Visualizzazione post con etichetta sfruttamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sfruttamento. Mostra tutti i post

20 settembre 2022

ASSOSTAMPA SICILIANA E ROMANA AL TAR DEL LAZIO CONTRO IL MINISTERO DI GIUSTIZIA

I giornalisti italiani lavorano senza un equo compenso
ormai da 10 anni


E' stata presentata istanza dalle Assostampa di Sicilia e Lazio al TAR sulla vertenza contro il Ministero di Giustizia per l'emanazione dei parametri dell'Equo Compenso per i giornalisti, l'unica professione ordinistica che ne è tuttora priva

Nel marzo del 2012, con l'entrata in vigore della legge n. 27, il Ministero di Giustizia chiese a tutti gli ordini professionali posti sotto la propria vigilanza di indicare una proposta di parametri dei compensi minimi, validi in sede giudiziaria per liquidare i corrispettivi delle prestazioni di lavoro autonomo.

Anche l’Ordine dei giornalisti rispose, il 24 maggio 2012, fornendo la propria. Ma a differenza delle altre professioni le tariffe ministeriali di remunerazione dei giornalisti, che nel 2017 la legge 172 estese anche a tutte le categorie professionali non ordinistiche definendole “Equo Compenso”, non furono mai emanate.

Nell’agosto del 2018, la Regione Siciliana applicò l’obbligo dell’equo compenso per i lavoratori autonomi (ECLA) a tutti i soggetti istituzionali sotto la propria vigilanza e controllo. La norma risultava però inapplicabile ai giornalisti mancando le tabelle ex legge 27/2012.

Assostampa Siciliana e Romana fecero ricorso al TAR del Lazio contro il Ministero di Giustizia per ottenere l'emanazione dei parametri specifici dell'Equo Compenso dei giornalisti non subordinati.

Il procedimento presentato poi al TAR fu interrotto nel 2019 in seguito alla richiesta di una “breve sospensione” per esperire il tentativo, attraverso una mediazione condotta da Fnsi e Odg, d'ottenere l'emanazione delle tariffe senza giungere alla sentenza del Tar.

Il tentativo, a distanza di tre anni, non ha sortito alcun effetto: l’unica interlocuzione formale risale al 24 luglio 2019.

Nel frattempo Giorgia Meloni ha presentato come prima firmataria un ddl sull'ECLA già approvato alla Camera e pochi mesi fa dalle Commissioni in Senato (in pausa ora per le elezioni) viene ribadito che l’Equo compenso del lavoro autonomo è quello stabilito attraverso le tabelle ministeriali della legge 27/2012.

Lo scorso 30 giugno il Consiglio nazionale della FNSI ha approvato all’unanimità una mozione che impegna la Giunta Fnsi “ad un rapido e deciso intervento affinchè venga intimato al Governo l'adempimento delle norme vigenti sull'Equo compenso per i giornalisti non dipendenti, attraverso l'immediata emanazione da parte del Ministero della Giustizia del decreto con i parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi dei giornalisti, previsti dalla L. 27/2012, essendo ad oggi l'unica categoria professionale per la quale questi non sono mai stati emanati, e non risultando applicabili per analogia quelli di altre professioni”, e in concreto, “ad assumere tutte le opportune forme di pressione, lotta e manifestazione pubblica contro le inadempienze del Governo sull'Equo Compenso”.

In coerenza anche di quest’ultima deliberazione le Assostampa Siciliana e Romana hanno deciso di reiterare il ricorso.

La Fnsi intende proseguire nella lotta per l’equo compenso attraverso “una mobilitazione generale della categoria contro la precarizzazione dell'articolo 21 della Costituzione”, che colpisce tanto il lavoro subordinato quanto quello autonomo, “a partire dallo sfruttamento derivante dalla cronica disparità di trattamento tra giornalisti attraverso l'uso illegittimo di finti rapporti di lavoro autonomo”.


Fonti: Assostampa Sicilia e Stampa Romana

********************************

Restiamo in contatto:
precari.freelance@assostampafvg.it

Vedi anche il nostro blog:
http://freelancefvg.blogspot.it

08 ottobre 2021

CONTRO LA PRECARIETÀ: LETTERA APERTA CLAN-FNSI A GOVERNO E PARLAMENTO

CONTRO LA PRECARIETÀ 
E PER LA TUTELA DEL LAVORO GIORNALISTICO AUTONOMO 
LETTERA APERTA DELLA CLAN-FNSI
 A GOVERNO E PARLAMENTO

«I giornalisti non-dipendenti subiscono da anni condizioni inaccettabili, in un contesto che non è esagerato definire di 'emergenza informazione'», 
si legge, fra l'altro, nel testo approvato nella riunione del Consiglio nazionale Fnsi del 7 ottobre 2021

(Comunicato Fnsi)



Una lettera aperta "sull'emergenza informazione, contro la precarietà e per la tutela del lavoro giornalistico". La rivolgono al presidente del Consiglio, al governo e al parlamento i giornalisti della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi per «richiamare con forza l'attenzione – si legge nella missiva – sulle gravi e sempre peggiori condizioni di lavoro in cui versano in Italia i giornalisti non dipendenti, nonché sulla memoria "Emergenza informazione: contro la precarietà, per la tutela del lavoro giornalistico autonomo", approvata e divulgata il 29 luglio 2021».

La memoria, ricordano il presidente Mattia Motta e il coordinatore della Clan, Maurizio Bekar, firmatari della lettera a nome della Commissione, «rivolta al presidente del Consiglio, al governo e al parlamento, sunteggiava alcune delle principali emergenze nel comparto dell'informazione dal punto di vista dei giornalisti lavoratori autonomi. Tra queste: politiche contro la precarizzazione e per il lavoro regolare, il diritto all'equo compenso (con ben tre leggi tuttora inapplicate ai giornalisti, per mancanza di norme d'attuazione), provvedimenti contro le querele bavaglio, i ristori Covid e i sostegni al reddito anche per i giornalisti autonomi senza partita Iva, chiarezza sul futuro dell'Inpgi, una radicale riforma dell'Ordine dei giornalisti e delle norme di accesso alla professione e, più in generale, norme contro lo sfruttamento del finto lavoro autonomo e aiuti ai datori di lavoro solo se vincolati all'occupazione regolare».

Nella lettera aperta, il cui testo è stato approvato nel corso della riunione del Consiglio nazionale della Fnsi, riunito a Roma in sessione straordinaria il 7 ottobre, si ricorda anche che: «Oggi in Italia la maggioranza dei giornalisti in attività non hanno contratti da dipendenti. Ma, per loro, la definizione di "autonomi" spesso cela una sostanza di ruoli da dipendenti non riconosciuti, e coincide quasi sempre con incarichi sottopagati, senza diritti, senza certezze e senza prospettive professionali e di vita».

Una situazione denunciata innumerevoli volte negli anni dalla Commissione, dagli organismi sindacali della Fnsi e da svariati giornalisti autonomi, anche tramite prese di posizione pubbliche, documenti e memorie rivolte al presente e ai passati governi e al parlamento, «ma senza mai ottenere riscontri concreti, al di là di generiche rassicurazioni di impegno».

I giornalisti non-dipendenti, si legge infine, «subiscono oramai da troppi anni condizioni di lavoro inaccettabili, in un contesto che non è esagerato definire di "emergenza informazione". Per queste ragioni oggi ci rivolgiamo pubblicamente al presidente del Consiglio dei ministri, al governo e al parlamento, rinviando alla più recente memoria sul tema della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi e rivolgendo un appello a intervenire per attuare provvedimenti urgenti sui temi ricordati nel documento».


PER APPROFONDIRE

La memoria della Clan Fnsi su "Emergenza informazione: contro la precarietà per la tutela del lavoro giornalistico autonomo" del 29 luglio 2021 è pubblicata nella sezione "Lavoro autonomo" del sito Fnsi (qui il link diretto), o >> qui sul blog del Coordinamento precari e freelance del FVG


Restiamo in contatto:


Vedi anche il nostro blog:

12 settembre 2021

GIORNALISTI PRECARI: LETTERA APERTA ai PARLAMENTARI del FRIULI VENEZIA GIULIA

Il Coordinamento giornalisti precari e freelance
e la Commissione regionale lavoro autonomo
dell'Assostampa FVG

rivolgono una lettera aperta
ai / alle parlamentari del Friuli Venezia Giulia:


intervenire con urgenza sui problemi
dei giornalisti autonomi e precari
e sull'emergenza informazione

E rilanciano la memoria del 29 luglio
della Commissione nazionale lavoro autonomo FNSI

(Di seguito il testo della lettera aperta)

Lettera aperta ai / alle
Parlamentari del Friuli Venezia Giulia
Trieste, 12 settembre 2021

EMERGENZA INFORMAZIONE:
CONTRO LA PRECARIETÀ,
PER LA TUTELA DEL LAVORO GIORNALISTICO AUTONOMO


Spettabili,

quali giornalisti freelance, responsabili della Commissione regionale lavoro autonomo dell’Assostampa FVG (articolazione territoriale della Fnsi, sindacato unitario dei giornalisti italiani) Vi inviamo la memoria “Emergenza informazione: contro la precarietà, per la tutela del lavoro giornalistico autonomo”, approvata il 29 luglio 2021 dalla Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi.

La memoria, rivolta al Presidente del Consiglio, al Governo e al Parlamento, sunteggia alcune delle principali emergenze dell’informazione dal punto di vista dei giornalisti lavoratori autonomi. Tra queste: politiche contro la precarizzazione e per il lavoro regolare, attuazione dell’equo compenso, querele bavaglio, ristori Covid e sostegni al reddito anche per i giornalisti autonomi senza partita Iva, chiarezza sul futuro dell'Inpgi, riforma dell'Ordine dei giornalisti... E, più in generale, norme contro il precariato e contro lo sfruttamento del finto lavoro autonomo, con aiuti ai datori di lavoro solo se vincolati all'occupazione regolare.

Va sottolineato che oggi in Italia la maggioranza dei giornalisti in attività non hanno contratti da dipendenti. Ma, per loro, la definizione di “autonomi” spesso cela una sostanza di ruoli da dipendenti non riconosciuti, e coincide quasi sempre con incarichi pesantemente sottopagati, senza diritti, senza certezze e senza prospettive professionali e di vita.

Tale situazione è stata denunciata innumerevoli volte - dagli stessi autonomi, dagli organismi sindacali e di categoria e dalla Commissione lavoro autonomo – tramite prese di posizione pubbliche, documenti e memorie rivolte al Parlamento, e al presente e ai passati Governi.

Ma i giornalisti non-dipendenti subiscono oramai da troppi anni condizioni di lavoro inaccettabili, in un contesto generale che non è esagerato definire di “emergenza informazione”.

Per queste ragioni oggi ci rivolgiamo direttamente anche a Voi, Parlamentari del Friuli Venezia Giulia, inviandoVi la più recente memoria sul tema della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi. E rivolgendoVi un appello ad intervenire, nell’ambito delle Vostre competenze istituzionali, nonchè di rappresentanti dei cittadini, per attuare o sollecitare provvedimenti urgenti di Parlamento e Governo sui temi sunteggiati nel documento allegato.

Restiamo ovviamente disponibili sia a fornire ulteriori documentazioni sul tema, sia a interlocuzioni di merito, senz’altro gradite ed auspicate.

Ringraziando per l’attenzione


Maurizio Bekar
Presidente della Commissione regionale lavoro autonomo dell’Assostampa FVG, componente e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi

Lorenzo Mansutti
Coordinatore della Commissione regionale lavoro autonomo dell’Assostampa FVG, consigliere nazionale Fnsi

>> Qui il testo integrale della memoria <<
"EMERGENZA INFORMAZIONE: CONTRO LA PRECARIETA'..."


Restiamo in contatto:


Vedi anche il nostro blog:
http://freelancefvg.blogspot.it

01 agosto 2021

Clan Fnsi - EMERGENZA INFORMAZIONE: contro la precarietà, per la tutela del lavoro autonomo

COMMISSIONE NAZIONALE LAVORO AUTONOMO
della FNSI - Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
al Governo e al Parlamento

EMERGENZA INFORMAZIONE: CONTRO LA PRECARIETÀ,
PER LA TUTELA DEL LAVORO GIORNALISTICO AUTONOMO 

(testo integrale del documento approvato)

Roma, 29 luglio 2021

La Commissione nazionale lavoro autonomo della FNSI, in coerenza con le istanze da sempre sostenute con forza, rinnova la propria preoccupazione per la deriva dei diritti e del mercato del lavoro dell’informazione. E si appella quindi al Presidente del Consiglio, al Governo e al Parlamento, affinché intervengano con urgenza sulle evidenti e protratte storture esistenti nel settore. Storture che ledono il diritto dei cittadini a un’informazione libera, garantita da giornalisti indipendenti dal ricatto della crescente precarietà e dalla spasmodica necessità di un lavoro dignitosamente retribuito.

Di seguito una sintesi delle principali emergenze e proposte:

OCCUPAZIONE REGOLARE E CONTRASTO ALLA PRECARIETÀ

Nel giornalismo l’occupazione regolare continua a diminuire, sostituita da un precariato senza diritti e tutele, e da un “finto lavoro autonomo” che troppo spesso dissimula posizioni di lavoro dipendente (come anche evidenziato dalle ispezioni dell’Inpgi). Ma un sistema basato su una crescente precarietà, senza diritti e sottopagata, non può andare lontano, né garantire un’informazione di qualità.

Occorre quindi mettere al primo posto norme che contrastino il precariato, lo sfruttamento del lavoro autonomo, dei cococo e delle false partite Iva (spesso anche in monocommittenza) che celano posizioni di lavoro dipendente non riconosciuto, tra l’altro sottraendo così milioni di euro di contributi all’Inpgi.

Chiediamo quindi che tutti gli aiuti pubblici, diretti o indiretti, a editori e datori di lavoro, siano vincolati all’occupazione regolare e al contrasto del precariato. E va favorita con opportuni provvedimenti l’emersione dal “falso lavoro autonomo”.


TUTELA DEL LAVORO AUTONOMO

Parallelamente va data attuazione ai principi di tutela del lavoro autonomo (sia quello per scelta, sia quello in attesa di stabilizzazione) previsti in due leggi, inapplicate dal 2012:

1) Compensi dignitosi e certi per le collaborazioni giornalistiche autonome, anche occasionali e fuori degli ambiti redazionali, tramite: 

- Immediata emanazione da parte del Ministero della Giustizia dei parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi dei giornalisti ex L. 27/2012: unica categoria professionale per la quale finora non sono stati stabiliti, e non essendo applicabili per analogia quelli di altre professioni

- Di conseguenza troverebbe così attuazione anche per i giornalisti il principio della legge sull’equità retributiva dei lavoratori autonomi, ex L. 172/2017

2) Equo compenso per i collaboratori delle redazioni (con coerenza retributiva tra subordinati e autonomi nelle singole testate) tramite:

- Corretta identificazione dei parametri dell’equo compenso per i giornalisti non dipendenti ex L. 233/2012, e conseguente sua attuazione, fino ad oggi bloccata in violazione della legge stessa e dell’art. 36 della Costituzione. In questo senso vanno riavviati concretamente e portati a compimento i lavori della Commissione per l’equo compenso, presieduta dal Sottosegretario all’Editoria


QUERELE BAVAGLIO

Vanno emanati con urgenza provvedimenti tesi a scoraggiare e a punire con severità le querele temerarie contro i giornalisti: “querele bavaglio” che mirano solo a intimorire la libertà d’informazione e il diritto d’indagine e di critica. Già gravi, queste, per le testate e i giornalisti dipendenti, ma che spesso si fanno insostenibili per i limitati mezzi, innanzitutto economici, di un giornalista lavoratore autonomo.


CONTRIBUTI COVID 19

I recenti ristori per il Covid-19 non hanno tenuto conto della specialità della professione giornalistica autonoma, che in gran parte si svolge in regime di cococo e collaborazione occasionale, restando così esclusa dai contributi del Decreto Sostegni 2021, corrisposti solo alle partite IVA. Non è stato previsto infatti per i giornalisti l’inserimento tra le altre categorie di lavoratori autonomi senza partita IVA, che possono godere di un sostegno.

Chiediamo pertanto, a parziale ristoro per l’emergenza Covid, l’erogazione di contributi a fondo perduto ai giornalisti non dipendenti, come già avvenuto nel 2020 con il “Fondo per il reddito di ultima istanza”, che non siano limitati ai soli titolari di Partita Iva.


SOSTEGNI AL REDDITO

Di fronte alle protratte sofferenze del mercato del lavoro giornalistico, sono necessarie politiche continuative di sostegno al reddito dei giornalisti non dipendenti, molto spesso segnati da discontinuità lavorativa e cali di reddito.

Si ritiene quindi necessario rivedere ed estendere anche ai lavoratori autonomi degli Ordini professionali norme come l’ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa), varata con la legge di bilancio 2021, ma finora prevista solo per le Partite Iva della Gestione Separata Inps. L’ISCRO è un giusto passo verso un welfare per gli autonomi, ma deve riguardare tutte le categorie, senza esclusioni, estendendone l’accessibilità e portata, anche tenendo conto delle diverse specificità lavorative e di inquadramento esistenti tra i differenti Ordini professionali.


DIRITTO D’AUTORE

Salutando con favore il processo legislativo per l’attuazione della Direttiva UE 2019/790 sul diritto d'autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale, la Clan-Fnsi, raccomanda che vi sia certezza che i proventi previsti non arrivino semplicemente agli editori, ma che l’equa remunerazione giunga effettivamente anche ai lavoratori, e più in particolare ai giornalisti non dipendenti aventi titolo. Ciò per l’integrazione reddituale che può derivarne, quando oggi invece la retribuzione degli autonomi è solitamente considerata omnicomprensiva di ogni possibile riutilizzo del loro lavoro.

Paiono quindi opportuni sia dei riferimenti in materia agli accordi contrattuali collettivi, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei giornalisti, sia il rispetto da parte degli editori della regolarità contributiva e fiscale (comprese quelle per i collaboratori) per poter percepire la remunerazione prevista dalla nuova disciplina.


INPGI

Va fatta sollecitamente chiarezza sul futuro dell’Inpgi, garantendo certezze ai servizi erogati agli iscritti, anche tenendo conto che i lavoratori autonomi – date le persistenti condizioni negative di mercato - sono la parte più debole della categoria, e in larga parte molto lontani dalle condizioni retributive e pensionistiche dei dipendenti.


PENSIONATI AL LAVORO

Troppo spesso si assiste a casi di giornalisti pensionati che, per un’integrazione del proprio assegno, mantengono un’attività lavorativa analoga a quella dei dipendenti, sottraendo così significative occasioni di lavoro e di stabilizzazioni ai collaboratori esterni, anche di lunga data. Sono quindi opportune norme che non consentano ai giornalisti pensionati di continuare a lavorare come prima nell’ordinario circuito produttivo, ponendosi in concorrenza con le legittime aspettative delle nuove leve e dei lavoratori autonomi.

In questo senso si accoglie perciò con favore il recente provvedimento dell’Inpgi per la   rimodulazione dei limiti di reddito cumulabili in franchigia con la pensione, delibera di cui pertanto si raccomanda una sollecita approvazione da parte del Ministeri vigilanti.


RIFORMA DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI E DELL’ACCESSO ALLA PROFESSIONE 

È indispensabile una radicale riforma della professione, delle sue norme ed istituti, per renderli più rispondenti ai problemi attuali e futuri, anche del mercato del lavoro. Tra questi le norme dell’Ordine dei giornalisti, risalenti a un impianto di un oramai lontano 1963: occorre tener conto che nel giornalismo la maggior parte dei rapporti di lavoro e è sarà di natura autonoma, e ciò per prevalente volontà degli editori.

A nostro avviso vanno quindi riformate le norme di iscrizione e di governo all’Ordine, nella logica che “giornalista è chi esercita effettivamente la professione"

In questo senso va affrontato anche il tema dei circa 50.000 su 110.000 iscritti all’Ordine che non hanno posizione contributiva Inpgi: o sono giornalisti inquadrati con altri contratti e presso altre Casse, quindi a danno dell’Inpgi, o apparentemente non hanno mai esercitato la professione, e quindi non si capisce perché risultino ancora iscritti all’Ordine.

Ma tale riforma va elaborata in sinergia con gli organismi di categoria dei giornalisti, per quanto di rispettiva competenza, confrontandosi su problemi e proposte già disponibili, e non con provvedimenti calati dall’alto senza coinvolgimenti di merito della professione.


CONTRATTO FNSI-ANSO-FISC

In questo contesto la Clan-Fnsi saluta infine con favore il nuovo contratto collettivo Fnsi-Anso-Fisc per le testate periodiche di informazione locale e le testate on line prevalentemente locali, contratto che segna importanti passi avanti, anche concettuali, sia per i giornalisti dipendenti che per quelli autonomi. 

Tra questi: per i dipendenti il riconoscimento di nuove mansioni specializzate nelle redazioni, che andrebbero riconosciute anche legislativamente in una nuova definizione di giornalismo. E per i lavoratori autonomi sono invece stati meglio definiti ruoli, diritti e tutele, assieme a retribuzioni più dignitose e chiari iter di stabilizzazione.

Si tratta di un percorso avviato positivamente, che ora va approfondito, auspicando che ne seguano formulazioni consimili, pure per gli autonomi e per le stabilizzazioni dei collaboratori, anche nelle altre aree contrattuali di Fieg e AerAnti-Corallo.


CONCLUSIONI

Questi i temi che come Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi ci sentiamo di avanzare con forza, rendendoci disponibili, per quanto di nostra competenza, alla più ampia collaborazione.


31 luglio 2021

CLAN FNSI - CONTRO LA PRECARIETÀ: MEMORIA CON RICHIESTE A GOVERNO E PARLAMENTO




CONTRO LA PRECARIETA', 
PER LA TUTELA DEL LAVORO GIORNALISTICO AUTONOMO

Memoria della Clan-Fnsi a Governo e Parlamento

La Commissione nazionale lavoro autonomo – presieduta da Mattia Motta, segretario generale aggiunto della Fnsi, e coordinata da Maurizio Bekar (nella foto) – rivolge una memoria al presidente del Consiglio, al governo e alle forze parlamentari, evidenziando «preoccupazione per la deriva dei diritti e del mercato del lavoro dell'informazione» e richiedendo interventi urgenti.

Tra le emergenze evidenziate: politiche per il lavoro regolare e contro la precarizzazione, equo compenso, provvedimenti contro le querele bavaglio, ristori Covid e sostegni al reddito anche per gli autonomi senza partita Iva. Inoltre: attuazione della Direttiva Ue sul diritto d'autore; chiarezza sul futuro dell'Inpgi; un freno all'impiego dei pensionati nelle redazioni; riforma dell'Ordine. E una valutazione positiva sul nuovo contratto con Anso e Fisc per l'editoria locale, «che va nelle direzioni giuste». Tra le richieste contenute nel documento: norme contro il precariato e contro lo sfruttamento del finto lavoro autonomo e aiuti ai datori di lavoro solo se vincolati all'occupazione regolare.

Parallelamente l'attuazione delle leggi sull'equo compenso, inapplicate ai giornalisti dal 2012: per la legge 27/2012 serve l'emanazione da parte del ministero della Giustizia dei parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi. E per la 233/2012 l'individuazione dell'equo compenso per i collaboratori delle redazioni, tramite la Commissione presieduta dal sottosegretario all'Editoria.

Servono poi provvedimenti per scoraggiare le querele temerarie; ristori per il Covid-19 anche per i giornalisti non titolari di partita Iva; sostegni al reddito dei non dipendenti, spesso segnati da discontinuità lavorative.

Per la Clan Fnsi, vanno riviste ed estese anche ai lavoratori autonomi degli Ordini professionali norme come l'Iscro (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa), prevista finora solo per le Partite Iva della Gestione Separata Inps. Va inoltre data attuazione alla Direttiva Ue sul diritto d'autore e nel mercato digitale, «fornendo certezze che i proventi non giungano solo agli editori ma anche ai giornalisti». E servono norme per impedire di continuare ad utilizzare i pensionati nel normale circuito produttivo delle redazioni, e ciò per favorire un ricambio generazionale e le assunzioni.

È poi «urgente una riforma dell'Ordine dei giornalisti e delle norme di accesso alla professione, riconoscendo che oramai gli autonomi sono la maggioranza e che "giornalista è chi esercita effettivamente la professione"», si legge nel documento.

Positiva infine la valutazione del nuovo contratto con Anso e Fisc per i periodici e le testate on line locali, che «segna importanti passi avanti nelle direzioni giuste, sia per i dipendenti che per i collaboratori».

(comunicato Fnsi)

PER APPROFONDIRE:

Il documento integrale della Clan è pubblicato nella sezione  >> Lavoro autonomo – Commissione e assemblee del sito web della Fnsi.

15 gennaio 2017

IL SEGRETARIO LORUSSO SI ESPRIME SUL JOBS ACT



«I VOUCHER DEL GIORNALISMO 
SI CHIAMANO CO.CO.CO.»


Il segretario generale Fnsi.


«L’intervento sui voucher non basta: è necessario correggere la normativa sui contratti di collaborazione coordinata e continuativa, diventati i voucher del settore giornalistico». Il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, entra così nella diatriba sulle possibili modifiche all’ultima riforma del lavoro.

«Non serve un maquillage al Jobs act per evitare il referendum. È auspicabile che il governo intervenga in profondità e con decisione per cancellare tutte le forme di lavoro atipico che forniscono un quadro di legalità a situazioni di sfruttamento e precarietà dilagante».

All’indomani della decisione della Consulta sull’ammissibilità dei quesiti referendari sul Jobs act, il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, interviene così nella diatriba delle ultime ore sulle possibili modifiche alla riforma del lavoro del ministro Poletti.

«L’intervento sui voucher – spiega Lorusso – non basta: è necessario correggere la normativa sui contratti di collaborazione coordinata e continuativa, diventati i voucher del settore giornalistico. La facilità di accesso a questo strumento continua a creare abusi consentendo a molti editori di mascherare lavoro giornalistico subordinato aggirando le norme del contratto nazionale e lo stesso Jobs act».

Secondo il segretario della Fnsi, inoltre, la diffusione di forme di lavoro senza diritti e senza tutele nel settore editoriale «rappresenta un’emergenza non soltanto per la dignità e il decoro della professione e delle persone che la esercitano, ma anche e soprattutto per il sistema democratico, perché indebolisce la qualità dell’informazione, bene supremo di ogni democrazia compiuta».

E infine l’appello: «Il governo non può continuare a girare la testa dell’altra parte».


(Fonte: Fnsi)

14 gennaio 2016

"LO SFRUTTAMENTO DANNEGGIA L'INFORMAZIONE"


Appello al governo Renzi
da 400 giornalisti
Le adesioni consegnate al premier




Un appello al governo per denunciare lo sfruttamento dei giornalisti lavoratori autonomi e atipici e chiedere che l’esecutivo faccia la sua parte “per tutelare sia la libertà e qualità dell'informazione che la dignità del lavoro, anche autonomo”. È il contenuto di una lettera aperta al premier Renzi firmata, in pochi giorni, da 400 giornalisti di tutta Italia.

400 giornalisti di tutta Italia inviano una lettera aperta al premier Matteo Renzi. Denunciano condizioni di sfruttamento, di disparità di diritti e la necessità di un'equa retribuzione dei collaboratori esterni alle redazioni. I lavoratori autonomi – viene ricordato - sono oggi quasi il 65%, in rapida crescita, dei giornalisti attivi, ma “con redditi medi da 11.000 euro lordi l'anno, e nella metà dei casi di circa 5.000. Con spese a carico”.
La lettera aperta è stata promossa dai rappresentanti dei freelance di 12 regioni nella Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi, il sindacato dei giornalisti. Vi hanno aderito centinaia di freelance e precari, ma anche redattori, capi-servizio, direttori di testata, pensionati e dirigenti della Fnsi, dell'Ordine dei giornalisti e dell'Inpgi, l'ente previdenziale di categoria. Significative le adesioni alla lettera di giornalisti che si occupano di realtà di frontiera e di inchieste sulla criminalità organizzata, di giornalisti minacciati.
Oltre a riassumere le condizioni del lavoro autonomo, nel testo vengono avanzate al Governo sette richieste per le quali si attendono risposte urgenti: contributi e agevolazioni solo agli editori che pagano equamente e con regolarità; superamento dei contratti atipici; pari diritti e tutele ai giornalisti dipendenti e autonomi; applicazione della legge 233/2012 sull'equo compenso e proroga della sua Commissione d'attuazione; emanazione delle tariffe previste dal Decreto ministeriale 140/2012 per la liquidazione giudiziale dei compensi; imporre tracciabilità e firma di tutti gli articoli, per agevolare i controlli e far emergere il lavoro non retribuito.
«Cerchiamo nella contrattazione tra sindacato ed editori delle risposte per il futuro del settore» sottolineano i promotori della lettera «ma sono anche necessari impegni delle istituzioni e del Governo per tutelare sia la libertà e qualità dell'informazione che la dignità del lavoro, anche autonomo. Ci aspettiamo quindi interventi urgenti in questo senso, e contro lo sfruttamento dei freelance».
L'iniziativa è nata dopo le affermazioni del premier Renzi, all'incontro di fine anno con la stampa, che aveva sostanzialmente negato l'esistenza dello sfruttamento dei lavoratori autonomi, suscitando accese reazioni sui social network.

Il testo della lettera aperta, con i promotori e firmatari è on line su: www.giornalistifreelance.tk
e sulla pagina Facebook: www.facebook.com/giornalistifreelance
(Da: www.fnsi.it, 13 gennaio 2016)

09 gennaio 2016

ARTICOLO DI "RASSEGNA SINDACALE": LA LETTERA A RENZI


Informazione Freelance:
«Lo sfruttamento esiste, ora servono i fatti»





Già centinaia le adesioni alla lettera che un gruppo di giornalisti autonomi attivi nella Fnsi ha inviato al premier Renzi, dopo che questi aveva negato, nella conferenza di fine anno, le condizioni di disagio vissute dai lavoratori atipici del settore

Sono centinaia le adesioni, in pochi giorni, alla lettera che un gruppo di freelance attivi nel sindacato dei giornalisti ha inviato al presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo che questi aveva sostanzialmente negato, nella conferenza di fine anno, le condizioni di sfruttamento di molti lavoratori senza contratto nel settore dell’informazione. Una missiva che, oltre a mettere in guardia sulle reali condizioni dei precari che lavorano per i media, spesso pagati pochi euro a pezzo, avanza anche una serie di proposte al governo per superarle, a partire dal mettere nuovamente mano alla delibera sull’equo compenso, cancellata la primavera scorsa da una sentenza del Tar del Lazio.

Tutto questo nel bel mezzo della trattativa per il rinnovo del contratto, che si presenta particolarmente difficile, dopo che la Fieg, l’associazione che riunisce gli editori, ha “disdettato” a novembre l’attuale ccnl. Nella tradizionale conferenza di fine anno, lo scorso 29 dicembre, il primo ministro, sollecitato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, che aveva ricordato le difficoltà dei freelance, dei precari, dei senza contratto dell’informazione, parlando addirittura di “schiavitù, non solo tollerata, ma codificata in alcuni contratti”, aveva replicato: “Non credo ci sia la schiavitù, non credo ci sia la barbarie in Italia, sono altre le situazioni drammatiche nel mondo”, ribadendo tra le altre cose la sua posizione sull’Ordine dei giornalisti: “Andrebbe abolito”.

Così, il 1°gennaio, 14 freelance attivi nella Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi, hanno scritto una lettera al premier, evidenziando invece che “lo sfruttamento nel settore dei media non solo esiste, ma sta danneggiando la libertà dell’informazione”. Nella lettera, che ha ottenuto in pochi giorni l’adesione di circa 300 giornalisti – molti precari, ma anche redattori e graduati di molte testate (adesioni anche da vari giornalisti che operano nell’universo della comunicazione Cgil, tra cui Massimo Gibelli, portavoce del segretario generale Susanna CamussoGuido Iocca e Giorgio Nardinocchi, rispettivamente direttori di Rassegna e Liberetà), oltre a quella di una decina di segretari e presidenti regionali della Federazione nazionale della stampa –, si riportano i dati ufficiali secondo cui “i lavoratori autonomi e atipici sono oggi il 62,6% dei giornalisti attivi, e sono in rapida crescita”.

Questi lavoratori “spesso hanno redditi medi da 11mila euro lordi l’anno e, nella metà dei casi, di circa 5mila, con spese a proprio carico, e con una netta disparità di diritti, tutele e forza di contrattazione rispetto ai colleghi dipendenti”. Per questa ragione, sottolineano i firmatari della lettera, “le condizioni di oggettiva debolezza, di ricatto occupazionale e sfruttamento del lavoro, ledono la libertà e la qualità dell’informazione”. Ma la lettera contiene anche richieste dettagliate al governo, come quella che richiama il rispetto della legge sull’equo compenso approvata nel dicembre 2012. Si diano, scrivono i freelance, “contributi e agevolazioni pubbliche solo agli editori che dimostrano di pagare equamente e con regolarità i giornalisti”, così come indicato nella norma.

Senza dimenticare, sempre nella lettera-appello dei freelance, la proposta di superare “i contratti atipici nel mercato dell’informazione, supportando l’emersione dalla precarietà, il lavoro stabile, o comunque il ‘buon lavoro’ equamente retribuito”, garantendo “pari diritti e tutele al lavoro giornalistico, sia dipendente che autonomo”. Non solo. I 14 avanzano la richiesta di riunire in tempi rapidi la Commissione per l’attuazione dell’equo compenso, a cui partecipano, oltre all’Ordine, anche i rappresentati del governo e delle parti sociali, per “rimettere urgentemente mano alla delibera d’attuazione” che riguarda i lavoratori autonomi. La delibera precedente – approvata nell’estate 2014 e contestata al pari dell’accordo contrattuale sul lavoro autonomo da molti freelance – era stata di fatto demolita da un sentenza del Tar Lazio, su ricorso dell’Ordine, che aveva giudicato iniqui i compensi individuati nelle tabelle economiche.

I giudici hanno rimarcato, nell’aprile 2015, che i parametri individuati “non sono proporzionati alla quantità e qualità del lavoro svolto, e del tutto insufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa al giornalista autonomo”. Governo ed editori hanno fatto ricorso contro il pronunciamento dei giudici. Ora i tempi sono strettissimi per dare seguito a una legge, quella del 2012, che non ha mai trovato attuazione: l’attuale Commissione governativa è in carica fino a giugno 2016 e in quasi tre anni non ha dato ancora risultati apprezzabili, se si eccettua la delibera poi silurata dal Tribunale amministrativo.

Nella lettera è infine presente la richiesta al ministero competente di emanare “le tariffe per la liquidazione giudiziale dei compensi giornalistici, come da decreto ministeriale 140/2012 sui compensi professionali”, sul modello dei tariffari in vigore per altri ordini e che dovrebbero contemplare le condizioni economiche minime per il rispetto del decoro professionale.

(da: Rassegna Sindacale, 7 gennaio 2015, www.rassegna.it)

07 gennaio 2016

LETTERA AL PREMIER PROMOSSA DALLA CLAN FNSI


"Caro Renzi, lo sfruttamento dei precari esiste 
e danneggia l'informazione"



(lettera con adesioni sempre aperte)

Il Presidente del Consiglio Renzi, all'incontro stampa di fine anno, ha negato che in Italia esista lo sfruttamento dei giornalisti precari. In risposta, l'1 gennaio un gruppo di freelance della Clan Fnsi ha promosso una lettera aperta al Premier, aprendone le adesioni a tutti i giornalisti (anche contrattualizzati e pensionati) che la condividano.
Nella lettera, oltre a riassumere i dati e le condizioni del lavoro giornalistico autonomo e precario in Italia, al Presidente del Consiglio vengono avanzate 7 richieste: contributi e agevolazioni solo agli editori che pagano equamente e con regolarità; superamento dei contratti atipici; pari diritti e tutele ai giornalisti dipendenti e autonomi; applicazione della legge sull'equo compenso e proroga della sua Commissione d'attuazione; emanazione delle tariffe ministeriali per la liquidazione giudiziale dei compensi; imporre la tracciabilità e la firma di tutti gli articoli, per agevolare i controlli e far emergere il lavoro nero o non retribuito.
La lettera, in pochi giorni, ha raccolto quasi 250 adesioni da tutta Italia, fra le più varie appartenenze e sensibilità: freelance, contrattualizzati, responsabili di piccole testate, pensionati, dirigenti regionali e nazionali, sia del sindacato, che dell'Ordine, che dell'Inpgi.

Il testo con l'elenco dettagliato delle adesioni, aggiornato quotidianamente, è on line al link:


Per aderire scrivere a: giornalistifreelance@gmail.com
 specificando nome, cognome, qualifica professionale ed eventuali incarichi di categoria.

Di seguito il testo integrale della lettera:




"CARO RENZI, LO SFRUTTAMENTO DEI GIORNALISTI ESISTE,
E DANNEGGIA L'INFORMAZIONE":
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Signor Presidente del Consiglio,
in apertura del 2016 ci rivolgiamo a lei, da freelance attivi nella Fnsi – il sindacato dei giornalisti italiani – e nella sua Commissione nazionale lavoro autonomo, per esprimerle sconcerto per il tono liquidatorio da lei usato, durante l'incontro stampa di fine anno, sul tema dei giornalisti precari sottopagati.
Davanti al problema manifestato in apertura dal Presidente dell'Ordine dei giornalisti, lei lo ha negato, dando l'impressione di ignorare le reali condizioni di lavoro della maggioranza dei giornalisti italiani. Condizioni che dovrebbero esserle note, sia per il suo ruolo istituzionale, sia tramite il Sottosegretario all'Informazione ed editoria Lotti, che presiede la Commissione per l'equo compenso per i giornalisti non dipendenti.
I dati ufficiali dimostrano che i lavoratori autonomi e atipici sono oggi il 62,6% dei giornalisti attivi, e sono in rapida crescita. Spesso con redditi medi da 11.000 euro lordi l'anno, e nella metà dei casi di circa 5.000. Con spese a proprio carico, e con una netta disparità di diritti, tutele e forza di contrattazione rispetto ai colleghi dipendenti. E queste sono condizioni di oggettiva debolezza, di ricatto occupazionale e sfruttamento del lavoro, che ledono la libertà e la qualità dell'informazione.
Dovere deontologico dei giornalisti è di informare correttamente, senza subire condizionamenti. Ma per farlo serve anche non essere costantemente oggetto di ricatti economici ed occupazionali. Che è ciò che accade a gran parte degli autonomi, che contribuiscono significativamente, da collaboratori esterni - senza tutele, sicurezze e quasi sempre senza retribuzioni adeguate - al sistema informazione di questo Paese. E non stiamo pensando solo alle grandi testate, ma anche a quelle minori, alle realtà periferiche, a quelle a rischio come nelle terre di mafia, dove l'informazione riguarda la vita quotidiana dei cittadini.
Condizioni di lavoro, queste, che non vengono riequilibrate dai 20 euro lordi ad articolo, o dai 6 euro lordi per un lancio d'agenzia o di un articolo su web, così come individuati nelle pasticciate norme d'attuazione della legge 233/2012 sull'equo compenso giornalistico. Legge peraltro largamente inattuata, e spesso a fronte di retribuzioni anche di molto inferiori.
Tutti questi sono problemi che riguardano anche il Governo e i suoi poteri d'intervento.
Lo affermiamo con la consapevolezza di chi cerca di trovare nella contrattazione tra sindacato ed editori una risposta a dei temi cruciali per il futuro del settore. Ma proprio per questo ci permettiamo anche di suggerirle, signor Presidente del Consiglio, qualche tema che Governo e Parlamento potrebbero già da oggi utilmente affrontare:
- Contributi e agevolazioni pubbliche solo agli editori che dimostrano di pagare equamente e con regolarità i giornalisti
- Superamento dei contratti atipici nel mercato dell'informazione, supportando l'emersione dalla precarietà, il lavoro stabile, o comunque il “buon lavoro” equamente retribuito
- Garantire pari diritti e tutele al lavoro giornalistico sia dipendente che autonomo
- Rimettere urgentemente mano alla delibera d'attuazione dell'Equo compenso giornalistico per i lavoratori autonomi (ora sub judice del Consiglio di Stato, dopo la bocciatura del TAR del Lazio)
- Prorogare l'esistenza della Commissione per l'equo compenso, in scadenza nei prossimi mesi, senza la quale la legge 233/2012 che lo prevede sarebbe inapplicabile
- Emanazione da parte dal Ministero della Giustizia delle tariffe per la liquidazione giudiziale dei compensi giornalistici, come da Decreto ministeriale 140/2012 sui compensi professionali
- Imporre la tracciabilità e l'obbligo di firma di tutti gli articoli, per tutte le testate registrate, anche online, al fine di agevolare i controlli e far emergere il lavoro nero o non retribuito
Per queste ed altre ragioni, e per poter guardare a "un 2016 all'insegna della libertà di informazione", sono necessarie risposte e impegni urgenti. E non solo dei giornalisti e delle parti sociali, ma anche delle Istituzioni locali, del Parlamento e del Governo.
Oggi sta a ciascuno fare la propria parte.
Con gli auguri di un produttivo e positivo 2016

- Maurizio Bekar, rappresentante del Friuli Venezia Giulia e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo (Clan-Fnsi), del direttivo Assostampa Friuli Venezia Giulia
- Ferdinando Baron, rappresentante della Lombardia nella Clan-Fnsi, della Commissione Contratto Fnsi-Fieg
- Marco Bobbio, rappresentante del Piemonte nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Subalpina
- Susanna Bonfanti, rappresentante della Toscana nella Clan-Fnsi
- Claudio Chiarani, rappresentante del Trentino Alto Adige nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Trentina
- Candida De Novellis, rappresentante dell’Abruzzo nella Clan-Fnsi, del direttivo Sindacato Giornalisti Abruzzesi
- Livia Ermini, rappresentante del Lazio nella Clan-Fnsi
- Dario Fidora, rappresentante della Sicilia nella Clan-Fnsi
- Antonio Fico, rappresentante del Lazio nella Clan-Fnsi, del direttivo di Stampa Romana
- Luca Gentile, rappresentante della Sardegna nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Sarda
- Francesca Marruco, rappresentante dell'Umbria nella Clan-Fnsi, del direttivo Assostampa Umbria
- Ottavia E. Molteni, rappresentante della Lombardia nella Clan-Fnsi
- Francesco Monteleone, rappresentante della Puglia nella Clan-Fnsi
- Laura Viggiano, rappresentante della Campania nella Clan-Fnsi, del direttivo Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e presidente della Commissione regionale lavoro autonomo
LA LETTERA E’ APERTA ALLE ADESIONI DI ALTRI GIORNALISTI
Le adesioni (nome, cognome, qualifica professionale ed eventuali incarichi) vanno inviate a: giornalistifreelance@gmail.com