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30 giugno 2024

ESISTE LA PROFESSIONE “GIORNALISMO”? OPPURE… La sconsolata risposta a una collega

"... dobbiamo diventare tutti influencer, youtuber prima che arrivi l’intelligenza artificiale e ci spazzi via tutti?"

Avevamo rilanciato dalla pagina Facebook "Giornalisti freelance" la testimonianza "UN "NUOVO GIORNALISMO"?, con delle amare riflessioni e richieste di una ex tirocinante, poi divenuta freelance ma senza soddisfazioni né prospettive. 

Il testo, ripubblicato anche dalla nostra newsletter, ha ricevuto in risposta una riflessione, altrettanto amara, da parte di un collega, che pubblichiamo di seguito in forma anonima.

Buongiorno,

ho letto con molto interesse la testimonianza e, devo dire, che mi sono rivisto in molteplici situazioni.

Posso solo esprimere vicinanza, comprensione, solidarietà e condivisione a chi ha scritto quel testo, condivisione che poco aiuta ma che evidenzia il problema.

Un testo che definirei non uno sfogo ma una attenta descrizione di una realtà che esiste, che molti non conoscono e che, purtroppo molti non vogliono conoscere.

I giornalisti oggi e, in particolare i freelance come il sottoscritto, si trovano nella condizione di confrontarsi con un contesto professionale a dir poco incredibile. Sì, direi che la definizione corretta è proprio “incredibile”, poiché non si può credere alle tantissime difficoltà alle quali siamo sottoposti, all’essere in molti persone che possono vantare curriculum eccellenti, titoli di studio, esperienze, capacità e conoscenze aggiornate e tanto altro ancora, frutto di fatiche personali e personalissime, di sacrifici personali e personalissimi, di rinunce e poi, vedersi catapultati, semplicemente, nel niente fatto di silenzio. Sì, è incredibile portare servizi giornalistici e vederseli ignorare completamente, non essere presi in considerazione, trascurati al punto tale da divenire invisibili.

E, nel frattempo, fare parte di una categoria estremamente criticata dal contesto sociale e diventare oggetto di apparente benessere e grande soddisfazione personale.

Bisogna provare la sensazione di sentirsi buttati via per comprendere la “grande soddisfazione personale”.

Niente da fare nelle testate affermate e, allora, si cade nella rete del microscopico, con editori improvvisati, con promesse che si trasformano in dipendenze di umilianti aspettative fino al punto di lasciare e dedicarsi alla professione completamente autonoma che più autonoma non può essere: i blog e tutto ciò che l’on line può offrire, ovviamente, gratis.

Libertà di stampa? Certo ma la libertà passa anche attraverso il lavoro, quello vero, quello espresso in modo deciso nell’art. 1 della Costituzione e ripreso poi in altri passi della Carta. Il lavoro retribuito, che rende l’uomo, e non il cittadino, degno, rispettato, orgoglioso e… libero.

E tutto questo senza parlare delle pressioni che continuamente arrivano da ogni dove.

Dai giornalisti oggi si vuole professionalità, sacrificio, fedeltà, appartenenza e tanto altro. Ma, per cosa?Con quale spirito possiamo affrontare i tanti corsi che sosteniamo quando poi, alla fine, non possiamo confrontarci con il nostro lavoro?

Possiamo vivere di niente?

Possiamo almeno criticare quello che accade intorno a noi?

Possiamo continuare così?

E, infine, esiste ancora una professione che si chiama “giornalismo” oppure dobbiamo diventare tutti influencer, youtuber prima che arrivi l’intelligenza artificiale e ci spazzi via tutti?

Uno sconsolato saluto.

(Giugno 2024)


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15 giugno 2024

UN "NUOVO GIORNALISMO"? Amare riflessioni e richieste di una ex tirocinante, poi freelance

Rilanciamo (dalla pagina FB "Giornalisti freelance") la testimonianza, con delle amare riflessioni e proposte di una collega giornalista autonoma, ex tirocinante. E' stata pubblicata in forma anonima, per tutelare la collega e le sue future possibilità di lavoro con le redazioni.

UN "NUOVO" GIORNALISMO?

Attualmente in Italia si sta parlando molto di censura e strumentalizzazione dell’informazione.

Non è estraneo a queste argomentazioni neanche il mondo stesso del giornalismo che ormai del suo originario significato ha salvato ben poco.

Iniziando con i milioni di comunicati stampa da ogni dove, che rendono le testate un vero e proprio spazio pubblicitario e di marketing (oltre a divenire asettiche e politicizzanti). Ironico appare poi il tentativo automatico da parte del direttore o della giunta comunale di etichettare politicamente un giornalista che tenta di fare il suo lavoro nel modo più oggettivo possibile. Negli articoli, alcune parole o frasi più delicate vengono fatte rimuovere perché ‘non si sa mai’. Già così è difficile contattare qualcuno (es. i permessi delle aziende sanitarie regionali per intervistare qualcuno o i vari intermediari prima di raggiungere il politico di turno): se osi dire qualcosa che non sia in linea con il tuo intervistatore non ti contatta più; se osi dire qualcosa che non sia in linea con il tuo direttore non scrivi più; se osi dire troppo, beh, non fai più e basta.

I tirocini vengono spesso retribuiti al minimo. Il problema di trovare dei fondi, soprattutto per le testate piccole, è certamente reale. Ma quando un giornalista scrive dai quattro ai sette articoli al giorno, non comunicati stampa, e si ritrova con 300 euro al mese, anche dopo la fine del tirocinio, allora qualcosa non va. Quando svariati giornalisti e pubblicisti arrivano ad andare in esaurimento nervoso dopo essere stati trattati come degli stracci, ci si rende conto che non è un mondo salutare.

Allora molti decidono di optare per il lavoro autonomo, il cosiddetto ‘freelancer’.

Le testate più ampie non leggono neppure le mail e bisogna chiamarle una ventina di volte per una proposta d’ articolo. Solo 1 su 5 risponde. Spesso chi risponde comunica che ha una redazione chiusa. Un gran peccato perché sarebbe importante garantire un’apertura almeno in caso di articoli di particolare interesse.

Così non resta che contattare le testate locali, che troppo spesso fanno lavorare senza contratto, e alle quali bisogna chiedere di ricordarsi di pubblicare l’articolo. Ricordarsi di pubblicare un articolo. “E un giorno, il redattore decide autonomamente di non farti lavorare più. Scrivendoti che non c’è più bisogno della collaborazione? No, bloccandoti su whatsapp. Bloccandoti su whatsapp.”

"Sono senza parole e cerco di capire dove ho sbagliato.

Allora contatto un’altra redazione dove inizio una collaborazione in prova. Anche qui viene fuori il problema economico. Gli articoli vengono pubblicati dopo molte settimane. Questa volta, invece di andare in paranoia e farmi mille sensi di colpa, decido di affrontare la situazione di petto e chiedere spiegazioni.

Mi vengono fatte le loro scuse, ammettendo che ‘si sono dimenticati’ dei miei articoli e mi dicono di scrivere loro ogni tanto per ricordare di pubblicarli.

Va bene. Lo faccio.

Poi, però, gli articoli non vengono proprio più pubblicati. Riscrivo. Non mi rispondono. Ma come? Mi avevate detto che gli articoli erano buoni! Dove ho sbagliato?

Mi ritrovo a sentirmi in una situazione che mi ricorda tanto i piccoli abusi tossici, così sottili che ti fanno venire il dubbio di essere tu il problema. Forse ho scritto troppo? Forse troppo poco?

Senza lamentele o piagnistei.

Stavolta no.

Non è mia la colpa."

Questo tipo di situazioni sono ben note nell’ambiente. Il silenzio che le circonda, però, non è né etico né professionale. Chi continua a scrivere, nonostante tutto, lo fa perché crede veramente nel potere dell’informazione democratica e nella possibilità di creare riflessione nei lettori. Pagare 10 euro un articolo, non considerare professione da tutelare il reporter di guerra, non rispettare e non considerare allo stesso livello il lavoratore autonomo non sono cose accettabili.

Chiediamo quindi, all’Odg e all’Assostampa, effettiva tutela per i freelancer, maggior controllo nelle redazioni e la possibilità di venire incontro a chi di questo lavoro non riesce a vivere. E siamo in molti.

Chiediamo per questo la possibilità di poter pagare INPGI e ODG in proporzione al reddito o all’ISEE conseguita.

Essere tenuti a dover pagare entrambi più di 300 euro all’anno per un guadagno netto alle volte pari a 100 (!) annuali non è ammissibile. Ci sono giornalisti e pubblicisti validi che si sono tolti dall’Ordine per ragioni sopra citate.

Si chiede, in conclusione, considerazione e rispetto di diritti, e doveri, che dovrebbero essere fondanti in questa professione che dovrebbe far prevalere onestà, trasparenza e qualità rispetto alla quantità e all’elitarietà.

(Maggio 2024 - Da: giornalistifreelance)

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08 giugno 2024

La CLAN-FNSI approva le LINEE GUIDA sul LAVORO AUTONOMO per il 2024-2027. IL DOCUMENTO

La CLAN (Commissione Nazionale Lavoro Autonomo) della FNSI ha approvato le linee guida per il suo mandato 2024-2027. Precarietà, stabilizzazioni, dignità, equo compenso, welfare... Di seguito il documento integrale.

PROPOSTA DI LINEE GUIDA PER CLAN E ASSEMBLEA AUTONOMI FNSI

Roma, 5 giugno 2024

La Commissione Nazionale Lavoro Autonomo della Fnsi, in avvio del suo mandato 2024-2027, in coerenza con i deliberati congressuali Fnsi sul tema, considerato che il panorama editoriale globale del XXI secolo continua a mutare velocemente anche alla luce delle recenti innovazioni tecnologiche e dell'Intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico, e al fine di garantire pari diritti e pari dignità dei liberi professionisti rispetto al mondo del lavoro dipendente, si impegna a promuovere queste politiche di intervento:

- OCCUPAZIONE E CONTRASTO ALLA PRECARIETÀ: i numeri sul lavoro autonomo dei giornalisti sono impietosi, nel 2023 il reddito medio dei co.co.co. puri è di 8.039 euro, mentre quello dei liberi professionisti nel 2022 il reddito medio è stato di 14.007 euro. Serve sviluppare politiche e norme stringenti che contrastino la precarietà, lo sfruttamento del lavoro autonomo, dei co.co.co. e delle false partite Iva che dissimulano lavoro dipendente.
Vanno sollecitati controlli da parte degli enti preposti nelle aziende che sfruttano il lavoro autonomo. Sul tema va aperto un dialogo con la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia e con il Comitato nazionale per la prevenzione e il contrasto del lavoro sommerso.

- CONTRATTI COLLETTIVI, STABILIZZAZIONI E CO.CO.CO.: si devono ampliare le tutele del lavoro non dipendente (compreso quello negli uffici stampa). Va intrapreso un dialogo con gli editori sulle stabilizzazioni dei collaboratori che possono essere inquadrati come lavoratori dipendenti. In quest'ottica è fondamentale definire all'interno del contratto le nuove figure professionali che si vanno definendo all'interno delle redazioni (social media manager, fact checker e così via). Vanno superati i co.co.co., che nella maggior parte delle redazioni vengono utilizzati come dei lavoratori dipendenti con costi inferiori e senza le garanzie dei contratti collettivi. Sono necessari, inoltre, interventi per contrastare l'utilizzo di lavoratori pensionati nelle redazioni, anche sollecitando interventi legislativi, come anche adeguate regole e vigilanza a tutela delle nuove competenze redazionali online.

- EQUO COMPENSO: il sindacato deve parallelamente puntare alla tutela del lavoro autonomo (sia quello per scelta, sia quello in attesa di stabilizzazione) tramite l’attuazione delle leggi sull’equo compenso (233/2012 e 49/2023) e per la liquidazione giudiziale dei compensi anche per i giornalisti (L 27/2012) per la quale il sindacato ha già elaborato una proposta che è stata già acquisita dal CNOG.

- INTELLIGENZA ARTIFICIALE: La conoscenza e l'operatività sull'uso degli applicativi di intelligenza artificiale possono essere competenze del giornalista libero professionista. I colleghi devono saper valorizzare questa nuova risorsa come parte della professione e la stessa deve essere adeguatamente considerata e non strumentalizzata. Il sindacato dei giornalisti deve impegnarsi a chiedere di regolamentare l'adozione di questa tecnologia da parte delle aziende editoriali, per evitare che venga impiegata per sostituire i giornalisti nel loro lavoro.

- AUTOIMPRENDITORIALITÀ: La Clan vuole essere interprete di una nuova cultura e di una nuova proposizione della professione giornalistica esercitata in autonomia. Con questo obiettivo si impegnerà per sviluppare azioni necessarie al riconoscimento del rischio d’impresa. La Clan punta a essere punto di riferimento per i giornalisti liberi professionisti attraverso attività che possano favorire l’informazione e la formazione dei colleghi che vogliano intraprendere il percorso auto imprenditoriale, ma anche creare startup e nuove forme di aggregazione professionale per interpretare in modo innovativo questo lavoro.

- MULTIPIATTAFORMA: non è tollerabile il riutilizzo dei contenuti senza un'adeguata retribuzione, è necessario lavorare anche su un equo compenso per i giornalisti quando gli articoli vengono riutilizzati su qualsiasi tipo di piattaforma.

- CONTRIBUTI PUBBLICI: per il rispetto dei pagamenti ai giornalisti lavoratori autonomi va chiesto con voce ferma al Governo, attraverso una modifica della normativa vigente, di agire sulle aziende che prendono contributi pubblici, nonché eventuali altri benefici pubblici, penalizzando chi non paga secondo i tempi previsti dalla legge.

- CARTA DI FIRENZE: Va data attuazione alla “Carta di Firenze”, stimolando una verifica ed eventuale aggiornamento delle procedure. Va attivato in forma paritetica tra Ordine e Fnsi, come da art. 3 della Carta, l’Osservatorio permanente sulle condizioni professionali dei giornalisti.

WELFARE, ASSISTENZA E INPGI – Servono:
- Un sistema strutturato di garanzie, assistenza e consulenze (legale, fiscale, imprenditoriale, formazione, aggiornamento) che passi anche dalla continuità nel sostegno degli uffici di corrispondenza Inpgi sui territori, e alle Assostampa che questi servizi erogano
- Al contempo la CLAN auspica un allargamento del welfare e migliori politiche di protezione per il reddito dei giornalisti libero professionisti, rendendosi sul punto disponibile ad un confronto immediato con il nuovo Cda INPGI di prossimo insediamento, anche al fine d’individuare nuove forme di sostegno economico agli autonomi.

ASSISTENZA E CONVENZIONI – Sulla scorta di quanto già alcune Assostampa regionali stanno introducendo, bisogna predisporre per tutti i giornalisti libero professionisti un sistema di garanzie, assistenza e consulenze (legale, fiscale, imprenditoriale, di assistenza alla auto-imprenditorialità, di aggiornamento). Si ritiene, inoltre, necessario promuovere e incentivare convenzioni permanenti a tariffe agevolate relativamente a dotazioni e strumentazioni tecnologiche professionali (Licenze Sw, devices audio/video/foto, pc, etc.), spazi attrezzati (anche di co-working), abbonamenti a banche dati, agenzie, libri, testate.

RAPPRESENTANZA, VERTENZE, CAUSE LEGALI. Per una maggiore rappresentatività e incisività, il coinvolgimento attivo dei Giornalisti libero professionisti va sostenuto e agevolato a ogni livello: aziendale, regionale e nazionale, e deve riflettersi anche negli organismi dirigenti degli altri organismi di categoria.
Va inoltre proseguito e rafforzato il sostegno alle vertenze dei giornalisti libero professionisti.
Vanno favorite iniziative per garantire la tutela legale dei collaboratori dei giornali, troppo spesso abbandonati e costretti a pagare per le denunce temerarie, soprattutto alla luce delle recenti approvazioni in sede Ue del Media Freedom Act e della direttiva Anti-Slapp. È auspicabile la creazione di un apposito fondo derivante da percentuale obbligatoria per legge a carico della committenza.

LIBERTÀ DI STAMPA. Di fronte a qualsiasi tentativo di imbavagliare i giornalisti va difeso con tutte le forze il diritto di informare e quello dei cittadini a essere informati

- ORGANIZZAZIONE Inoltre, nel rispetto dello Statuto, del Regolamento e dei deliberati congressuali FNSI:
- Va rilanciato e potenziato il ruolo delle Commissioni regionali e nazionale, e dell’Assemblea nazionale del lavoro autonomo, quali centri di elaborazione di proposte e di iniziative. Ma anche - ove possibile - di sperimentazioni di nuove forme di aggregazione (quali assemblee aperte, forum su Web e altro), tese a coinvolgere attivamente anche i molti colleghi non dipendenti finora esterni ed estranei al Sindacato
- Va favorita e perseguita la massima partecipazione interna, nei vari contesti, anche tra CLAN, Assemblea nazionale e Commissioni regionali, puntando anche su incontri e dibattiti on line (quali mailing list, forum o gruppi mirati), per aggiornamenti, favorire il dibattito, lo sviluppo di nuove idee e proposte, e per una diffusa crescita comune

INFINE

Va rilanciato e potenziato il ruolo delle Commissioni regionali e nazionale, e dell’Assemblea nazionale del lavoro autonomo, quali centri di elaborazione di proposte e di iniziative. Va favorita e perseguita la massima partecipazione interna, nei vari contesti, anche tra Clan, Assemblea nazionale e Commissioni regionali, puntando anche su incontri e dibattiti on line (quali mailing list, forum o gruppi mirati), per aggiornamenti, favorire il confronto, lo sviluppo di nuove idee e proposte, e per una diffusa crescita comune. Vanno messe in atto tutte le iniziative possibili tese a coinvolgere attivamente anche i molti colleghi non dipendenti finora esterni ed estranei al Sindacato.


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Coordinamento giornalisti precari e freelance
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07 maggio 2023

DOVE VANNO GLI AUTONOMI? Incontro ON LINE: MERCOLEDÌ 10 MAGGIO (ore 20.30-22)

Coordinamento giornalisti precari e freelance
dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia

DOVE VANNO GLI AUTONOMI?
INCONTRO ON LINE:
MERCOLEDÌ 10 MAGGIO
(ore 20.30 - 22.00)


Mercoledì 10 maggio, dalle 20.30 alle 22.00, incontro on line di aggiornamento e confronto sulle problematiche dei giornalisti non dipendenti, promosso dal  Coordinamento precari e freelance dell’Assostampa FVG.

L’incontro è aperto a tutti gli interessati del Friuli Venezia Giulia, iscritti e non iscritti al sindacato.

Temi della riunione: un’informativa su ciò che si sta muovendo (o meno) sul lavoro autonomo, dopo il congresso Fnsi di Riccione, dopo l’approvazione della “legge Meloni” sull’equo compenso per i lavoratori autonomi, la riforma dell’Inpgi e le sue ricadute. E la riforma del regolamento della Fnsi sulla rappresentanza degli autonomi a livello regionale e nazionale (ampliandone il ruolo, ed estendendo l’elettorato anche a chi svolge “prevalentemente” - e non più solo “esclusivamente” – il lavoro giornalistico autonomo).

A prescindere dalle elezioni per il rinnovo dell’Assostampa FVG (in programma il 14 e il 15 maggio), si apre ore una fase in cui, se gli autonomi vogliono avere un ruolo attivo e significativo sui temi che li riguardano, bisogna non solo rinnovarne le rappresentanze, ma soprattutto riavviare collaborazioni ed iniziative, regionali e nazionali, su temi come l’equo compenso, la Carta di Firenze ed altri, di cui abbiamo parlato tante (e forse troppe...) volte.


Ora è il momento per chiarirsi, per un riavvio di iniziative sul tema

La riunione sarà condotta da Maurizio Bekar e Lorenzo Mansutti, del Coordinamento precari e freelance del FVG, con incarichi svolti anche a livello nazionale nella Fnsi.

Per partecipare all’incontro on line inviare una richiesta a precari.freelance@assostampafvg.it e si riceverà il link per connettersi.

Tutti sono invitati a sensibilizzare i colleghi/e ritenuti interessati/e, sollecitandoli ad inviare una richiesta di partecipazione. 

Per eventuali necessità, contattateci: precari.freelance@assostampafvg.it

Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia

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28 gennaio 2023

MERCOLEDI' 1 FEBBRAIO (ore 20.30) TELE-ASSEMBLEA GIORNALISTI AUTONOMI FVG, on line

Commissione regionale lavoro autonomo
Coordinamento giornalisti precari e freelance
dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia

GIORNALISTI AUTONOMI E FREELANCE DEL FVG
TELE-ASSEMBLEA REGIONALE ON LINE
MERCOLEDI’ 1 FEBBRAIO (ore 20.30-22 ca.)


La Commissione regionale lavoro autonomo e il Coordinamento giornalisti precari e freelance dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia organizzano un'assemblea regionale in teleconferenza per mercoledì 1 febbraio, dalle ore 20.30 alle 22.00 circa.

Temi dell’incontro le priorità dei giornalisti non dipendenti, verso e dopo il congresso della Fnsi (Riccione 14-16 febbraio): dall'assenza dell'equo compenso, all'attuazione della Carta di Firenze, dal welfare, ai contratti, dalla rappresentanza al ruolo del lavoro autonomo nelle redazioni e negli organismi di categoria. 

L'incontro servirà anche per un bilancio di fine mandato e per valutare il da farsi dopo il congresso Fnsi, anche alla luce della proposta di mozione congressuale sul lavoro non dipendente elaborata dalla Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi >> v. testo <<

All'incontro interverranno: Maurizio Bekar e Lorenzo Mansutti, rispettivamente Coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi e della Commissione Regionale dell'Assostampa.
  
La riunione è aperta a tutti i giornalisti lavoratori autonomi, sottoccupati e disoccupati del Friuli Venezia Giulia, anche non iscritti al sindacato, e a tutti gli interessati

Per poter partecipare all’incontro on line inviare una richiesta a precari.freelance@assostampafvg.it e si riceverà il link per connettersi alla teleconferenza.

Tutti sono invitati a sensibilizzare i colleghi/e ritenuti interessati/e, sollecitandoli ad inviare una richiesta di partecipazione. 

Per ogni ogni necessità o informazione, contattateci: precari.freelance@assostampafvg.it

Commissione regionale lavoro autonomo dell’Assostampa FVG
Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia

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01 luglio 2022

EQUO COMPENSO AI GIORNALISTI AUTONOMI: MOBILITAZIONE (mozione unanime FNSI, 30/06/2022)

Il Consiglio nazionale Fnsi approva all'unanimità:
attuare l'equo compenso per i giornalisti autonomi,
organizzare una mobilitazione della categoria

Giornalisti, 10 anni senza equo compenso
Mobilitazione in difesa dell’informazione
contro la precarizzazione dell’articolo 21


Il Consiglio nazionale della Fnsi, riunitosi a Roma il 30 giugno 2022, 

richiama il documento sul lavoro autonomo approvato al XVIII Congresso FNSI di Levico Terme del 2019, che ha indicato come obiettivi urgenti e prioritari da affrontare per il lavoro non dipendente: l’emanazione da parte del Ministero della Giustizia dei parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi ex legge 27/2012, definiti come “Equo compenso” dalla legge 172/2017; l’emersione del “falso lavoro autonomo” e la sua inclusione nel Ccnlg, contrastando la precarizzazione attraverso l’attuazione della legge 233/2012, che impone la coerenza retributiva tra lavoro autonomo e subordinato;

denuncia il perdurare di gravi storture nel sistema dell’informazione, che si regge sempre più sul lavoro povero e senza diritti, tanto da rendere precari i principi stessi di libertà di stampa, pur garantiti dall’art. 21 della Costituzione;

denuncia infatti che, nonostante i ripetuti richiami, a dieci anni dall’entrata in vigore sia della legge 27/2012, concernente i compensi adeguati e decorosi di tutte le prestazioni di lavoro autonomo, sia della legge 233/2012, che aggiunge l’obbligo della coerenza dei compensi tra subordinati e non subordinati per le prestazioni rese nelle testate giornalistiche, i giornalisti siano l’unica professione ordinistica per la quale non è stata data applicazione alle tutele vigenti per l’equo compenso del lavoro autonomo;

denuncia che entrambi i dicasteri (Giustizia e Presidenza del Consiglio) sono nelle condizioni e in possesso di tutti gli elementi per poter dare adempimento alle due norme, mentre invece non concludono i procedimenti con i dovuti provvedimenti;

Il CN impegna pertanto la Segreteria e la Giunta esecutiva Fnsi ad un rapido e deciso intervento affinché venga intimato al Governo l’adempimento delle norme vigenti sull’Equo compenso per i giornalisti non dipendenti, attraverso:

- l’immediata emanazione da parte del Ministero della Giustizia del decreto con i parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi dei giornalisti, previsti dalla L. 27/2012, essendo ad oggi l’unica categoria professionale per la quale questi non sono mai stati emanati, e non risultando applicabili per analogia quelli di altre professioni; 

- l’immediata adozione dei provvedimenti previsti dalla L. 233/2012, con la corretta identificazione dei parametri dell’equo compenso per i giornalisti non dipendenti, che tenga conto della coerenza tra le retribuzioni dei subordinati e degli autonomi nelle singole testate;

- l’applicazione delle sanzioni previste legge 233/2012, sospendendo l'erogazione di contributi e di altri benefici pubblici in favore degli editori che non applichino l'equo compenso.

Il CN impegna altresì la Segreteria la Giunta esecutiva

ad assumere tutte le opportune forme di pressione, lotta e manifestazione pubblica contro le inadempienze del Governo sull’Equo Compenso, e ad organizzare una mobilitazione generale della categoria contro la precarizzazione dell’articolo 21 della Costituzione, a partire dallo sfruttamento derivante  dalla cronica disparità di trattamento tra giornalisti e attraverso l’uso illegittimo di finti rapporti di lavoro autonomo.

(mozione Fnsi approvata all'unanimità, Roma, 30 giugno 2022)


Coordinamento giornalisti precari e freelance
e Commissione regionale lavoro autonomo
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09 giugno 2022

EQUO COMPENSO IN INIQUA INFORMAZIONE, di Vincenzo Vita* (da Il Manifesto, 8 giugno 2022)


Uno scandalo tra gli scandali: la mancata applicazione della legge n. 233 del 31 dicembre 2012, quella sull’equo compenso nel settore giornalistico. 

Si tratta di un buco nero della vita italiana, di cui ben poco si parla, perché gli editori sono i primi a voler eludere la realtà dei fatti, in quanto i maggiori responsabili del misfatto. 

Due brevi cenni di storia. 

Dopo un lungo tira e molla parlamentare, un parere negativo dell’allora ministra del lavoro Elsa Fornero corretto successivamente dal vice Michel Martone, ecco che finalmente venne alla luce un testo piccolo piccolo, volto a dare un po’ di sollievo alla vasta componente povera o impoverita dell’informazione. I dati ci illustrano con crudezza lo stato dell’arte: oltre la metà del settore è popolata da precari e persino schiavi intellettuali, costretti a scrivere o a produrre servizi radiotelevisivi senza un trattamento appena decente.

Il precariato, non solo in tale ambito, è da tempo una delle facce dolorose dell’età liberista. Ma si è ormai superato ogni limite di guardia: gli articoli pagati con una manciata di euro sono spesso l’architrave delle notizie. Croniste e cronisti magari impegnati in zone rischiose o su tematiche sensibili a rischio costante di querele temerarie di carattere intimidatorio ottengono – quando arrivano- pagamenti irrisori. Basti andare sull’apposito sito Lo Spioncino dei Freelance, dove si raccolgono situazioni e cifre. 

C’è da vergognarsi. 

La legge del 2012 sembrò, anche per la sua linearità a prova di eventuali azzeccagarbugli, una boccata di ossigeno. Niente di rivoluzionario e neppure di innovativo, bensì una semplice tutela delle persone costrette a passare la giornata in una corsa a ostacoli per la sopravvivenza. Ebbene, malgrado la semplicità dell’articolato e all’assenza di insidiosi regolamenti attuativi, il dispositivo è inapplicato. Dieci anni dopo. In simile comparto è un secolo. 

Come mai? La causa efficiente (e strumentale) è il mancato esito decisionale della commissione prevista dall’articolo 2 per la valutazione delle forme del cosiddetto equo compenso, immaginato dall’articolo 1 per difendere coloro che non hanno un rapporto di lavoro subordinato in quotidiani o periodici (pure telematici) o nelle agenzie di stampa o nelle emittenti radiotelevisive. Ecco, la commissione soffre di un ostruzionismo interno, in particolare della componente espressa dalla federazione degli editori. 

La Fieg, del resto, non riconosce l’esistenza del precariato e si rifiuta di vedere la povertà creata dalla stessa incapacità delle proprietà di capire le trasformazioni del sistema. Queste ultime, vedi i casi del New York Times o del Washington Post, richiedevano una visione e una strategia volte ad immaginare un paradigma diverso dello e nello sviluppo. Stiamo parlando della frontiera tra analogico e digitale, tra vendite in edicola e abbonamenti, con una scommessa sulle stesse opportunità tecnologiche. In passato, ad esempio, la federazione ebbe un ruolo importante nella riforma del 1981 (l.416), tuttora un punto di riferimento.

Ora, in linea con le componenti arretrate delle imprese, il gretto risparmio sul lavoro vivo sembra l’unica politica concreta. Invece di interrogarsi sul perché le vendite siano crollate così miseramente e sui motivi del crescente disinteresse verso i quotidiani (con pochissime eccezioni), si suppone di rifarsi su chi scrive o fa servizi. 

Un allarme va lanciato, visto che la questione va persino al di là del suo specifico e ci interpella sulla miseria in cui siamo caduti. Miseria in tutti i sensi. 

Tutto questo stride con le dinamiche europee, che appaiono al contrario prossime al varo di una direttiva sul salario minimo. Gli editori italiani hanno scelto di uscire dalla modernità?

Naturalmente, un peso dovrebbe averlo il governo, cui spetta attraverso l’apposito dipartimento della presidenza del consiglio di convocare e gestire la stessa commissione. Ci si attende dal pacato sottosegretario con delega Giuseppe Moles una parola, se non proprio un grido. 

Tra una cosa e l’altra, arrivano al comparto 665 milioni di euro. Qual è la scusa?

(Da: "Il Manifesto", 8 giugno 2022)

* Vincenzo Vita è stato tra i parlamentari attivamente impegnati per l'approvazione della legge 233/2012 sull'equo compenso per i giornalisti non dipendenti. Da senatore del Pd, fu copresentatore di alcuni emendamenti che, in dirittura d'arrivo, permisero di giungere all'approvazione della legge. Ma, fino ad oggi, colpevolmente inattuata (N.d.r.)

01 maggio 2022

UN RICORDO DI LUCIANO CESCHIA: GIORNALISTA, DIRETTORE E DALLA PARTE DEI "PRECARI"

Luciano Ceschia (foto: Giovanni Montenero)


È mancato quache giorno fa nelle sua Trieste Luciano Ceschia, presidente onorario dell’Assostampa Fvg, già segretario generale della Fnsi (per la quale firmò 5 contratti nazionali di categoria). Fu direttore dei quotidiani Il Piccolo e Alto Adige, lavorò in RAI e in altre testate, ed assunse vari incarichi nazionali. Aveva 87 anni, e restò sempre nel cuore un sindacalista, che perseguiva il giornalismo di qualità.

Di Ceschia, in questi giorni, si sono giustamente ricordati la carriera, le capacità professionali, gli incarichi e riconoscimenti ricevuti.

Ma in occasione del Primo Maggio, Festa di un Lavoro che si fa sempre più precario e con meno diritti, piace ricordare che Ceschia abbe attivamente a cuore i problemi dei giornalisti non contrattualizzati, dei collaboratori precari sottopagati. Per i quali predicava la necessità di politiche decise, di buone retribuzioni, di contrattualizzazioni; perchè la buona informazione non poteva reggersi, nemmeno eticamente, sul lavoro sottopagato, precario e senza diritti.

Quando nel 2007 costituimmo il Coordinamento giornalisti precari e freelance nell'Assostampa Friuli Venezia Giulia, ci ritrovammo subito Luciano Ceschia al nostro fianco. Supportò tutte le principali battaglie dei movimenti dei giornalisti precari, ad iniziare da quella per l'equo compenso. Ci elargiva consigli, prestava il suo appoggio e trattava dei problemi dei collaboratori sottopagati nel Direttivo dell'Assostampa e in altre sedi, anche nazionali.

Alla luce di tutto ciò, ci fu un momento in cui pensammo di proporgli un' "adesione onoraria" al Coordinamento precari e freelance, in segno di condivisione. Ed avere tra i nostri aderenti (seppure onorario) un pensionato, direttore e sindacalista nazionale di lungo corso sarebbe stata una bella provocazione culturale... 

Forse era una provocazione eccessiva. Così, per timidezza, e per timore del paradosso d'immagine di un "direttore pensionato tra i precari", non glielo proponemmo mai... 
Ma forse fu un errore: con persone come Luciano Ceschia si poteva veramente credere in un'unità fra giornalisti, senza etichette e divisioni preconcette.

Ringraziando Luciano per quanto ha dato alla categoria, e per l'attenzione dimostrata verso gli "autonomi" sottopagati del giornalismo, lo ricordiamo con un breve estratto di un'intervista. Venne realizzata a Udine nel 2013, dal nostro Lorenzo Mansutti, per gli Stati generali dell'informazione precaria del Friuli Venezia Giulia; che furono promossi dal nostro Coordinamento, nel contesto delle battaglie per l'attuazione della legge sull'equo compenso e per un nuovo contratto giornalistico.

E ora: grazie di tutto, Luciano. Ciao!

                                                                                 Maurizio Bekar


Intervista a Luciano Ceschia:
"Eliminare la figura del collaboratore precario dal mondo del giornalismo"
(Udine, 22 ottobre 2013)


PER APPROFONDIRE:

Da grande giornalista, con vivo senso autoironico, qualche anno fa Ceschia si era scritto da solo il suo necrologio. Affidando al presidente dell'Assostampa FVG, Carlo Muscatello, le righe che qui riportiamo di seguito:                       

Ecco il nuovo profilo - curriculum:
non si sa mai possa servire, magari per eventi allegri. 
Ciao, Luciano

CESCHIA LUCIANO

Nato a Trieste il 13 dicembre del 1934 da famiglia di origine istriana e friulana. Residente in Istria dal ’41 al ’48 (Buie, Momiano e Capodistria - liceo Combi), e pertanto in possesso del decreto prefettizio che lo dichiara “profugo”.

Al rientro a Trieste dirigente nelle organizzazioni giovanili di Mons. Edoardo Marzari (esponente dell’antifascismo triestino, torturato dai nazisti).

Presidente del Circolo studenti medi triestini anche durante le cruente giornate del 1953.

Iscritto alla Dc, inizialmente delegato provinciale dei giovani e quindi dirigente provinciale, iscrizione che non rinnovò al momento della nomina ai vertici della Federazione della stampa, pur mantenendo rapporti di solidarietà e amicizia con esponenti locali e nazionali dell’area morotea (tra gli altri Belci, Bodrato, Anselmi).

Promotore e direttore di due giornali per giovani.

Il primo ricordo della vita: la manifestazione nella piazza Unità di Trieste il 18 settembre del 1938 nel corso della quale Mussolini annunciò le leggi razziali.

Giornalista professionista dal 1958.

Due anni di lavoro precario (dal giugno 1955) al Piccolo di Trieste.   ­

Redattore e caposervizio nelle redazioni provinciali di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone del Gazzettino di Venezia dal 1958 al 1966.

Fu tra i primi giornalisti triestini a fare negli anni ’60 servizi da inviato in Istria che aveva  lasciato da profugo nel 1948, riallacciando fra l’altro i rapporti, tuttora molto intensi, con la comunità degli italiani rimasti.

Dipendente Rai per 14 anni dal 1966: ha operato nella sede regionale del Friuli Venezia Giu1ia e, nel decennio '70 - '80, a Roma (giornale radio, a Radiosera dove si realizzò il primo esperimento dei giornalisti “in voce”); tra l'altro capo redattore centrale, con direttore Sergio Zavoli;

Per tre anni direttore del Piccolo di Trieste ('81 - '83) e per sei anni direttore dell'Alto Adige di Trento e Bolzano ('84 – ‘89).

Dirigente (segretario) negli anni ’60 del sindacato giornalisti del Friuli Venezia Giulia. Eletto consigliere nazionale della Fnsi nel 1968; segretario per oltre un anno del Sindacato nazionale giornalisti Rai.

Per oltre nove anni segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana nel decennio '70 - '80, caratterizzato anche dal fenomeno terroristico contro i giornalisti: collaborò con il ministero degli Interni (tra l’altro con il ministro Cossiga) nella protezione dei colleghi minacciati dalle Br ma rifiutò sempre la scorta.

Ha firmato 5 contratti nazionali di lavoro giornalistico che hanno esteso la partecipazione dei Comitati di redazione nella vita delle aziende; è stato tra l’altro introdotto il parere consultivo delle assemblee redazionali sulla nomina del direttore.

Molte le iniziative, anche clamorose, per la difesa delle testate giornalistiche, come l’occupazione del quotidiano la Gazzetta del popolo di Torino, diventata cooperativa, e del Telegrafo-Tirreno che l’editore Monti voleva chiudere e che, dopo una lunga vertenza, venne acquisito dal Gruppo Espresso, primo della rete dei piccoli giornali del Gruppo.

All’epoca esistevano due organizzazioni internazionali dei giornalisti, una per l’est, l’altra per l’ovest, alle quali la Federazione italiana non aderiva. Sfruttando questa posizione la Fnsi organizzò a Capri per quattro anni consecutivi incontri internazionali che furono l’anticamera del disgelo.

Ha promosso (con la collaborazione di esponenti dei partiti dell’arco costituzionale e dei più accreditati giuristi) la prima legge per interventi organici a favore dell’editoria che  ha anche introdotto speciali tutele per i giornali in cooperativa e delle minoranze etniche: tra questi il Primorski Dnevnik, espressione della minoranza slovena.

Attualmente Consigliere nazionale di diritto della Fnsi e presidente onorario dell’Associazione stampa regionale del Friuli Venezia Giulia.

Consigliere e assessore per oltre tre anni al Comune di Trieste alla fine degli anni ’60.            

Ha guidato nel 1968 le celebrazioni indette nella ricorrenza dei 50 anni di appartenenza di Trieste allo Stato italiano.

Amministratore dell’istituto di previdenza dei giornalisti Inpgi, della cassa autonoma Casagit (di cui nel 1974 è stato cofondatore) e dell'Ente cellulosa e carta.

Negli anni ’90, rientrato in Rai, è stato Amministratore delegato e direttore generale della casa editrice Nuova Eri Edizioni Rai (proprietaria delle riviste Radiocorriere, Moda e King) con sedi a Roma, Milano e Torino, e  Direttore generale della Fonit Cetra di Milano, entrambe proprietà al 100 per cento della Rai.    
Cofondatore e membro del direttivo della Scuola superiore di giornalismo radiotelevisivo della Rai nei primi anni di attività.
 
Ha collaborato per molti anni a livello regionale e nazionale con il Sindacato pensionati italiani della Cgil nel settore  della comunicazione.

Nel 1974 è stato nominato Commendatore.

Restiamo in contatto:

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Vedi anche il nostro blog:

Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia

19 gennaio 2022

PARTE IL PREMIO GIORNALISTICO NAZIONALE “LEALI YOUNG” in memoria di Cristina Visintini

L'iniziativa è dell'associazione Leali delle Notizie
di cui Cristina era vicepresidente
e riguarda i giovani aspiranti giornalisti

Cristina Visintini

E' la prima edizione di un concorso che l'associazione culturale Leali delle Notizie di Ronchi dei Legionari (in provincia di Gorizia) ha istituito per ricordare Cristina Visintini, la collega giornalista precaria-freelance scomparsa lo scorso agosto.

Come ha spiegato il presidente Luca Perrino "Cristina, oltre ad essere stata un'amica sincera e il motore trainante dell'associazione, era anche una giornalista con uno sguardo attento sui giovani, che ha lavorato battendosi contro il precariato dei giornalisti freelance e lottando per la difesa dei diritti dei giovani giornalisti o aspiranti tali".

Il premio è riservato ai giovani aspiranti giornalisti fra i 18 e i 30 anni, residenti in tutta Italia e non iscritti all'albo, ed è stato ideato per incentivare e promuovere l'inserimento dei giovani nella professione giornalistica.

Per la prima edizione il premio, di 500,00 euro, sarà consegnato a un/una aspirante giornalista giudicato/a meritevole da un apposito Comitato Scientifico, composto da giornalisti/e iscritti/e all'Ordine.

Il concorso è aperto dal 17 gennaio e tutti i partecipanti potranno inviare un proprio prodotto giornalistico (articolo, reportage, video inchiesta, ecc...) sul tema della legalità, entro l'11 aprile 2022.

I lavori pervenuti verranno esaminati da un comitato scientifico formato dai giornalisti: Roberto Covaz (Il Piccolo), Timothy Dissegna (direttore de Il Goriziano), Cristiano Degano (presidente Ordine dei Giornalisti della Regione Friuli Venezia Giulia), Luana de Francisco (Il Messaggero Veneto), Silvia De Michielis (direttrice de Il Friuli), Giuseppe Giulietti (Presidente Federazione Nazionale della Stampa Italiana), Fabiana Martini (portavoce di Articolo 21 FVG).

Il vincitore verrà premiato nel giorno dell'inaugurazione dell'VIII edizione del Festival del Giornalismo, che si terrà a Ronchi dei Legionari dal 14 al 18 giugno.

Il Premio Leali Young - in memoria di Cristina Visintini - è finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e appoggiato dal Comune di Ronchi dei Legionari.

Il comunicato integrale di presentazione del Premio:

https://lealidellenotizie.it/premio-leali-young/leali-delle-notizie-ha-presentato-la-prima-edizione-del-premio-leali-young-per-giovani-aspiranti-giornalisti-in-memoria-di-cristina-visintini/

Il bando e la domanda di partecipazione al link: 

https://lealidellenotizie.it/premio-leali-young/bando/


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