a investire sul digitale in modo intelligente. (…). Come mai, negli altri Paesi il mondo online è una risorsa e qui no? (...)


E infine altri due commenti ricevuti (pubblicati qui non anonimi, per scelta degli autori): uno da un ex direttore, ora pensionato, e l’altro da una ex pubblicista sarda. 


Giuseppe Mascambruno
- Un mondo che ho ben conosciuto e una straordinaria prova di dignità mentre le redazioni di giornali e tv grondano di cosiddette “grandi firme”, quasi tutte già dotate di pensioni d’oro, attaccate con i canini alle residue mammelle degli editori. Soprattutto di quelli che usano l’informazione solo per assicurarsi vantaggi di mercato e favori politici in altri business, ben più remunerativi. E che hanno bisogno di disponibilità alla “marchetta”, fornita più facilmente da chi non ha certo problemi di pane e companatico. Essendo già abbondantemente alla frutta.
Solidarietà totale e grande stima a questo collega. Che, con questo gesto, denuncia e umilia anche le rinunce e le complicità di Ordine e, soprattutto, sindacato dei giornalisti nella drammatica crisi del settore e della professione.

Giuseppe Mascambruno
giornalista professionista in pensione
Ultimo incarico direttore de "La Nazione" (2008-2011)


Susanna Musanti
- Ho 47 anni, ex pubblicista della Sardegna (ho messo la parola FINE nel 2017). Mi occupavo di sport, quasi totalmente di campionati di calcio dilettanti. Situazione simile a quella di Samuele. Vi invierò una mail con la mia storia!


Puoi inviarci anche la tua testimonianza o riflessione a:
precari.freelance@assostampafvg.it 
Quelle selezionate potranno essere pubblicate anche in forma anonima


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