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20 settembre 2022

ASSOSTAMPA SICILIANA E ROMANA AL TAR DEL LAZIO CONTRO IL MINISTERO DI GIUSTIZIA

I giornalisti italiani lavorano senza un equo compenso
ormai da 10 anni


E' stata presentata istanza dalle Assostampa di Sicilia e Lazio al TAR sulla vertenza contro il Ministero di Giustizia per l'emanazione dei parametri dell'Equo Compenso per i giornalisti, l'unica professione ordinistica che ne è tuttora priva

Nel marzo del 2012, con l'entrata in vigore della legge n. 27, il Ministero di Giustizia chiese a tutti gli ordini professionali posti sotto la propria vigilanza di indicare una proposta di parametri dei compensi minimi, validi in sede giudiziaria per liquidare i corrispettivi delle prestazioni di lavoro autonomo.

Anche l’Ordine dei giornalisti rispose, il 24 maggio 2012, fornendo la propria. Ma a differenza delle altre professioni le tariffe ministeriali di remunerazione dei giornalisti, che nel 2017 la legge 172 estese anche a tutte le categorie professionali non ordinistiche definendole “Equo Compenso”, non furono mai emanate.

Nell’agosto del 2018, la Regione Siciliana applicò l’obbligo dell’equo compenso per i lavoratori autonomi (ECLA) a tutti i soggetti istituzionali sotto la propria vigilanza e controllo. La norma risultava però inapplicabile ai giornalisti mancando le tabelle ex legge 27/2012.

Assostampa Siciliana e Romana fecero ricorso al TAR del Lazio contro il Ministero di Giustizia per ottenere l'emanazione dei parametri specifici dell'Equo Compenso dei giornalisti non subordinati.

Il procedimento presentato poi al TAR fu interrotto nel 2019 in seguito alla richiesta di una “breve sospensione” per esperire il tentativo, attraverso una mediazione condotta da Fnsi e Odg, d'ottenere l'emanazione delle tariffe senza giungere alla sentenza del Tar.

Il tentativo, a distanza di tre anni, non ha sortito alcun effetto: l’unica interlocuzione formale risale al 24 luglio 2019.

Nel frattempo Giorgia Meloni ha presentato come prima firmataria un ddl sull'ECLA già approvato alla Camera e pochi mesi fa dalle Commissioni in Senato (in pausa ora per le elezioni) viene ribadito che l’Equo compenso del lavoro autonomo è quello stabilito attraverso le tabelle ministeriali della legge 27/2012.

Lo scorso 30 giugno il Consiglio nazionale della FNSI ha approvato all’unanimità una mozione che impegna la Giunta Fnsi “ad un rapido e deciso intervento affinchè venga intimato al Governo l'adempimento delle norme vigenti sull'Equo compenso per i giornalisti non dipendenti, attraverso l'immediata emanazione da parte del Ministero della Giustizia del decreto con i parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi dei giornalisti, previsti dalla L. 27/2012, essendo ad oggi l'unica categoria professionale per la quale questi non sono mai stati emanati, e non risultando applicabili per analogia quelli di altre professioni”, e in concreto, “ad assumere tutte le opportune forme di pressione, lotta e manifestazione pubblica contro le inadempienze del Governo sull'Equo Compenso”.

In coerenza anche di quest’ultima deliberazione le Assostampa Siciliana e Romana hanno deciso di reiterare il ricorso.

La Fnsi intende proseguire nella lotta per l’equo compenso attraverso “una mobilitazione generale della categoria contro la precarizzazione dell'articolo 21 della Costituzione”, che colpisce tanto il lavoro subordinato quanto quello autonomo, “a partire dallo sfruttamento derivante dalla cronica disparità di trattamento tra giornalisti attraverso l'uso illegittimo di finti rapporti di lavoro autonomo”.


Fonti: Assostampa Sicilia e Stampa Romana

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20 luglio 2018

EQUO COMPENSO: TRE ASSOSTAMPA DIFFIDANO IL GOVERNO



FRIULI VENEZIA GIULIA, LAZIO E SICILIA
INTERVENGONO PER FAR ATTUARE LE LEGGI SULL’EQUO COMPENSO
PER I GIORNALISTI NON DIPENDENTI




Sono infatti state inviate delle diffide in questo senso al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero della Giustizia. 

Qualora le diffide - che hanno la funzione di sollecito formale - non trovassero seguito, dopo 30 giorni le tre Assostampa potranno ricorrere alla Magistratura per far accertare la violazione di norme di legge, e chiederne l'applicazione per ordine del giudice.

L'iniziativa idealmente riprende anni di battaglie sul tema dei giornalisti non dipendenti da parte della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi, che anche di recente ha ribadito come l'attuazione del diritto all'equo compenso per gli autonomi sia uno degli obiettivi prioritari da perseguire.

Significativo poi che l'odierna iniziativa sull'equo compenso sia stata assunta da tre Assostampa che rappresentano non solo realtà locali molto diverse tra loro, ma anche collocazioni differenti nell'ambito della Fnsi, e quindi in uno spirito sostanzialmente unitario sulle battaglie da fare. Che ciò sia di buon auspicio per il successo dell'azione intrapresa, e degli eventuali passi successivi che si dovessero rendere necessari.

Di seguito il comunicato dell'Assostampa FVG e, per documentazione sui diversi argomenti portati, i link ai comunicati di Stampa Romana e dell'Assostampa Sicilia.


EQUO COMPENSO: INIZIATIVA DI ASSOSTAMPA FVG

L’Assostampa Fvg, assieme a Stampa Romana e all’Assostampa Sicilia, ha avviato un’azione per indurre il Governo a dare attuazione alle leggi sull’equo compenso per i giornalisti non dipendenti. In queste ore sono infatti partite delle diffide, indirizzate rispettivamente al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio e al Ministero della Giustizia.

L’iniziativa riguarda la legge 233/2012 sull’equo compenso per i collaboratori di testate giornalistiche, rimasta senza norme d’attuazione, e la 27/2012 per la liquidazione giudiziale dei compensi professionali, inapplicabile senza un decreto del Ministro della Giustizia che indichi i parametri economici da applicare ai giornalisti; cosa che invece è stata fatta da anni per altre categorie.

La mancanza di tale decreto rende inoltre inapplicabile ai giornalisti il diritto all’equo compenso riconosciuto dalla legge 172/2017 a tutti i lavoratori autonomi non imprenditori nei rapporti con la pubblica amministrazione, le grandi imprese, banche e assicurazioni.

Per l’Assostampa Fvg la situazione è grave, in un settore segnato dalla costante crescita del lavoro precario e sottopagato, spesso sotto la soglia della povertà. E reputa quindi necessari interventi che garantiscano, ai sensi di legge, l’attuazione del diritto all’equo compenso per i giornalisti non dipendenti. Interventi ritenuti urgenti anche dalla Commissione nazionale lavoro autonomo, che su questi temi dà battaglia da anni, e ribaditi di recente anche dall’Assemblea nazionale dei giornalisti lavoratori autonomi Fnsi.

L’iniziativa delle diffide era stata avviata nei mesi scorsi dall’Assostampa Sicilia, ricevendo in risposta dal Dipartimento per l’informazione di non poter adempiere in mancanza di una guida politica. Condizione che, con il nuovo Governo in carica, non è più opponibile.

Ripetute ora le diffide congiuntamente da Assostampa FVG e da Stampa Romana, si attenderanno 30 giorni per l’adempienza. Trascorsi i quali le tre Assostampa potranno ricorrere all’autorità giudiziaria per far accertare la violazione di norme di legge vigenti.

L’intento è quello di riportare al centro del dibattito la condizione di migliaia di colleghi, che non riescono ad ottenere da autonomi un compenso dignitoso per il loro lavoro.



Il comunicato di Stampa Romana: 

Il comunicato di Assostampa Sicilia:


09 aprile 2016

PER UN NUOVO CONTRATTO DEI GIORNALISTI



IL DIBATTITO E LE PROPOSTE 


dall’incontro nazionale sul Contratto
promosso da Stampa Romana



Riceviamo e pubblichiamo il documento elaborato dal tavolo di discussione su “Innovazione contrattuale, allargamento dell’occupazione, retribuzioni, diritti sindacali”, realizzato nell’ambito dell’incontro nazionale sul rinnovo del Contratto collettivo di lavoro, promosso dall’Associazione Stampa Romana.


L’incontro si è svolto mercoledì 9 marzo 2016, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Alla parte plenaria dei lavori sono intervenuti il Segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, il Presidente Fnsi, Giuseppe Giulietti, e colleghi di varie regioni. Coordinatori del tavolo erano Paolo Barbieri (Vicesegretario dell’Associazione Stampa Romana), con Claudio Silvestri (Segretario del Sindacato unitario giornalisti della Campania).


DOCUMENTO DEL TAVOLO:

INNOVAZIONE CONTRATTUALE, ALLARGAMENTO DELL´OCCUPAZIONE,
RETRIBUZIONI, DIRITTI SINDACALI



Il dibattito si è svolto su due direttrici principali di ragionamento. Da un lato la diffusa consapevolezza che il contratto nazionale Fieg-Fnsi è obsoleto e tiene fuori sempre più colleghi, che siano impiegati nelle testate tradizionali, in quelle digitali, nelle redazioni, negli uffici stampa pubblici e privati o nella comunicazione via social network. Dall’altro la preoccupazione che nella lunga crisi che stiamo vivendo in tutti i settori dell’informazione professionale - e di fronte alle grandi trasformazioni dell’era digitale - una spinta all’innovazione contrattuale venga colta dalla controparte solo come occasione per travolgere definitivamente il salario e i diritti contrattuali dei giornalisti: non si può allargare la base occupazionale tagliando diritti e retribuzioni in cambio di vaghe promesse.

Questo significa che qualunque trattativa non può cominciare da zero ma deve partire dalla necessità di difendere il contratto e i suoi istituti e verificare le strade per una sua applicazione effettiva: alle migliaia di parasubordinati, buona parte dei quali sono redattori effettivi non regolarmente contrattualizzati; ai precari del semisommerso mondo del web; alle nuove figure professionali che già sono a libro paga degli editori ma troppo spesso vengono sottratte dalle aziende alla catena di comando redazionale (e alle garanzie deontologiche e contrattuali dei giornalisti) e confinate nel limbo del marketing o della “comunicazione”. Non ipotetici nuovi posti di lavoro, non illusorie scorciatoie con sconti contributivi che, come dimostra la storia recente, producono effetti sempre marginali rispetto alla vastità e alla profondità della crisi: ma più regole per il lavoro che c’è. Nel corso della discussione c’è chi ha ipotizzato dei contratti di comparto, per rendere lo strumento più aderente alla realtà frammentata della professione. Ma per andare verso un allargamento della base occupazionale e contributiva regolare è emersa la necessità di una definizione contrattuale più chiara del lavoro dei giornalisti che ricomprenda anche le mansioni “nuove” emerse negli ultimi anni: un vero e proprio progetto del nuovo lavoro redazionale adeguato ai cambiamenti dell’era digitale, non per assumere la filosofia degli editori fondata sulla cancellazione dei diritti e della professionalità ma per sfidarli sul terreno della capacità di leggere la realtà e immaginare un futuro dell’informazione che sia capace di sviluppare un mercato.

Largamente condiviso è stato l’allarme per la insufficiente attività dei controlli ispettivi dell’Inpgi, nei service, nelle redazioni, negli uffici stampa: le ispezioni possono rappresentare un rischio per alcune situazioni fragili ma un mercato senza controlli favorisce l’evasione contrattuale e contributiva e in generale una concorrenza sleale nei confronti delle aziende in regola, che indebolisce quindi la contrattazione collettiva. E alimenta una corsa al ribasso anche nella qualità e nella credibilità dell’informazione che si produce. Quanto ai controlli, una delle riflessioni fatte dai colleghi che hanno preso parte al gruppo di lavoro è che servirebbero norme per attribuire al sindacato (dai cdr alle organizzazioni territoriali) poteri di controllo più efficaci sul rispetto delle regole e delle leggi.

Ugualmente corale è stata la preoccupazione per l’eccessivo utilizzo del lavoro straordinario e festivo, che, in una fase di contrazione come quella che viviamo, da un lato danneggia l’occupazione, dall’altro in alcuni casi rappresenta l’occasione per ulteriori abusi: è stato fatto l’esempio di importanti testate on line che arrivano a forfettizzare il lavoro domenicale – di tutte le domeniche – con la semplice erogazione di 300 euro l’anno.

Sono state avanzate – come ipotesi di lavoro – diverse proposte come la rimodulazione degli scatti (non per fare un nuovo sconto agli editori, ma per renderli più frequenti o costosi nella parte iniziale e centrale dell’anzianità di servizio, meno frequenti e onerosi verso la fine, in modo da ridurre la tendenza all’espulsione/rottamazione dei colleghi più esperti o anziani) o la definizione di nuove mansioni, come il redattore web, che potrebbero andare nella direzione di un aggiornamento del contratto adeguato ai tempi. Ma anche l´inserimento di nuovi diritti, legati all´era digitale, come quello ad “essere disconnessi”: il rischio per la salute e il rendimento dei lavoratori è quello di non riuscire a staccare mai, ed è necessario un elemento di salvaguardia. Tra i pochi elementi positivi della riforma del lavoro, c´è quello delle ferie solidali (articolo 24 decreto 151/2015) che possono essere inserite nell’articolato con una spinta migliorativa e più ampia.


Infine, nel quadro dell’esigenza di una trattativa “triangolare”, è fondamentale spingere sulla proposta di prevedere una tassazione (anche una tassa di scopo) per piattaforme come Facebook e Google, che possa contribuire al finanziamento dei fondi per l’editoria. In conclusione, per un reale allargamento del popolo del contratto si deve cercare con maggiore convinzione una sponda politica, e costruire una vera e propria vertenza a difesa dell’informazione. Se non si costruisce una battaglia politica credibile, gli editori torneranno ad aggredire il contratto, una volta ottenuto ciò che cercano dalla riforma dell’editoria e dal rifinanziamento del sistema dell’editoria e del welfare dei giornalisti.

Per quanto riguarda lo scenario del confronto contrattuale, andrebbe meglio compreso a cosa realmente puntano gli editori, se vogliono o non vogliono rinnovare il contratto. Il gruppo di lavoro ha preso atto dell’annuncio fatto dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, sul rinvio degli effetti della disdetta e sul rallentamento della trattativa contrattuale in attesa dell’esito della riforma dell’editoria. Ma resta l’interrogativo sulla reale volontà politica della Fieg.




VISUALIZZA ON LINE E SCARICA IL DOCUMENTO: 
https://drive.google.com/file/d/0Bxht6pf8Og0eTVJHcmJZdnhrZVE/view?usp=sharing


Dall’incontro sono scaturiti anche due altri documenti, dai tavoli tematici su:
“Lavoro autonomo” (coordinato da Maurizio Bekar, coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo FNSI, con Alessandro Mantovani, consigliere nazionale Fnsi): 
https://www.facebook.com/notes/giornalisti-freelance-httpfreelance20ningcom/proposte-per-il-lavoro-autonomo-dallincontro-nazionale-sul-contratto-promosso-da/10154038013934904

e su:

“Sistema dell’informazione, legge sull’editoria, condizioni di lavoro giornalistico” (coordinato da Stefano Tallia, Segretario dell’Associazione Stampa subalpina, con Giovanna Gueci di Stampa Romana): 
https://www.facebook.com/notes/giornalisti-freelance-httpfreelance20ningcom/proposte-per-il-sistema-dellinformazione-dallincontro-nazionale-sul-contratto-pr/10154079434994904

26 marzo 2016

DA ROMA PROPOSTE PER IL LAVORO AUTONOMO





Riceviamo e pubblichiamo il documento elaborato dal tavolo sul lavoro autonomo, realizzato nell’ambito dell’incontro nazionale sul rinnovo del Contratto di lavoro giornalistico promosso dall’Associazione Stampa Romana. L’incontro si è svolto il 9 marzo nella Sala della Protomoteca del Campidoglio.

Alla parte plenaria dei lavori sono intervenuti il Segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, il Presidente Giuseppe Giulietti, membri di Giunta e colleghi di varie regioni.

Il tavolo sul lavoro autonomo è stato coordinato da Maurizio Bekar, Coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo FNSI, e Alessandro Mantovani, Consigliere nazionale Fnsi.


  

INCONTRO SUL CCNLG
DOCUMENTO TAVOLO LAVORO AUTONOMO


Coordinato da Maurizio Bekar e Alessandro Mantovani



Il lavoro giornalistico autonomo, privo di adeguate tutele, supera oramai il 64% degli attivi, e necessita di interventi urgenti su più piani: contrattuale, normativo e d'interlocuzione con istituzioni e altri soggetti impegnati sul tema.

Il gruppo di lavoro costituito nell'ambito dell'incontro del 9 marzo 2016 sul rinnovo del Contratto nazionale di lavoro giornalistico, organizzato dall'Associazione Stampa Romana con la partecipazione di Associazioni di Stampa e colleghi di numerose regioni, si richiama alla mozione sul lavoro autonomo approvata dal 27° Congresso Fnsi di Chianciano, che indica linee guida e obiettivi ai quali va data piena attuazione. Senza un avanzamento in termini di garanzie normative ed equo compenso per il lavoro autonomo è a rischio l'informazione

Più in specifico:

- Larga parte dell'attuale lavoro autonomo e parasubordinato corrisponde in realtà a profili da dipendente. Bisogna quindi puntare a contrattualizzare da dipendenti quanti ne hanno titolo, sulla base delle loro posizioni di fatto e dei diritti maturati, affermando il principio che nessuno può lavorare stabilmente per il medesimo committente figurando come autonomo.

- È necessario allargare l'area - anche contributiva - della professione, includendo nel contratto, o comunque entro tutele collettive, anche profili di rado riconosciuti come giornalistici (p.es. videomaker, social media editor, data journalist, fact checker, etc). E gli addetti stampa pubblici e privati vanno sempre ricondotti entro norme e contribuzioni giornalistiche.

- È perciò necessario potenziare i servizi ispettivi Inpgi (e non solo mandando ispettori in redazione, dato che la maggioranza dei finti autonomi, anche grazie alle nuove tecnologie, lavora all'esterno anche se con modalità da dipendente), e garantire ai colleghi il supporto legale ed economico delle Assostampa e della Fnsi.

- Vanno inoltre respinti i tentativi di smantellare quelle parti del Ccnlg (art. 1, 2, 12) che permettono oggi il riconoscimento di posizioni di lavoro dipendente, ove inquadrate fintamente come autonome

- Vanno garantite tutele collettive, in pari dignità con i subordinati, ai non titolari di contratti di lavoro dipendente. Tra queste:

A) Va applicata la legge sull'equo compenso, a tutti i non dipendenti, in coerenza con l'art. 36

B) Le tabelle economiche dell'Accordo sul lavoro autonomo del 2014 non rispondono ai principi di equità retributiva approvati dal Congresso Fnsi del 2015, e vanno quindi abrogate o adeguate agli stessi, in ogni caso escludendo la definizione di un numero minimo di articoli corrispondente a un reddito annuale.

C) Come proposto dalla Clan-Fnsi, è necessario agire sul Cnog e il Ministero della Giustizia per l'emanazione dei tariffari per la liquidazione giudiziale dei compensi giornalistici (in riferimento alla Legge n. 27/2012 e al Decreto ministeriale n. 140/2012), che diverrebbero così anche paramenti di riferimento retributivo per i non dipendenti.

D) Va adottato uno Statuto dei diritti del lavoro autonomo giornalistico, come punto di riferimento vincolante del settore. Sul punto si registra una proposta di testo elaborata da Stampa Romana. Sul tema è auspicabile che si estenda il dibattito in tutte le sedi.

- Come deliberato al 26° Congresso Fnsi, bisogna “favorire un confronto e un coordinamento con istituzioni, associazioni e forze sociali che, in Italia e in Europa, si adoperano per il miglioramento delle condizioni contrattuali, legislative e di welfare a tutela di precari e lavoratori autonomi, anche di altre categorie professionali intellettuali”, anche approfondendo ed estendendo rapporti già esistenti, come con la Coalizione 27 febbraio e organismi consimili.

- Il prossimo rinnovo contrattuale deve puntare a inserire norme di trasparenza che consentano le pari opportunità tra lavoratori, anche attraverso procedure di selezione dei giornalisti da assumere aperte ai collaboratori.

- Il Sindacato deve puntare anche a nuove forme di occupazione per tutti i colleghi, sollecitando finanziamenti per start up, nuove iniziative editoriali, cooperativistiche, associative, e che spingano all'aggregazione del mondo - ora disperso - dei giornalisti non dipendenti.

Infine, data la complessità dei temi e la pluralità di esperienze nel settore, è necessario istituire un tavolo di confronto permanente su tali problematiche, aperto a tutte le realtà interessate.