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18 ottobre 2023

SABATO 28 OTTOBRE, ore 10.30 a TRIESTE, ELEZIONE RAPPRESENTANTI GIORNALISTI AUTONOMI (tutte le info)

È convocata per sabato 28 ottobre, alle ore 10.30 presso il Circolo della Stampa di Trieste, in Corso Italia n. 13, l’assemblea regionale dei giornalisti lavoratori autonomi del Friuli Venezia Giulia.

L’Assemblea provvederà ad eleggere, come da Statuto e Regolamento Fnsi, i propri delegati nella Commissione regionale lavoro autonomo, nella Commissione nazionale e nell’Assemblea nazionale del lavoro autonomo, che resteranno in carica per i prossimi 3 anni. 

Tali organismi sono incaricati di rappresentare i lavoratori autonomi nel sindacato unitario dei giornalisti e di occuparsi - a livello consultivo, propositivo ed operativo – di varie problematiche di loro diretta pertinenza (dall’equo compenso, alle condizioni di lavoro, al mercato del lavoro, ai contratti...).

Hanno diritto a votare – ed eventualmente essere eletti - i giornalisti lavoratori autonomi iscritti all’Assostampa FVG da almeno 181 giorni e all’Inpgi e che, ai sensi dell’art. 43 del Regolamento Fnsi “percepiscano esclusivamente o prevalentemente redditi da lavoro autonomo, che abbiano versato i contributi dovuti sul reddito dichiarato e che non usufruiscano di alcun sussidio di disoccupazione, né di trattamento pensionistico superiore al trattamento di pensione sociale”.

Per poter partecipare e votare all’Assemblea sarà richiesto di compilare e consegnare una dichiarazione di autocertificazione di rispondenza alle clausole previste nel Regolamento Fnsi, e la copia di un documento d’identità in corso di validità.

Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Assostampa FVG [info@assostampafvg.it tel. 040 370371] o alla mail precari.freelance@assostampafvg.it

[Fonte: comunicato Assostampa FVG]

Download: copia della lettera di convocazione, del modello di autocertificazione da compilare, e del Regolamento Fnsi sul lavoro autonomo.


RESTIAMO IN CONTATTO:
Coordinamento giornalisti precari e freelance
 dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia:


Vedi anche il nostro blog:

12 gennaio 2022

APPELLO PER UN NUOVO INPGI: PIU' GARANZIE PER I GIORNALISTI LAVORATORI AUTONOMI (lo firmi?)

Per una riforma e una gestione sobria e partecipata dell’Inpgi2, per il diritto a equo compenso, previdenza e pensioni adeguate per i giornalisti non dipendenti

Petizione aperta a tutti 
(anche a dipendenti e non giornalisti, in solidarietà...)


Segnaliamo la petizione “Appello per un nuovo INPGI: più garanzie per i giornalisti lavoratori autonomi”, lanciata da poco su Change.org: 

http://www.change.org/p/appello-per-un-nuovo-inpgi-pi%C3%B9-garanzie-per-i-giornalisti-lavoratori-autonomi

Chiede una riforma e una gestione “sobria e partecipata” dell’Inpgi2, e il diritto a un equo compenso, con previdenza e pensione adeguate, per i giornalisti non dipendenti. 

L’appello è nato "da un piccolo gruppo di giornalisti autonomi-precari, fuori da logiche di corrente e da gruppi organizzati. Ed è promosso in forma anonima (cioè senza “primi firmatari”), per evitare etichettature di parte od autopromozionali." 

Il testo è aperto alla firma di chiunque lo condivida (anche contrattualizzati e non giornalisti, in solidarietà con gli autonomi), ed è inteso come “proprietà collettiva” dei firmatari e "di chi lo vorrà sostenere e rilanciare", come strumento di dibattito e confronto sul tema.

Chi intende firmare, ma senza apparire pubblicamente sul web, può spuntare la casella: "Non mostrare il mio nome e il mio commento su questa petizione"

Per la firma rimandiamo al testo dell'appello: 
http://www.change.org/p/appello-per-un-nuovo-inpgi-pi%C3%B9-garanzie-per-i-giornalisti-lavoratori-autonomi

Credits foto: derivata da https://bit.ly/3FUu1tQ su medesima licenza CC


AVVERTENZE IMPORTANTI PER FIRMARE:

1) Preferibilmente firmate essendovi registrati su Change.org con un vostro account personale (così la procedura tecnica è più rapida e sicura)

2) Se non volete registrarvi con un account personale, potete firmare ugualmente la petizione, compilando i campi “nome”, “cognome” “email”. Poi Change.org vi manderà una mail di verifica, a cui dovrete rispondere confermando di aver firmato, altrimenti l'adesione non verrà registrata!

3) In entrambi i casi (1 e 2) dopo aver cliccato e inviato l’adesione, rispondete alle domande di Change.org che appariranno nelle pagine web successive (scrollate bene la videata fino in fondo), per evitare il rischio che l’adesione resti in sospeso!


Restiamo in contatto:


Vedi anche il nostro blog:
http://freelancefvg.blogspot.it

07 novembre 2020

PENSIONATI IN REDAZIONE: "PRATICA DA DENUNCIARE E CONTRASTARE"


A PARLARE SONO MOTTA E BEKAR, PRESIDENTE E COORDINATORE DELLA CLAN-FNSI, L'ORGANISMO DI RAPPRESENTANZA DEI GIORNALISTI AUTONOMI E FREELANCE 

Mattia Motta e Maurizio Bekar

Chi è in pensione e sostituisce colleghi in Cig o lavora 'in competizione' con i precari, «contribuisce all'avvitamento della professione dietro al miope mantra della riduzione dei costi che porterà a giornali senza giornalisti assunti regolarmente. A discapito dell'Inpgi e dei diritti di tutti».


«Ormai è un fenomeno sempre più diffuso. Il numero dei giornalisti in pensione che sostituiscono colleghi in cassa integrazione o che addirittura lavorano 'in competizione' con i giornalisti precari è in costante e vertiginoso aumento. Colleghi che escono dalla porta principale della professione attiva e poi rientrano dalla finestra seguendo tranquillamente le cronache o che coprono interi settori, insieme ad altri pensionati che vengono inviati a coprire eventi nazionali: è una dinamica semplicemente scandalosa che va interrotta immediatamente, non solo perché in aperta contrapposizione deontologica con la Carta di Firenze, ma perché contribuisce all'avvitamento della professione dietro al miope mantra della riduzione dei costi che porterà a giornali senza giornalisti assunti regolarmente». Lo affermano i vertici della Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi, il presidente Mattia Motta e il coordinatore Maurizio Bekar, che esprimono «sdegno per la pratica dell'utilizzo dei pensionati dentro e fuori le redazioni».

«È vero – aggiungono – che un giornalista che va in pensione può essere riassunto come dipendente, ma questo non avviene mai. La stragrande maggioranza dei pensionati sono infatti impiegati come collaboratori e occupano, di fatto, dei posti negli organici redazionali, alcuni lavorano addirittura dentro le redazioni per volontà dei direttori. Stare in silenzio non è più possibile perché non si parla più di un fatto marginale della professione, ma drammaticamente centrale nelle dinamiche editoriali del Paese».

Un fenomeno, proseguono Motta e Bekar, «che produce precarietà e perdita di occupazione regolare. Spetta a tutti noi vigilare affinché i colleghi titolari di un trattamento pensionistico Inpgi non vengano nuovamente impiegati dal medesimo datore di lavoro con forme di finto lavoro autonomo e inseriti nel normale ciclo produttivo, perché oltre a essere una palese violazione deontologica della Carta di Firenze, questa è una pratica che contribuisce a scavare la fossa in cui i giornalisti italiani rischiano di cadere. Così facendo, forniamo sponda a chi vorrebbe giornali scritti da collaboratori pagati una miseria con il supporto dei pensionati-scriventi, mentre i redattori finiscono all'angolo, in cassa integrazione, come dimostrano gli ultimi esempi del Giornale di Sicilia o del Quotidiano nazionale. Basta pensionati in redazione – concludono – a discapito dell'Inpgi e dei diritti di tutti». 

28 ottobre 2020

UN APPELLO PER AUTONOMI E FREELANCE DELLA CULTURA

 

SI CHIEDE DI ESTENDERE L’INDENNITÀ RISTORI COVID
A TUTTI I LAVORATORI AUTONOMI 
ED AI GIORNALISTI FREELANCE
DEI SETTORI DELLA CULTURA




I promotori sono il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI)
ed il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI)


Il decreto ‘ristori’ del 27 ottobre 2020 proroga le varie forme di cassa integrazione e indennità per tutti i lavoratori e lavoratrici dei settori più colpiti dalla seconda ondata della pandemia COVID-19, tra cui anche i lavoratori dello spettacolo. Da questa proroga sono esclusi tutti i lavoratori autonomi e i giornalisti freelance dei vari settori della cultura, che non siano iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo.

Si tratta di tutti i lavoratori atipici e con partita IVA dei settori del cinema, del teatro, della musica, della letteratura e dell’editoria, dell’arte, dell’organizzazione di eventi e di tutti gli altri settori della cultura, ma anche di tutti i giornalisti freelance attivi nei settori della cultura e che lavorano per testate giornalistiche, media, uffici stampa, organizzatori di eventi, festival, eccetera, che versano i propri contributi all’INPS, all’INPGI e alle varie casse previdenziali di settore.
In particolare coloro che si occupano nello specifico di critica e di cronaca, essendo i teatri e le sale cinematografiche chiusi per decreto ministeriale, si trovano del tutto impossibilitati ad esercitare il loro mestiere di valutazione e di informazione sulle uscite filmiche e gli spettacoli che sono stati cancellati sino a data da destinarsi.

Questi lavoratori e lavoratrici sono stati duramente colpiti dalla pandemia, hanno visto pesantemente ridotti se non addirittura azzerati i propri redditi, ma hanno ricevuto finora esclusivamente i tre bonus pagati da aprile a giugno e di conseguenza si trovano oggi a fronteggiare una condizione di crescente povertà.
Per questa ragione è assolutamente indispensabile estendere l’indennità di 1000 euro prevista dal decreto ai lavoratori autonomi e atipici e ai giornalisti freelance di tutti i settori della cultura, qualsiasi sia il fondo previdenziale a cui sono iscritti.
È anche necessario che le misure introdotte, compresa l’indennità di 1000 euro, proseguano per tutti i mesi necessari a fronteggiare gli effetti della pandemia.

Nel regolamento istitutivo del sistema di sostegno all’occupazione SURE, la Commissione Europea ha indicato chiaramente i lavoratori autonomi e i freelance tra coloro che devono beneficiare delle misure di emergenza per il sostegno all’occupazione e al reddito a livello nazionale, e il sistema SURE rimborsa agli stati membri i costi sostenuti per queste misure.

I LAVORATORI AUTONOMI E I GIORNALISTI FREELANCE DELLA CULTURA NON DEVONO ESSERE ABBANDONATI !

Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI)
Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI)

01 aprile 2020

EPIDEMIA, MINI-GUIDA SUI BONUS PER GIORNALISTI FREELANCE



CORONAVIRUS:
BONUS 600 EURO PER GIORNALISTI
(ALCUNI CHIARIMENTI)







Il Coordinamento precari e freelance e la Commissione regionale lavoro autonomo dell’Assostampa FVG informano:

E’ aperta fino al 30 aprile la possibilità per i giornalisti iscritti all’Inpgi 2 di richiedere il bonus di 600 euro stabilito dal governo, come sostegno al reddito in seguito all’epidemia di Coronavirus.
Su tale provvedimento è già stato scritto e detto molto, soprattutto in Rete. Ma molte sono ancora gli interrogativi dei colleghi, o su alcuni aspetti dubbi o su equivoci di interpretazione delle disposizionI.

Pensiamo di fare quindi una cosa utile pubblicando una mini-guida tecnica sul provvedimento e sulle modalità di presentazione della richiesta.

Di seguito, per punti:


1) Bonus di 600 euro e 500 euro: quali domande e quali differenze?

Due sono i provvedimenti sulla base dei quali i giornalisti iscritti all’Inpgi 2 possono chiedere rispettivamente un contributo una tantum di 600 e 500 euro. Ma va ricordato che si tratta di provvedimenti diversi, con procedure differenti e non sovrapponibili tra loro.

Il bonus di 600 euro è infatti finanziato da stanziamenti governativi, ai sensi dell’art 44 del Decreto interministeriale n. 18 del 28 marzo 2020, anche se lo “sportello erogatore” è l’Inpgi.
Scadenze di presentazione delle domande: dall’1 al 30 aprile 2020.

Il bonus di 500 euro
 è stato invece deciso autonomamente dall’Inpgi (assieme ad altri interventi) con analoghe finalità di sostegno, ma sulla base di condizioni e valutazioni diverse.  
Presentazione delle domande: dall’1 giugno 2020. Le domande presentate prima di tale data non saranno considerate valide !

Date le diversa scadenza di presentazione delle domande, limitiamoci qui ad esaminare solo gli aspetti concernenti il bonus di 600 euro.

Va ricordato però che le due domande non si escludono l’una con l’altra: se si soddisfano i requisiti previsti, si può avere titolo a richiedere entrambi i contributi !



2) Chi può chiedere, entro il 30 aprile, il contributo di 600 euro ex art 44 DL 18/2020 ?


Le condizioni sono indicate puntualmente nel modello di domanda:

- Se il richiedente dichiara:

• di aver conseguito, nell'anno 2018 (barrare una delle fattispecie):
a) un reddito complessivo non superiore a 35.000 euro;
  oppure, in alternativa,
b) un reddito complessivo compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro e di aver percepito, nel trimestre
gennaio-marzo 2020 compensi inferiori di almeno il 33% rispetto ai compensi percepiti nel trimestre gennaio-marzo 2019 ovvero di aver cessato la partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 31 marzo 2020:

Attenzione: le condizioni per poter accedere al contributo (alternative l’una dall’altra) sono: essere nelle circostanze previste o alla voce “a” o alla voce “b”. Non è cioè necessario soddisfarle entrambe !

Le altre condizioni da rispettare per poter chiedere il contributo sono indicate nei paragrafi successivi della domanda (a cui si rimanda per i dettagli):
• di non aver presentato analoga istanza altro ente previdenziale né di essere titolare di trattamento di pensione;
• di non essere già percettore delle indennità previste dagli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 96 del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18 (“CuraItalia” n.d.r.), né del reddito di cittadinanza (...omissis)
• di aver preso visione dell’Informativa sul trattamento dei dati personali (...omissis)
• e, come stabilito dal decreto, di essere in regola con i propri versamenti contributivi Inpgi 


3) Alla domanda vanno allegate certificazioni o altri documenti?

No: la domanda consta del solo modulo compilato e firmato, che vale come autocertificazione, e non serve allegare altro, oltre alla copia di un documento d’identità valido e (consigliabile, per ragioni procedurali) del Codice Fiscale (che nel caso della carta d’identità elettronica è già riportato nella stessa).
Sarà poi cura dell’Inpgi verificare i dati dichiarati nelle domande, chiedere chiarimenti o integrazioni (fermo restando che ciascun richiedente si rende responsabile anche sul piano penale di quanto eventualmente dichiarato difforme dalla realtà !)


4) Come va presenta la domanda?

Solo sul modulo appositamente predisposto dall’Inpgi. Questo è stato modificato in corso d’opera, e l’ultima versione, del 31 marzo, si trova qualche riga più sopra oppure al seguente link:
https://inpginotizie.it/wp-content/uploads/2020/03/DEF-modulo-richiesta-indennita-600-euro-emergenza-coronavirus-art-44-dl-18-2020-rivisto-GG-bis.pdf 


5) A chi va inviata la domanda compilata, con il documento d’identità?

Entro il 30 aprile, esclusivamente alla mail dedicata: Bonuscovid19@inpgi.it 
Non è previsto l’invio per PEC o ad altri indirizzi mail !

Avvertenza: causa l’elevato numero di domande in arrivo, è accaduto che il server di posta Inpgi finisca in blocco temporaneo. In tal caso ripetere l’invio più tardi, prendendo nota di quanto qui suggerimento degli uffici Inpgi: https://inpginotizie.it/bonus-600-euro-in-attesa-del-decreto-ministeriale-gia-pervenute-oltre-2-500-domande/
Ulteriori informazioni e su questo e altri provvedimenti previsti per i giornalisti causa l’emergenza Coronavirus presso i fiduciari Inpgi  e ai link web:

www.inpginotizie.it 
 
www.fnsi.it/ecco-come-e-quando-richiedere-il-bonus-di-600-euro-e-il-contributo-inpgi-di-500-euro

www.fnsi.it/covid19-dallinpgi-42-milioni-di-euro-in-favore-dei-giornalisti-lavoratori-autonomi  
 
www.fnsi.it/covid19-le-faq-per-i-giornalisti


Sperando di aver fatto cosa utile… Buon invio delle domande !


Coordinamento giornalisti precari e freelance

e
Commissione regionale lavoro autonomo
dell’Assostampa FVG

14 novembre 2013

IL LAVORO AUTONOMO UN ELEMENTO DEFLAGRANTE. ORA, DALLE ANALISI ALLE BUONE PRATICHE


Il contributo di Maurizio Bekar
per il Rapporto LSDI 2012
“Il Paese dei giornalisti”

Da "Il paese dei giornalisti", il rapporto 2012 di LSDI sulla professione giornalistica in Italia, presentato il 5 novembre 2013 a Roma, il contributo di Maurizio Bekar (freelance vicesegretario Assostampa FVG, consigliere nazionale e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi), sul lavoro autonomo.


Non è un segnale, ma un grido d’allarme
, e a pieni polmoni. Il rapporto di Lsdi sulla condizione della professione giornalistica in Italia, elaborato a partire dai dati ufficiali, fotografa di anno in anno una situazione sempre più drammatica. E oramai insostenibile per la maggior parte della categoria. Dai dati emerge infatti la crisi del settore e dei capisaldi tradizionali che lo reggevano (contratto, tutele, carriera, status, pensione…). E la costante crescita dei lavoratori autonomi, divenuti oggi il 60% dei giornalisti attivi, spesso sottopagati sotto la soglia dell’autosufficienza economica. Ma quando la retribuzione media degli autonomi varia dai 9.000 al 12.800 euro lordi l’anno (con spese, contributi e rischi a carico), e il 49% di questi ha un reddito inferiore ai 5.000 euro, questa oramai non è solo una condizione eticamente inaccettabile, o un’emergenza, ma un elemento deflagrante per la tenuta della professione.

Il rapporto di Lsdi evidenzia vari elementi critici: troppi giornalisti iscritti all’Ordine (di cui meno della metà risulta attiva), contrazione degli organici delle redazioni, caduta delle sicurezze lavorative e pensionistiche anche per i tradizionali “garantiti” (cioè i contrattualizzati a tempo indeterminato).

Ma l’elemento più deflagrante, oggi e in prospettiva, credo sia quello del lavoro autonomo (e anche quello “fittiziamente autonomo”, in riferimento alle tante posizioni che dovrebbero invece venir più correttamente inquadrate come dipendenti). E’ infatti intuitivo che se il 60% dei giornalisti attivi oggi costa agli editori infinitamente meno di un dipendente (dalle 5 alle 7 volte, rispetto alle sole retribuzioni lorde, e non ai costi aziendali complessivi di un dipendente), unitamente ai vantaggi dell’esternalizzazione dei costi di produzione e della possibilità di avere “mano libera” nei rapporti con i collaboratori, la strada per l’editore che punti solo a massimizzare i profitti è già chiaramente tracciata: il destino sarebbe quello dell’ulteriore contrazione delle redazioni stabili e degli assunti, con il parallelo aumento del lavoro autonomo sottopagato e senza diritti. 

Che tutto ciò sia un danno per gli autonomi è evidente. Ma la crescita del lavoro precarizzato e sottopagato è una minaccia anche per i contrattualizzati o aspiranti tali. Che, come già avviene, possono vedersi costretti dopo una crisi aziendale o la perdita del lavoro a riconvertirsi in freelance, in un mercato drogato dalla manodopera a basso costo e fortemente ricattabile per l’urgenza economica. E’ però anche evidente che il lavoro precarizzato e sottopagato, oltre che alla disperazione di chi lo subisce, non porta alla prospettiva di una pensione congrua, ma neppure ad apporti economici significativi per la stabilità degli enti di categoria (Inpgi e Casagit).

Per queste ragioni è necessario che il sindacato (in tutte le sue articolazioni, anche territoriali ed aziendali) in ogni rinnovo contrattuale e vertenza tratti con forza e in termini unitari in rappresentanza di tutti i lavoratori: contrattualizzati e collaboratori esterni. Partendo dal presupposto che il sistema dell’informazione è oramai formato in media per il 60% da collaboratori. E che, se non si riesce a trattare e imporre anche con la forza organizzata dei contrattualizzati tutele, diritti e retribuzioni congrue per gli esterni, alla fine le strutture sindacali si ridurranno a rappresentare di fatto solo i dipendenti, cioè solo il 40% del reale circuito produttivo, una percentuale oltretutto in calo. Con danni per i collaboratori, che sempre meno si potranno sentire rappresentati dal sindacato, e per la tenuta complessiva degli enti di categoria.

Una chiosa a questo punto è doverosa: è innegabile che le tendenze del mercato del lavoro vanno verso l’aumento del lavoro autonomo e alla contrazione di quello dipendente a tempo indeterminato. Senza volere rinunciare al corretto inquadramento dei rapporti di lavoro (puntando cioè al riconoscimento di posizioni da dipendente, ove ne sussistano le condizioni), è però altrettanto necessario non avere solo questo orizzonte, ma anche strategie flessibili, realiste e inclusive verso gli autonomi, al fine di “non lasciare nessuno indietro e senza tutele”.

E’ quindi indispensabile una battaglia per l’equo compenso degli autonomi (sia ai sensi della legge 233/2012 in materia, sia grazie ad accordi aziendali e tra le parti sociali). Un equo compenso che non può però essere solo caritativo e “ragionevole” (per gli editori), ma che tenga conto “della coerenza” (ovviamente quantificata in proporzione) con i trattamenti previsti per i dipendenti. Cioè esattamente quanto prevede la legge 233/2012 sull’equo compenso; e come analogamente prevede la riforma Fornero del mercato del lavoro per i trattamenti dei co.co.pro.

Ciò in coerenza con una tesi da sempre sostenuta dal movimento sindacale, e cioè che “a uguale lavoro, uguale paga”, e che pertanto il lavoro autonomo non può costare meno di quello dipendente. Anche perchè un lavoro autonomo più economico porterebbe ineluttabilmente alla progressiva diminuzione di quello dipendente, e alla conseguente perdita di peso e ruolo del contratto collettivo di categoria, con tutte le sue garanzie e tutele.

In questo scenario di crescente emergenza un ruolo rilevante lo ricopre anche l’Ordine. Di cui da tempo si parla della necessità di una profonda riforma. Senza entrare qui nel merito delle varie proposte ed aspetti tecnici, o anche di tesi abolizioniste, credo però che almeno un’idea-guida dovrebbe unire tutti, e trascinarsi poi dietro il resto. E cioè che l’Ordine dovrebbe rappresentare tutti quelli che esercitano effettivamente la professione, anche solo saltuariamente, ma in forma retribuita e con il pagamento dei contributi. Altrimenti si è di fronte a un hobby, a del volontariato, o all’espressione del proprio pensiero, ma non certo a una professione, che deve produrre un reddito.

In questo senso, rispetto al dato abnorme dei circa 112.000 iscritti all’Ordine, di cui solo 47.000  attivi e circa 50.000 che non versano alcun contributo all’Inpgi (e che quindi si suppone non esercitino alcuna attività) andrebbe fatta una radicale riforma, per ripulire dagli albi da chi non esercita attività retribuita, con il connesso pagamento dei contributi. L’Ordine dovrebbe cioè rispecchiare e rappresentare chi la professione la svolge effettivamente, riscontrando questo dato dalla dichiarazione dei redditi e non solo dal versamento annuale della quota d’iscrizione. Il tutto, a scanso di equivoci, affrontando parallelamente la questione delle migliaia di collaboratori sottopagati, per i quali una pura ammissione all’Ordine “per censo” si risolverebbe di fatto in una loro ulteriore ed ingiusta penalizzazione. Quasi che la responsabilità delle sottoretribuzioni gravitassero solo sulle loro spalle e scelte.

Per contro andrebbe perseguito con rigore chi esercita attività giornalistica senza essere iscritto all’Ordine e in regola con i versamenti Inpgi. E anche questa sarebbe una forma di tutela per migliaia di autonomi sottopagati, che oggi si trovano a fronteggiare la concorrenza di chi, campando primariamente di altre attività, può anche accettare condizioni che un professionista, che deve ricavarne un reddito e campare, non accetterebbe mai.

Credo perciò che sia urgente approfondire una riflessione, e non solo teorica, su quella chiave di volta del circuito produttivo giornalistico che oggi è il lavoro autonomo. Che non può  più essere un sinonimo di “lavoro precario e senza diritti”; né una variabile dipendente del lavoro contrattualizzato o la prima valvola di sfogo delle crisi aziendali. In questo senso il rapporto di Lsdi è un prezioso strumento di lavoro. Dunque usiamolo, facendo seguire all’analisi dei dati le buone pratiche. E facendo ciascuno di noi la propria parte.

 * Maurizio Bekar
  Coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi
consigliere nazionale Fnsi


L'intervento audio integrale di Maurizio Bekar al Rapporto LSDI (5/11/2013):


Una sintesi del rapporto LSDI, e il testo integrale, su: www.lsdi.it/2013/giornalisti-la-bolla-del-lavoro-autonomo/


L'intervento di Maurizio Bekar è anche sul sito web:
www.articolo21.info

07 novembre 2013

I FREELANCE SCRIVONO AL PAPA: "Dare dignità al lavoro senza contratto"


UNA LETTERA APERTA, FIRMATA DA 11 GIORNALISTI FREELANCE ITALIANI, E' STATA CONSEGNATA DA QUALCHE GIORNO AL PONTEFICE, PAPA FRANCESCO. 

Papa Francesco
Tema: le condizioni di sfruttamento e mancanza di tutele in cui versano in Italia la maggior parte dei giornalisti lavoratori autonomi. Che, secondo dati ufficiali, sono oggi il 60% di quelli attivi, a fronte di un 40% con contratti da dipendenti. 

Gli undici firmatari, rappresentativi di varie realtà regionali, sono membri della Commissione nazionale Lavoro autonomo della FNSI, e di altri organismi nazionali e regionali di categoria

Impegnati per l'attuazione della legge sull'equo compenso dei giornalisti non dipendenti, si appellano al Pontefice affinchè li aiuti “a far capire a tutti i cittadini e alle istituzioni, spesso sorde, che in Italia i giornalisti lavoratori autonomi sono in larga parte tutt'altro che dei privilegiati”, e che dev'essere rispettata la loro “dignità di lavoratori, che hanno diritto a un presente e a un futuro di vita personale”.

Il testo della lettera inviata al Pontefice:


 LETTERA APERTA
A Sua Santità, Papa Francesco

Santo Padre,

sappiamo che, rispetto ai gravi mali del mondo, noi che Le scriviamo non ci troviamo tra gli “ultimi” dell'umanità. E neppure tra i penultimi. Siamo, in effetti, fra tanti altri.

Siamo giornalisti, e la nostra “missione” è l’informazione: rendere pubblici i fatti che i cittadini hanno il diritto di conoscere. E perciò raccontiamo, malgrado tutto, ciò di cui siamo testimoni.

Diciamo “malgrado tutto”, perché la maggioranza dei giornalisti italiani appartiene alla fascia disagiata e precaria dei lavoratori autonomi. Ma i mezzi di comunicazione per cui lavoriamo non danno certo spazio e voce alle nostre istanze. Non riusciamo così a raccontare ai cittadini la gravità della nostra condizione lavorativa. Tanto che in molti credono che siamo una casta, che gode di privilegi ben al di sopra dello standard di vita medio della popolazione. 

Come giornalisti e cittadini abbiamo ascoltato le Sue recenti parole, forti e chiare, pronunciate il 22 settembre a Cagliari ma anche altrove, sulla dignità del lavoro e delle persone, sul dramma della disoccupazione e delle speranze disilluse. Perciò Le scriviamo affinché si sappia che noi siamo sì giornalisti, ma non i privilegiati a cui tanti pensano. 

Siamo lavoratori, con o senza Partita IVA, costretti dalla crisi a esercitare una “libera professione” che si trasforma in una prigione di stenti e difficoltà economiche, perché il nostro compenso viene deciso e imposto da altri.

Molti di noi, pur lavorando a tempo pieno e senza orari, non guadagnano neppure quanto serve per mantenersi; tanto che sono costretti a contare sulla solidarietà dei propri cari, nell'attesa di tempi migliori; che però non giungono. 

La maggior parte di noi vive nell'incertezza del presente e del futuro. E, a fronte dei pochi retribuiti con cifre dignitose e talvolta anche elevate, molti autonomi si vergognano persino di confessare quanto guadagnano, perché si sentirebbero sviliti nella dignità personale.

In questo lavoro ridotto a prigione sono rinchiuse la passione per il nostro mestiere, e anche parte dell’informazione e della libertà di stampa di questo Paese. Perché siamo noi “precari”, che scriviamo tanto di quello che si legge sui giornali, che si sente e vede in radio e tv, o nei mille canali del web. Noi parliamo degli altri, garantendo l’informazione per i cittadini, fatta delle piccole e grandi notizie che si susseguono quotidianamente.

Ma siamo alla mercé di un mercato che ha spesso portato i nostri compensi di lavoratori autonomi a livelli insufficienti per garantire una vita indipendente dalle famiglie di origine, e tantomeno a formarne di nuove. Non abbiamo le tutele di chi ha un contratto. Non abbiamo ferie pagate, né riposo settimanale, né copertura malattia né ammortizzatori sociali.

I giornalisti lavoratori autonomi sono pagati in media dai cinque ai quindici euro lordi per un articolo, che può richiedere anche varie ore di lavoro. E da questi importi vanno  detratte le spese e i contributi previdenziali. Ma non sono rare le retribuzioni anche inferiori, persino meno di un euro. Pochi spiccioli vengono riconosciuti per una fotografia, cifre irrisorie per girare e montare video. C'è addirittura chi ci chiede di scrivere gratis, in nome della “visibilità” assicurata dalla firma su un testo pubblicato, o per vedersi poi retribuire altri servizi, ma alle cifre prima indicate.

Santità, Padre Francesco, per queste ragioni rispettosamente Le chiediamo di aiutarci a far capire a tutti i cittadini e alle istituzioni, spesso sorde, che in Italia i giornalisti lavoratori autonomi sono in larga parte tutt'altro che dei privilegiati. Che chiediamo sia rispettata la nostra dignità di lavoratori, che hanno diritto a un presente e a un futuro di vita personale.

Perchè difendere la dignità della professione giornalistica, in tutte le forme in cui viene esercitata, è difendere anche la dignità e la libertà dell’informazione in questo Paese.


Maurizio Bekar (Trieste)
Saverio Paffumi (Milano)
Solen De Luca (Roma)
Antonio Armano (Milano)
Moira Di Mario (Roma)
Dario Fidora (Palermo)
Giovanni Ruotolo (Torino)
Susanna Bonfanti (Firenze)
Francesca Marruco (Perugia)
Laura Viggiano (Napoli)
Claudio Chiarani (Riva Del Garda)

giornalisti freelance, membri della 
Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi


IL COMMENTO DEI PRIMI FIRMATARI:

Santo Padre. Perché questa iniziativa? La risposta è semplice: perché a volte sembra che soltanto l’intervento divino o un miracolo vero e proprio potrebbe convincere gli editori e il Governo ad accogliere un principio semplice e basilare come quello di “equo compenso”, così come è espresso dall’art. 36 della Costituzione Italiana: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. 

Principio che si fonda, a sua volta, su un altro impegno fondamentale, stabilito dall’art. 3: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. 

La metafora di cui sopra è ironica, ma quanto mai rispettosa, perché non ci aspettiamo che Padre Francesco, con tutta l’umana sofferenza che esiste nel mondo, faccia il miracolo o interceda per noi nei confronti dell’Altissimo. Proprio per questo la lettera è “aperta” e vuole essere soprattutto un richiamo a quanti hanno potere sulle cose terrene, perché si impegnino a non insabbiare insieme alla legge sull’Equo Compenso, anche la speranza nella possibilità di ridare dignità al lavoro dei giornalisti senza contratto. Questi ultimi ormai sono la maggioranza dei giornalisti italiani attivi: almeno 6 su 10, secondo gli ultimi dati a disposizione.


LA LETTERA IN VERSIONE AUDIO




22 maggio 2013

I NOSTRI CANDIDATI ALL'ODG: MAURIZIO BEKAR (professionisti)



ELEZIONI ORDINE DEI GIORNALISTI
del Friuli Venezia Giulia
(ballottaggio del 26 maggio 2013)

PER SOSTENERE IL CAMBIAMENTO
NELLA PROFESSIONE

VAI A VOTARE E VOTA: 


PER IL CONSIGLIO REGIONALE DELL'ORDINE
 

CONSIGLIERI PROFESSIONISTI
(scheda verde)

MAURIZIO BEKAR



Maurizio Bekar, professionista, da sempre freelance. Ha lavorato, dalla metà anni '80, con radio, tv, quotidiani e periodici regionali, nazionali e della Slovenia. Dal 2000 opera prevalentemente come addetto stampa e su web.

Fondatore nel 2007 e co-portavoce del Coordinamento giornalisti precari e freelance del FVG; dal 2009 vicesegretario dell'Assostampa FVG; dal 2010 coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi. 


Ha collaborato alla stesura ed approvazione della Carta di Firenze per la tutela dei diritti di freelance e precari, partecipato e promosso campagne per la legge sull'equo compenso, e lavorato sull'elaborazione al Senato di emendamenti migliorativi al testo, poi in larga parte approvati. Copromotore del primo esposto collettivo all'Ordine del FVG ai sensi della Carta di Firenze, ora in attesa di esame.

Dal 1976 ha collaborato con le prime radio private di Trieste e negli anni '80 come operatore culturale del settore musicale ed artistico.

Dal 1991 al 2007 ha lavorato per Radio e Tv Capodistria come giornalista corrispondente da Trieste e con programmi d'approfondimento in studio. Dalla seconda metà degli anni '80 ha collaborato con più media regionali (tra i quali, oltre a varie radio, Il Piccolo, Il Mercatino, programmi Rai FVG, il Primorske Novice di Capodistria), particolarmente nel settore culturale e della collaborazione transfrontaliera, e con alcune testate nazionali seguendo principalmente l'evoluzione della crisi jugoslava.

Dal 2000 ha curato vari uffici stampa nei settori culturale (tra il quali il Festival del Cinema Latino Americano di Trieste, Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, e varie associazioni, gruppi teatrali ed artistici) e naturalistico (Giardino botanico Carsiana, Grotta Le Torri di Slivia, cooperativa Curiosi di natura...).

Dal 2011 coordina, con alcuni freelance di tutta Italia, la comunità web nazionale “Giornalisti freelance – Freelance 2.0” e la sua pagina Facebook. 


L'ORDINE CHE VORREI, L'ORDINE CHE VOTERÒ

(di Maurizio Bekar)


Domenica 26 maggio (Trieste e Udine, dalle ore 10 alle 18) si vota per il ballottaggio dei candidati all'Ordine dei giornalisti

Ed ho alcuni pensieri. Che scrissi un po' di giorni fa, pensando in realtà alle elezioni dell'Ordine in tutta Italia. Ma che credo restino nella loro essenza dei principi guida validi sempre ed ovunque. E che quindi ripropongo quasi integralmente anche qui. Eccoli:  


L'ORDINE CHE VORREI E': 


- Un Ordine rappresentato da chi esercita davvero la professione: non da medici, avvocati, funzionari e insegnanti che solo ogni tanto (e più di qualche volta solo molti anni fa) hanno scritto qualche articolo (spero almeno retribuito), fregiandosi poi a vita del titolo di “giornalista”.

- Un Ordine in cui sia equamente rappresentata tutta la professione: e innanzitutto i precari, i freelance, gli autonomi (sia quelli “veri”, sia quelli che in realtà dovrebbero venir assunti dagli editori come dipendenti). Perchè questi sono oramai la maggioranza della professione viva, ma quasi sempre solo un'infima minoranza negli organismi dirigenti della categoria

- Un Ordine in cui anche i pubblicisti che esercitano a tempo pieno la professione (retribuita) possano davvero accedere all'esame per professionisti, e non restarne invece di fatto esclusi

- Un Ordine non segnato da divisioni tra correnti, tra contrattualizzati e autonomi, tra pensionati ed “attivi”, ma dal confronto sui problemi vivi della professione e dalla SOLIDARIETA' di tutta la categoria

- Un Ordine che, per restituire diritti e tutele a oggi chi non li ha, si batta ovunque per la piena e corretta applicazione della legge sull'equo compenso e della Carta di Firenze. Da intendere non come strumenti di lotta e contrapposizione tra “garantiti e non”, ma di giustizia, di tutela del diritto e di SOLIDARIETA' PER TUTTA LA CATEGORIA

- Un Ordine in cui non si ragioni per “cordate”, ma si valorizzi il merito, la competenza, la credibilità del lavoro svolto per la categoria e per la tutela dei diritti e della qualità dell'informazione

- Un Ordine riformato, più snello ed efficace, e soprattutto più adeguato alla realtà odierna della professione (e non l'hobby) del fare informazione. Che è oggi molto diversa da quella prevista dalla vecchia legge istitutiva del 1963

- Un Ordine che serva a far rispettare le regole e la deontologia, a tutela dei colleghi che fanno con coscienza il loro mestiere, e del diritto dei cittadini ad essere sempre correttamente informati

Queste e molte altre cose vorrei... Per questo...



L'ORDINE CHE VOTERO' IL 26 MAGGIO:


- sarà quello dei candidati che credibilmente incarneranno questi principi, e la cui storia personale è garanzia di quanto affermano nella campagna elettorale

- Il voto sarà anche agevolato dal fatto che per le elezioni dell'Ordine non esistono "liste bloccate", ma si può votare per chi si preferisce, quindi anche per i candidati di “liste” diverse, o non esprimere necessariamente tutte le preferenze suii candidati in lista

IO VORREI CHE DA QUESTE ELEZIONI DELL'ORDINE ESCA UN SEGNALE DI FORTE CREDIBILITÀ E DI FORTE RINNOVAMENTO DELLA NOSTRA PROFESSIONE.

Un segnale della coscienza dei problemi e della volontà e capacità di risolverli.

Per questo io domenica voterò, secondo coscienza, per DARE UN CONTRIBUTO ALL'ORDINE CHE VORREI ... 

E, per farlo, bisogna innanzitutto andare a votare. Senza delegare, con la propria assenza, le proprie scelte ad altri...


(Maurizio Bekar)


TUTTI I CANDIDATI SUGGERITI DAL COORDINAMENTO PRECARI E FREELANCE
PER IL CONSIGLIO REGIONALE DELL'ORDINE DEL FVG: (>> v. presentazione candidati)

CONSIGLIERI PROFESSIONISTI (scheda verde):
BREDA PAHOR 
PIETRO TREBICIANI
MATTIA ASSANDRI
CRISTINA VISINTINI
MAURIZIO BEKAR
(I nomi sono prestampati sulla scheda in quest'ordine. 
Non esprimete più di 5 preferenze, con una croce a fianco del nome, o la scheda verrà annullata)

REVISORI DEI CONTI (PROFESSIONISTI) (scheda verde):  
MATTIA ASSANDRI
(nome prestampato sulla scheda. Non esprimete più di 1 preferenza, con una croce a fianco del nome, o la scheda verrà annullata)

CONSIGLIERI PUBBLICISTI (scheda gialla):  
FABIO FOLISI
(nome prestampato sulla scheda. Non esprimete più di 2 preferenze, con una croce a fianco del nome, o la scheda verrà annullata)