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30 giugno 2024

ESISTE LA PROFESSIONE “GIORNALISMO”? OPPURE… La sconsolata risposta a una collega

"... dobbiamo diventare tutti influencer, youtuber prima che arrivi l’intelligenza artificiale e ci spazzi via tutti?"

Avevamo rilanciato dalla pagina Facebook "Giornalisti freelance" la testimonianza "UN "NUOVO GIORNALISMO"?, con delle amare riflessioni e richieste di una ex tirocinante, poi divenuta freelance ma senza soddisfazioni né prospettive. 

Il testo, ripubblicato anche dalla nostra newsletter, ha ricevuto in risposta una riflessione, altrettanto amara, da parte di un collega, che pubblichiamo di seguito in forma anonima.

Buongiorno,

ho letto con molto interesse la testimonianza e, devo dire, che mi sono rivisto in molteplici situazioni.

Posso solo esprimere vicinanza, comprensione, solidarietà e condivisione a chi ha scritto quel testo, condivisione che poco aiuta ma che evidenzia il problema.

Un testo che definirei non uno sfogo ma una attenta descrizione di una realtà che esiste, che molti non conoscono e che, purtroppo molti non vogliono conoscere.

I giornalisti oggi e, in particolare i freelance come il sottoscritto, si trovano nella condizione di confrontarsi con un contesto professionale a dir poco incredibile. Sì, direi che la definizione corretta è proprio “incredibile”, poiché non si può credere alle tantissime difficoltà alle quali siamo sottoposti, all’essere in molti persone che possono vantare curriculum eccellenti, titoli di studio, esperienze, capacità e conoscenze aggiornate e tanto altro ancora, frutto di fatiche personali e personalissime, di sacrifici personali e personalissimi, di rinunce e poi, vedersi catapultati, semplicemente, nel niente fatto di silenzio. Sì, è incredibile portare servizi giornalistici e vederseli ignorare completamente, non essere presi in considerazione, trascurati al punto tale da divenire invisibili.

E, nel frattempo, fare parte di una categoria estremamente criticata dal contesto sociale e diventare oggetto di apparente benessere e grande soddisfazione personale.

Bisogna provare la sensazione di sentirsi buttati via per comprendere la “grande soddisfazione personale”.

Niente da fare nelle testate affermate e, allora, si cade nella rete del microscopico, con editori improvvisati, con promesse che si trasformano in dipendenze di umilianti aspettative fino al punto di lasciare e dedicarsi alla professione completamente autonoma che più autonoma non può essere: i blog e tutto ciò che l’on line può offrire, ovviamente, gratis.

Libertà di stampa? Certo ma la libertà passa anche attraverso il lavoro, quello vero, quello espresso in modo deciso nell’art. 1 della Costituzione e ripreso poi in altri passi della Carta. Il lavoro retribuito, che rende l’uomo, e non il cittadino, degno, rispettato, orgoglioso e… libero.

E tutto questo senza parlare delle pressioni che continuamente arrivano da ogni dove.

Dai giornalisti oggi si vuole professionalità, sacrificio, fedeltà, appartenenza e tanto altro. Ma, per cosa?Con quale spirito possiamo affrontare i tanti corsi che sosteniamo quando poi, alla fine, non possiamo confrontarci con il nostro lavoro?

Possiamo vivere di niente?

Possiamo almeno criticare quello che accade intorno a noi?

Possiamo continuare così?

E, infine, esiste ancora una professione che si chiama “giornalismo” oppure dobbiamo diventare tutti influencer, youtuber prima che arrivi l’intelligenza artificiale e ci spazzi via tutti?

Uno sconsolato saluto.

(Giugno 2024)


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Coordinamento giornalisti precari e freelance
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15 giugno 2024

UN "NUOVO GIORNALISMO"? Amare riflessioni e richieste di una ex tirocinante, poi freelance

Rilanciamo (dalla pagina FB "Giornalisti freelance") la testimonianza, con delle amare riflessioni e proposte di una collega giornalista autonoma, ex tirocinante. E' stata pubblicata in forma anonima, per tutelare la collega e le sue future possibilità di lavoro con le redazioni.

UN "NUOVO" GIORNALISMO?

Attualmente in Italia si sta parlando molto di censura e strumentalizzazione dell’informazione.

Non è estraneo a queste argomentazioni neanche il mondo stesso del giornalismo che ormai del suo originario significato ha salvato ben poco.

Iniziando con i milioni di comunicati stampa da ogni dove, che rendono le testate un vero e proprio spazio pubblicitario e di marketing (oltre a divenire asettiche e politicizzanti). Ironico appare poi il tentativo automatico da parte del direttore o della giunta comunale di etichettare politicamente un giornalista che tenta di fare il suo lavoro nel modo più oggettivo possibile. Negli articoli, alcune parole o frasi più delicate vengono fatte rimuovere perché ‘non si sa mai’. Già così è difficile contattare qualcuno (es. i permessi delle aziende sanitarie regionali per intervistare qualcuno o i vari intermediari prima di raggiungere il politico di turno): se osi dire qualcosa che non sia in linea con il tuo intervistatore non ti contatta più; se osi dire qualcosa che non sia in linea con il tuo direttore non scrivi più; se osi dire troppo, beh, non fai più e basta.

I tirocini vengono spesso retribuiti al minimo. Il problema di trovare dei fondi, soprattutto per le testate piccole, è certamente reale. Ma quando un giornalista scrive dai quattro ai sette articoli al giorno, non comunicati stampa, e si ritrova con 300 euro al mese, anche dopo la fine del tirocinio, allora qualcosa non va. Quando svariati giornalisti e pubblicisti arrivano ad andare in esaurimento nervoso dopo essere stati trattati come degli stracci, ci si rende conto che non è un mondo salutare.

Allora molti decidono di optare per il lavoro autonomo, il cosiddetto ‘freelancer’.

Le testate più ampie non leggono neppure le mail e bisogna chiamarle una ventina di volte per una proposta d’ articolo. Solo 1 su 5 risponde. Spesso chi risponde comunica che ha una redazione chiusa. Un gran peccato perché sarebbe importante garantire un’apertura almeno in caso di articoli di particolare interesse.

Così non resta che contattare le testate locali, che troppo spesso fanno lavorare senza contratto, e alle quali bisogna chiedere di ricordarsi di pubblicare l’articolo. Ricordarsi di pubblicare un articolo. “E un giorno, il redattore decide autonomamente di non farti lavorare più. Scrivendoti che non c’è più bisogno della collaborazione? No, bloccandoti su whatsapp. Bloccandoti su whatsapp.”

"Sono senza parole e cerco di capire dove ho sbagliato.

Allora contatto un’altra redazione dove inizio una collaborazione in prova. Anche qui viene fuori il problema economico. Gli articoli vengono pubblicati dopo molte settimane. Questa volta, invece di andare in paranoia e farmi mille sensi di colpa, decido di affrontare la situazione di petto e chiedere spiegazioni.

Mi vengono fatte le loro scuse, ammettendo che ‘si sono dimenticati’ dei miei articoli e mi dicono di scrivere loro ogni tanto per ricordare di pubblicarli.

Va bene. Lo faccio.

Poi, però, gli articoli non vengono proprio più pubblicati. Riscrivo. Non mi rispondono. Ma come? Mi avevate detto che gli articoli erano buoni! Dove ho sbagliato?

Mi ritrovo a sentirmi in una situazione che mi ricorda tanto i piccoli abusi tossici, così sottili che ti fanno venire il dubbio di essere tu il problema. Forse ho scritto troppo? Forse troppo poco?

Senza lamentele o piagnistei.

Stavolta no.

Non è mia la colpa."

Questo tipo di situazioni sono ben note nell’ambiente. Il silenzio che le circonda, però, non è né etico né professionale. Chi continua a scrivere, nonostante tutto, lo fa perché crede veramente nel potere dell’informazione democratica e nella possibilità di creare riflessione nei lettori. Pagare 10 euro un articolo, non considerare professione da tutelare il reporter di guerra, non rispettare e non considerare allo stesso livello il lavoratore autonomo non sono cose accettabili.

Chiediamo quindi, all’Odg e all’Assostampa, effettiva tutela per i freelancer, maggior controllo nelle redazioni e la possibilità di venire incontro a chi di questo lavoro non riesce a vivere. E siamo in molti.

Chiediamo per questo la possibilità di poter pagare INPGI e ODG in proporzione al reddito o all’ISEE conseguita.

Essere tenuti a dover pagare entrambi più di 300 euro all’anno per un guadagno netto alle volte pari a 100 (!) annuali non è ammissibile. Ci sono giornalisti e pubblicisti validi che si sono tolti dall’Ordine per ragioni sopra citate.

Si chiede, in conclusione, considerazione e rispetto di diritti, e doveri, che dovrebbero essere fondanti in questa professione che dovrebbe far prevalere onestà, trasparenza e qualità rispetto alla quantità e all’elitarietà.

(Maggio 2024 - Da: giornalistifreelance)

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16 agosto 2022

APPELLO PER UN NUOVO INPGI E UN INVITO AI GIORNALISTI (di Lorenzo Mansutti)

La riflessione di un non dipendente
Dal sito di Articolo 21

Malgrado il pieno agosto, ci pare utile richiamare nuovamente l'attenzione sull' "Appello per un nuovo INPGI: più garanzie per i giornalisti lavoratori autonomi", lanciato nei mesi scorsi.

Lo facciamo con una riflessione-invito all'adesione del collega autonomo Lorenzo Mansutti (consigliere dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia e consigliere nazionale della Fnsi), ripresa dal sito web di Articolo 21 (nonchè dalla newsletter dell'Assostampa FVG, n.d.r.).

L'intento della petizione è stata dichiaratamente quella di stimolare la riflessione e il confronto sul destino del "nuovo Inpgi" dei giornalisti lavoratori autonomi, e mettere l'accento su alcuni rischi e sulle scelte da fare.

La riflessione del collega va in questa direzione, e invitiamo perciò a leggerla, divulgarla e a far firmare la petizione (https://chng.it/Yvmsvkxt) per far sentire la voce e preoccupazioni di - crediamo - tanti colleghi. Grazie

Sono graditi altri contributi e riflessioni, da inviare a: igiornalistiprecari@gmail.com

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APPELLO PER UN NUOVO INPGI:
PIU' GARANZIE PER I LAVORATORI AUTONOMI

di Lorenzo Mansutti
(da Articolo 21)

Da parecchi anni è ormai complicato essere giornalisti in Italia. Non ci stiamo riferendo a colleghi minacciati da organizzazioni criminali ed a chi è purtroppo oggetto di ‘querele temerarie’, odiosi attacchi ad personam in grado di rovinare la vita professionale di un giornalista.

Parliamo qui della possibilità di costruire una vita dignitosa facendo questo mestiere con fiducia nel futuro grazie a contributi da versare con fatica. L’INPGI (o meglio, il vecchio INPGI 1), quello dei giornalisti dipendenti, è stato definitivamente assorbito dall’INPS per decisione del governo Draghi. Fuori dall’operazione è rimasto, invece, l’INPGI 2 (l’odierno unico INPGI), vale a dire quello di lavoratori freelance, autonomi e parasubordinati: la parte più ampia e anche più fragile ed esposta della categoria. Disponiamo di poche tutele, meno contributi previdenziali e spesso non abbiamo né orizzonti davanti a noi né la possibilità di vivere del lavoro di giornalista.

Nei mesi scorsi sono comparse sul web un paio di petizioni con l’intento di fare luce sul destino del nuovo INPGI (ex-INPGI 2) e sul suo statuto di fronte ad una situazione totalmente cambiata. La petizione ‘Appello per un nuovo INPGI: più garanzie per i giornalisti lavoratori autonomi’ ha raccolto le firme di parecchi giornalisti e cittadini lungo la nostra penisola.

L’appello, “steso da un piccolo gruppo di giornalisti precari, in forma anonima per evitare etichettature di parte od autopromozionali”, chiede che il nuovo INPGI possa avere una sorte diversa e migliore del vecchio INPGI 1. C’è la necessità di una gestione oculata, trasparente e partecipata, ma anche agile e sobria, che eviti sovradimensionamenti dell’ente e che garantisca un’ampia partecipazione sulle decisioni da prendere per un domani sicuro.

Siamo gli unici ad osservare che la nascita del nuovo INPGI e del suo statuto stanno avvenendo nel più completo silenzio? Sarebbe auspicabile un percorso di ascolto di freelance, autonomi e parasubordinati? Cosa ne pensano i colleghi? Perché non discuterne apertamente e insieme?

Ad inizio 2022, durante il discorso d’insediamento, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto l’accento sulla questione: «Dignità è garantire ai cittadini — ha affermato — un’informazione libera e indipendente.» Ciò non sarà possibile se i giornalisti non dipendenti continueranno ad essere ‘indeboliti dalla precarietà del loro lavoro’: compensi, versamento di contributi e l’intera previdenza dipendono dall’attuazione delle leggi sull’equo compenso e da un INPGI che si batta anche su questo.

La petizione è aperta ad addetti ai lavori e semplici cittadini, poiché un’informazione libera ed indipendente è patrimonio di tutti in una sana democrazia. L’invito è quello ad aderire.

Questo il link al testo:
https://www.change.org/p/appello-per-un-nuovo-inpgi-pi%C3%B9-garanzie-per-i-giornalisti-lavoratori-autonomi

Fonti: Articolo 21 e Assostampa FVG


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Coordinamento giornalisti precari e freelance
e Commissione regionale lavoro autonomo
dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia

Restiamo in contatto:
precari.freelance@assostampafvg.it

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09 giugno 2022

EQUO COMPENSO IN INIQUA INFORMAZIONE, di Vincenzo Vita* (da Il Manifesto, 8 giugno 2022)


Uno scandalo tra gli scandali: la mancata applicazione della legge n. 233 del 31 dicembre 2012, quella sull’equo compenso nel settore giornalistico. 

Si tratta di un buco nero della vita italiana, di cui ben poco si parla, perché gli editori sono i primi a voler eludere la realtà dei fatti, in quanto i maggiori responsabili del misfatto. 

Due brevi cenni di storia. 

Dopo un lungo tira e molla parlamentare, un parere negativo dell’allora ministra del lavoro Elsa Fornero corretto successivamente dal vice Michel Martone, ecco che finalmente venne alla luce un testo piccolo piccolo, volto a dare un po’ di sollievo alla vasta componente povera o impoverita dell’informazione. I dati ci illustrano con crudezza lo stato dell’arte: oltre la metà del settore è popolata da precari e persino schiavi intellettuali, costretti a scrivere o a produrre servizi radiotelevisivi senza un trattamento appena decente.

Il precariato, non solo in tale ambito, è da tempo una delle facce dolorose dell’età liberista. Ma si è ormai superato ogni limite di guardia: gli articoli pagati con una manciata di euro sono spesso l’architrave delle notizie. Croniste e cronisti magari impegnati in zone rischiose o su tematiche sensibili a rischio costante di querele temerarie di carattere intimidatorio ottengono – quando arrivano- pagamenti irrisori. Basti andare sull’apposito sito Lo Spioncino dei Freelance, dove si raccolgono situazioni e cifre. 

C’è da vergognarsi. 

La legge del 2012 sembrò, anche per la sua linearità a prova di eventuali azzeccagarbugli, una boccata di ossigeno. Niente di rivoluzionario e neppure di innovativo, bensì una semplice tutela delle persone costrette a passare la giornata in una corsa a ostacoli per la sopravvivenza. Ebbene, malgrado la semplicità dell’articolato e all’assenza di insidiosi regolamenti attuativi, il dispositivo è inapplicato. Dieci anni dopo. In simile comparto è un secolo. 

Come mai? La causa efficiente (e strumentale) è il mancato esito decisionale della commissione prevista dall’articolo 2 per la valutazione delle forme del cosiddetto equo compenso, immaginato dall’articolo 1 per difendere coloro che non hanno un rapporto di lavoro subordinato in quotidiani o periodici (pure telematici) o nelle agenzie di stampa o nelle emittenti radiotelevisive. Ecco, la commissione soffre di un ostruzionismo interno, in particolare della componente espressa dalla federazione degli editori. 

La Fieg, del resto, non riconosce l’esistenza del precariato e si rifiuta di vedere la povertà creata dalla stessa incapacità delle proprietà di capire le trasformazioni del sistema. Queste ultime, vedi i casi del New York Times o del Washington Post, richiedevano una visione e una strategia volte ad immaginare un paradigma diverso dello e nello sviluppo. Stiamo parlando della frontiera tra analogico e digitale, tra vendite in edicola e abbonamenti, con una scommessa sulle stesse opportunità tecnologiche. In passato, ad esempio, la federazione ebbe un ruolo importante nella riforma del 1981 (l.416), tuttora un punto di riferimento.

Ora, in linea con le componenti arretrate delle imprese, il gretto risparmio sul lavoro vivo sembra l’unica politica concreta. Invece di interrogarsi sul perché le vendite siano crollate così miseramente e sui motivi del crescente disinteresse verso i quotidiani (con pochissime eccezioni), si suppone di rifarsi su chi scrive o fa servizi. 

Un allarme va lanciato, visto che la questione va persino al di là del suo specifico e ci interpella sulla miseria in cui siamo caduti. Miseria in tutti i sensi. 

Tutto questo stride con le dinamiche europee, che appaiono al contrario prossime al varo di una direttiva sul salario minimo. Gli editori italiani hanno scelto di uscire dalla modernità?

Naturalmente, un peso dovrebbe averlo il governo, cui spetta attraverso l’apposito dipartimento della presidenza del consiglio di convocare e gestire la stessa commissione. Ci si attende dal pacato sottosegretario con delega Giuseppe Moles una parola, se non proprio un grido. 

Tra una cosa e l’altra, arrivano al comparto 665 milioni di euro. Qual è la scusa?

(Da: "Il Manifesto", 8 giugno 2022)

* Vincenzo Vita è stato tra i parlamentari attivamente impegnati per l'approvazione della legge 233/2012 sull'equo compenso per i giornalisti non dipendenti. Da senatore del Pd, fu copresentatore di alcuni emendamenti che, in dirittura d'arrivo, permisero di giungere all'approvazione della legge. Ma, fino ad oggi, colpevolmente inattuata (N.d.r.)

17 maggio 2021

ODG LOMBARDIA: PAGARE I GIORNALISTI E NON IN BASE AI CLICK

ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA LOMBARDIA: 

"IL LAVORO NON SI PAGA IN BASE AI CLICK"


BLASTING NEWS RIVEDE LE POLICY E PRESENTA PROGRAMMA PER GIORNALISTI:

“MINIMO GARANTITO DI 50 EURO PER ARTICOLI ESCLUSIVI”


La professione giornalistica non è un contest in cui vince chi ha più like e neppure una riffa regolata da un algoritmo oscuro, ma è invece un’attività normata dalla legge che risponde solo ai valori della Costituzione e alla deontologia professionale e che deve essere remunerata secondo tali criteri. Con questa motivazione il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti, ha invitato i giornalisti responsabili del sito/piattaforma Blasting News a modificare le condizioni contrattuali e i metodi di pagamento dei contributi giornalistici pubblicati dalla testata, registrata al Tribunale di Milano e con sede legale a Lugano (CH).

Secondo Galimberti è inammissibile che la remunerazione degli articoli accettati e quindi pubblicati da Blasting News sia legata esclusivamente al (presunto) successo raccolto tra i lettori e misurato, tra l’altro, da un algoritmo interno riservato. “La prestazione professionale del giornalista – ha spiegato Galimberti ai titolari della piattaforma – è da considerare una prestazione di mezzi e non di risultato, esattamente come quella di un medico o di un avvocato che vengono pagati a prescindere dalla durata della prognosi o dalla lunghezza della condanna inflitta dal giudice. E, come quelle prestazioni, la remunerazione del giornalista deve essere prestabilita, concordata preventivamente e legata all’accettazione del pezzo da parte dell’editore, momento nel quale appunto viene già attribuita una valenza economica dell’articolo”.
Questo comunque non esclude, secondo il presidente dell’Odg lombardo, la possibilità di riconoscere un eventuale premio di risultato, “ma solo come parte accessoria, eventuale e complementare della remunerazione di base concordata preventivamente. Un compenso legato ai soli “click” è invece contrario ai principi dell’ordinamento giuridico, a quelli della deontologia professionale e anche della dignità del lavoro e, prima ancora, della dignità umana”.

“Il modello di Blasting News è legato agli introiti generati dalla pubblicità (molto bassi soprattutto perché la maggior parte rimangono nelle mani dei colossi tech) – recita una nota di Blasting News – e ha permesso in questi otto anni di condividere con centinaia di autori il denaro generato da questo sistema. Il nostro algoritmo è trasparente e valuta il traffico non in base ai click o ai like ma in base alle letture effettive degli articoli. Dopo aver discusso con il presidente dell’Odg lombardo, Alessandro Galimberti, abbiamo deciso di creare Blasting News 4 Journalism (BN4J) un nuovo programma aperto a tutti i giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’ODG che prevede un pagamento minimo garantito per articoli esclusivi, selezionati e approvati dalla redazione di Blasting News Italia. Gli articoli devono essere presentati attraverso un pitch dettagliato: se accettati verranno pagati un minimo garantito di 50 euro, molto di più degli standard di un mercato in cui alcuni grandi media pagano poco più di 5 euro ad articolo e attorno alle 50 euro una giornata intera di lavoro. BN4J è un programma limitato a uno specifico tipo di contenuti esclusivi di alta qualità (per esempio inchieste e approfondimenti) che si aggiunge al nostro modello tradizionale legato al traffico che rimane e rimarrà il modello principale della piattaforma. Tutti i dettagli di BN4J saranno pubblicati nei prossimi giorni sul sito di Blasting News”.


14 aprile 2017

LINUX PER GIORNALISTI: DOCUMENTAZIONE

OPEN PRESS DAY - LINUX PER GIORNALISTI
Materiali di documentazione
del seminario dell’8 aprile 2017

(Circolo della stampa di Trieste)



Corso di formazione dell’
Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia

Promosso da
Coordinamento giornalisti precari e freelance
dell’Assostampa FVG


In collaborazione con
AsCI (Associazione Cultura Informatica) di Udine

Sponsor
Nachste.it – www.nachste.it - consulenze IT


Rendiamo qui disponibili i supporti informativi del seminario “Open Press Day: Linux per giornalisti”, tenuto da Maurizio Bekar (freelance, vicesegretario dell’Assostampa FVG) e Alessio Spoto (tecnico e consulente informatico) l’8 aprile 2017 al Circolo della Stampa di Trieste.

Un seminario introduttivo sui software “liberi” e Open source del sistema operativo Linux, e sulle loro possibilità di utilizzo da parte di giornalisti e operatori dell’informazione: le origini di Linux e un’introduzione a vari programmi gratuiti (Office, grafica e fotoritocco, montaggio audio e video, impaginazione...) alternativi ai più noti programmi commerciali.


INTRODUZIONE A LINUX
e ai suoi più noti software:
“VADEMECUM PER IL SOFTWARE LIBERO”
N.B. Il testo è del 2013, e da allora ci sono state delle evoluzioni tecniche;
ma le indicazioni generali e i link indicati sono tuttora validi


GUIDA SINTETICA A LINUX
E AI SOFTWARE "LIBERI"
PER WINDOWS E MAC:
come sceglierli e installarli
(note a cura di Maurizio Bekar)


SLIDES ILLUSTRATIVE SU LINUX
E I SOFTWARE OPEN SOURCE
proiettate all'Open Press Day
dell'8 aprile 2017 a Trieste:
chiederne una copia a info@nachste.it


CONTATTI DEI RELATORI
Maurizio Bekar: info.bekar.net@gmail.com
Alessio Spoto: info@nachste.it 


14 marzo 2017

LINUX PER GIORNALISTI L'8 APRILE A TRIESTE

OPEN PRESS DAY: CORSO DI FORMAZIONE GRATUITO
(4 crediti formativi)


 A cura di Odg FVG e 
Coordinamento giornalisti precari e freelance
dell'Assostampa FVG

Nell’ambito dei corsi di formazione dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, il Coordinamento giornalisti precari e freelance dell’Assostampa FVG promuove per l'8 aprile a Trieste “Open Press Day”: un seminario divulgativo sui software gratuiti e open source del sistema operativo Linux, e sulle loro possibilità di utilizzo da parte di giornalisti e operatori dell’informazione. Al corso (per il quale sono riconosciuti 4 crediti formativi) verranno presentati il sistema Linux e vari programmi di grafica e fotoritocco, montaggio audio e video, impaginazione, gestione contabilità, file hosting in cloud. La partecipazione è gratuita.

Condotto dal consulente informatico Alessio Spoto e dal freelance Maurizio Bekar, vicesegretario dell'Assostampa FVG, l’ “Open Press Day” si terrà si terrà sabato 8 aprile al Circolo della Stampa di Trieste, in Corso  Italia 13 (primo piano), dalle ore 9.30 alle 13.30. Rivolto ai giornalisti, è aperto anche ad altri interessati, fino ad esaurimento dei posti disponibili (per l’accesso in sala avranno la precedenza i giornalisti iscritti al corso di formazione).
 

Al corso verranno presentate le caratteristiche del sistema operativo “libero” Linux ed alcuni software gratuiti e open source, alternativi ai consueti programmi di riferimento commerciali. Si tratta di prodotti affidabili, e facilmente gestibili anche da un utente medio. Spesso possono anche essere montati su sistemi Windows o Mac, o in installazioni parallele di Linux sul proprio computer, potendo così scegliere di volta in volta quale sistema usare. 

Linux, infine, è meno bisognoso di risorse dei propri corrispettivi commerciali, e quindi più leggero e veloce, tanto da permettere di riportare a nuova vita dei computer vecchi, o molto lenti con altri sistemi operativi. Linux è quindi anche un’opzione utile per risparmiare la spesa dell’acquisto di un nuovo pc.


Il seminario dell'8 aprile è organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Coordinamento precari e freelance dell’Assostampa Fvg e l’AsCI (Associazione Cultura Informatica) di Udine, ed è sponsorizzato da Nachste.it, società di consulenza sull’Information Technology.

L’iscrizione dei giornalisti, per i crediti formativi, è aperta on line sulla consueta piattaforma S.I.Ge.F dell’Ordine: http://sigef-odg1.lansystems.it


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Informazioni: 
Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia
precari.freelance@assostampafvg.it

http://freelancefvg.blogspot.it/2017/03/linux-per-giornalisti-e-non-l8-aprile.html

06 gennaio 2017

LINUX PER GIORNALISTI (E NON) IL 21 GENNAIO A UDINE

OPEN PRESS DAY: CORSO DI FORMAZIONE GRATUITO
(4 crediti formativi) Aperto a tutti


 A cura di Odg FVG e 
Coordinamento giornalisti precari e freelance
dell'Assostampa FVG

Nell’ambito dei corsi di formazione dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, il Coordinamento giornalisti precari e freelance dell’Assostampa FVG promuove per sabato 21 gennaio a Udine “Open Press Day”: un seminario divulgativo sui software gratuiti e Open Source del sistema operativo Linux, e sulle possibilità di loro utilizzo da parte di giornalisti e operatori dell’informazione. Al corso (per il quale sono riconosciuti 4 crediti formativi) verranno presentati il sistema Linux e vari programmi di grafica e fotoritocco, montaggio audio e video, impaginazione, gestione contabilità, file hosting in cloud.

Condotto dal consulente informatico Alessio Spoto e dal giornalista freelance Maurizio Bekar, l’ “Open Press Day” si terrà il 21 gennaio nella Sala Valduga della Camera di Commercio di Udine, in Piazza Venerio 8, dalle ore 9.30 alle 13.30. Il seminario è rivolto primariamente ai giornalisti, con una particolare attenzione agli autonomi, ma è aperto a tutti gli interessati, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
 

Al corso verranno presentate le caratteristiche del sistema operativo “libero” Linux ed alcuni software gratuiti e Open Source, validamente alternativi ai consueti programmi di riferimento commerciali. Si tratta di prodotti maturi e affidabili, e facilmente gestibili da un utente medio. Spesso possono anche essere montati su sistemi Windows o Mac, o in installazioni parallele di Linux sul proprio computer, potendo così scegliere di volta in volta quale sistema usare. 

Il sistema Linux, infine, risulta più leggero e meno bisognoso di risorse dei propri corrispondenti commerciali, tanto da permettere in molti casi di ridare nuova vita a computer vecchi e oramai molto lenti con altri sistemi operativi di ultima generazione. Linux è quindi anche un’ opzione per risparmiare la spesa dell’acquisto di un nuovo pc.

Il seminario di sabato 21 alla Camera di Commercio di Udine è organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Coordinamento precari e freelance dell’Assostampa Fvg e l’AsCI (Associazione Cultura Informatica) di Udine, ed è sponsorizzato da Nachste.it, società di consulenza sull’Information Technology.

L’iscrizione dei giornalisti, per i crediti formativi (aperta anche ai non residenti nel Friuli Venezia Giulia) è aperta on line sulla consueta piattaforma S.I.Ge.F dell’Ordine: http://sigef-odg1.lansystems.it/



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Informazioni: 
Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia
precari.freelance@assostampafvg.it

02 dicembre 2016

IL TEMPO DEGLI AUTONOMI: NOTE PER UN DIBATTITO (di Maurizio Bekar*)

*Consigliere nazionale Fnsi, coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo




Ora è il tempo degli autonomi. Perché oramai oltre il 62% dei giornalisti attivi lo sono, con una percentuale da anni in crescita. E perché spesso ricoprono ruoli strutturali e strategici nel sistema dell’informazione. A fronte di una costante riduzione del lavoro dipendente.

Si tratta di un tema sul quale è necessario sviluppare un confronto approfondito, perché i suoi presupposti culturali, e le politiche conseguenti, non sono affatto scontate.

Anche per questo è urgente convocare la “Conferenza organizzativa della Fnsi sulle problematiche del lavoro autonomo e della precarietà”, approvata nel 2015  dal Congresso di Chianciano, per “sviluppare un ampio confronto su quanto finora prodotto a livello nazionale e locale, su nuove proposte e per elaborare una piattaforma operativa aggiornata sul tema”.

Queste note vogliono essere un contributo di riflessione aperta, e di dibattito in tale direzione.

Partiamo da un presupposto, tutt’altro che provocatorio: una vasta area di lavoro autonomo non sarebbe di per sé un problema. Ma a patto che l’autonomo possa guadagnare un reddito almeno pari a quello di un dipendente, dopo essersi coperto le spese di produzione, di assicurazione, i contributi sufficienti per garantirsi una vera pensione. E disponendo di welfare e tutele sociali adeguate, assieme a ragionevoli prospettive di lavoro in un mercato davvero aperto e non feudale. Condizioni, queste, necessarie anche per poter esercitare la professione giornalistica con indipendenza e in un contesto di non ricattabilità, innanzitutto economica.

Ma non è questa la realtà in cui oggi si opera: “lavoro autonomo”, nel giornalismo, è quasi sempre sinonimo di sottopagato, senza tutele, e fortemente ricattabile. E (a differenza di quanto avveniva fino a 15-20 anni fa) senza nemmeno plausibili prospettive d’assunzione dopo un periodo iniziale di sottopagata precarietà.
Deve quindi essere accantonata l’idea secondo cui “un collaboratore, se è bravo e ha un po’ di pazienza, prima o poi verrà assunto”. Perché, nel mercato attuale, si può anche essere professionalmente bravissimi, ma non venire assunti mai, o almeno per diversi anni.

Quindi, nell’attesa di una lontana o improbabile assunzione, che fare? Quali politiche e risposte offrire oggi a chi - per scelta o per costrizione - opera da non dipendente?

Per queste ragioni è necessario costruire – oggi e nell’attuale contesto di mercato - quelle regole e tutele minime che mettano gli autonomi in condizioni di pari dignità con i dipendenti, e nella possibilità di campare dignitosamente del proprio lavoro.
E ciò non solo per l’inaccettabilità etica del veder perpetuare ampie fasce di sfruttamento di colleghi. Ma anche perché il lavoro autonomo, se sottopagato e senza diritti, diviene il principale antagonista del lavoro dipendente, delle politiche per le assunzioni, delle tutele dei contratti collettivi, ma anche della sostenibilità economica di enti come l’Inpgi e dei suoi servizi.

Da una parte è quindi necessario fornire politiche e risposte forti alle esigenze di migliaia di non dipendenti (su reddito, welfare, tutele, rappresentanza sindacale e aziendale...). Partendo dal presupposto che - piaccia o meno - questa è oggi la principale forma di lavoro nel giornalismo.

Dall’altra bisogna tentare di ricondurre nell’ambito del lavoro dipendente quelle vaste aree di lavoro oggi solo fittiziamente autonomo che corrispondono in realtà a posizioni di lavoro subordinato. E ciò alla luce degli attuali contratti collettivi, troppo spesso non applicati. Il che comporta stringenti politiche per le stabilizzazioni di chi già oggi ne avrebbe diritto, e un forte sostegno, anche economico, alle vertenze dei collaboratori (che spesso, quando si rivolgono a un tribunale, si vedono – e non a caso - dar ragione).

Tutto ciò non è antitetico all’ipotesi di riscrivere parte dei contratti collettivi nazionali, per adeguarli alle esigenze produttive attuali, per creare nuove figure professionali, e includervi quei collaboratori strategici oggi spesso inquadrati discutibilmente come co.co.co. Ma a condizione che ai nuovi profili non corrisponda, a fronte di una parità sostanziale di ruolo e impegno, un depotenziamento retributivo e di diritti rispetto ai dipendenti tradizionali. Perché ciò spingerebbe a smantellare de facto le altre figure, lasciando attive solo quelle depotenziate e più economiche.

Parallelamente alle politiche contrattuali e di stabilizzazione, oggi è necessario operare con forza su alcuni punti strategici, rivolti a tutto il lavoro non dipendente (a prescindere dal come sia declinato, e se lo sia per scelta o per costrizione). E che possono così venir sintetizzati:

- Affermare in tutte le sedi il principio della pari dignità tra il lavoro dipendente e non dipendente. Che va declinato di conseguenza nelle politiche sui diritti, il reddito, il welfare e l’assistenza, anche promuovendo uno Statuto del lavoro autonomo, per quanto gli è di specifico.

- Porre la questione del reddito al centro delle politiche per i non dipendenti, in riferimento all’art. 36 della Costituzione sul diritto a una retribuzione “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. In questo senso va anche rilanciata con forza una battaglia per l’applicazione di un equo compenso, che sia rapportabile alla retribuzione di un dipendente, e ciò sia nell’ambito dell’attuazione della legge 233/2012 che di accordi contrattuali.

- Vanno approfondite tutte le iniziative, sia d’interlocuzione interna che istituzionale, per giungere a un welfare e a pensioni adeguate per i lavoratori autonomi, anche tramite misure universali di sostegno al reddito.

- Va riformata, come indicato nella mozione approvata al XXVII Congresso Fnsi di Chianciano, la rappresentanza del lavoro autonomo. Sia nelle aziende (Cdr), sia dotando Commissione e Assemblea nazionale lavoro autonomo Fnsi di quegli strumenti e possibilità d’iniziativa, finora mancanti, per poter esercitare un ruolo più attivo e incisivo.
Scopo di Commissione e Assemblea nazionale, e delle Commissioni regionali, deve essere quello di divenire un credibile punto di riferimento, aggregazione e integrazione nella Fnsi di quel variegato mondo del lavoro non dipendente, oggi in larga parte distante dalle strutture sindacali tradizionali. Ma ruolo, regole e spazi operativi attuali di Commissione e Assemblea nazionale sono oggi inadeguati a tale scopo: per questo bisogna riflettere e intervenire in questa direzione anche nell’ambito delle previste riforme statutarie della Fnsi.

Sono questi solo alcuni appunti, qui proposti per sviluppare tra gli autonomi, nel sindacato, e più in generale nella categoria, un ampio confronto. Dal quale trarre scelte quanto più possibile condivise, ma segnate dalla consapevolezza di essere necessarie, urgenti e non rinviabili.
In questo senso è anche urgente attuare la “Conferenza organizzativa della Fnsi sulle problematiche del lavoro autonomo e della precarietà”, voluta dal Congresso di Chianciano, che dev’essere uno dei luoghi di confronto e poi di decisioni sul tema.

Partendo dal presupposto, come detto fin dall’inizio, che “ora è il tempo degli autonomi”. Dove quell’ “ora” sta a rappresentare tutta l’urgenza del problema, e delle politiche conseguenti. 


Maurizio Bekar
Consigliere nazionale Fnsi
coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo


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