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17 maggio 2021

ODG LOMBARDIA: PAGARE I GIORNALISTI E NON IN BASE AI CLICK

ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA LOMBARDIA: 

"IL LAVORO NON SI PAGA IN BASE AI CLICK"


BLASTING NEWS RIVEDE LE POLICY E PRESENTA PROGRAMMA PER GIORNALISTI:

“MINIMO GARANTITO DI 50 EURO PER ARTICOLI ESCLUSIVI”


La professione giornalistica non è un contest in cui vince chi ha più like e neppure una riffa regolata da un algoritmo oscuro, ma è invece un’attività normata dalla legge che risponde solo ai valori della Costituzione e alla deontologia professionale e che deve essere remunerata secondo tali criteri. Con questa motivazione il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti, ha invitato i giornalisti responsabili del sito/piattaforma Blasting News a modificare le condizioni contrattuali e i metodi di pagamento dei contributi giornalistici pubblicati dalla testata, registrata al Tribunale di Milano e con sede legale a Lugano (CH).

Secondo Galimberti è inammissibile che la remunerazione degli articoli accettati e quindi pubblicati da Blasting News sia legata esclusivamente al (presunto) successo raccolto tra i lettori e misurato, tra l’altro, da un algoritmo interno riservato. “La prestazione professionale del giornalista – ha spiegato Galimberti ai titolari della piattaforma – è da considerare una prestazione di mezzi e non di risultato, esattamente come quella di un medico o di un avvocato che vengono pagati a prescindere dalla durata della prognosi o dalla lunghezza della condanna inflitta dal giudice. E, come quelle prestazioni, la remunerazione del giornalista deve essere prestabilita, concordata preventivamente e legata all’accettazione del pezzo da parte dell’editore, momento nel quale appunto viene già attribuita una valenza economica dell’articolo”.
Questo comunque non esclude, secondo il presidente dell’Odg lombardo, la possibilità di riconoscere un eventuale premio di risultato, “ma solo come parte accessoria, eventuale e complementare della remunerazione di base concordata preventivamente. Un compenso legato ai soli “click” è invece contrario ai principi dell’ordinamento giuridico, a quelli della deontologia professionale e anche della dignità del lavoro e, prima ancora, della dignità umana”.

“Il modello di Blasting News è legato agli introiti generati dalla pubblicità (molto bassi soprattutto perché la maggior parte rimangono nelle mani dei colossi tech) – recita una nota di Blasting News – e ha permesso in questi otto anni di condividere con centinaia di autori il denaro generato da questo sistema. Il nostro algoritmo è trasparente e valuta il traffico non in base ai click o ai like ma in base alle letture effettive degli articoli. Dopo aver discusso con il presidente dell’Odg lombardo, Alessandro Galimberti, abbiamo deciso di creare Blasting News 4 Journalism (BN4J) un nuovo programma aperto a tutti i giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’ODG che prevede un pagamento minimo garantito per articoli esclusivi, selezionati e approvati dalla redazione di Blasting News Italia. Gli articoli devono essere presentati attraverso un pitch dettagliato: se accettati verranno pagati un minimo garantito di 50 euro, molto di più degli standard di un mercato in cui alcuni grandi media pagano poco più di 5 euro ad articolo e attorno alle 50 euro una giornata intera di lavoro. BN4J è un programma limitato a uno specifico tipo di contenuti esclusivi di alta qualità (per esempio inchieste e approfondimenti) che si aggiunge al nostro modello tradizionale legato al traffico che rimane e rimarrà il modello principale della piattaforma. Tutti i dettagli di BN4J saranno pubblicati nei prossimi giorni sul sito di Blasting News”.


15 gennaio 2017

IL SEGRETARIO LORUSSO SI ESPRIME SUL JOBS ACT



«I VOUCHER DEL GIORNALISMO 
SI CHIAMANO CO.CO.CO.»


Il segretario generale Fnsi.


«L’intervento sui voucher non basta: è necessario correggere la normativa sui contratti di collaborazione coordinata e continuativa, diventati i voucher del settore giornalistico». Il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, entra così nella diatriba sulle possibili modifiche all’ultima riforma del lavoro.

«Non serve un maquillage al Jobs act per evitare il referendum. È auspicabile che il governo intervenga in profondità e con decisione per cancellare tutte le forme di lavoro atipico che forniscono un quadro di legalità a situazioni di sfruttamento e precarietà dilagante».

All’indomani della decisione della Consulta sull’ammissibilità dei quesiti referendari sul Jobs act, il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, interviene così nella diatriba delle ultime ore sulle possibili modifiche alla riforma del lavoro del ministro Poletti.

«L’intervento sui voucher – spiega Lorusso – non basta: è necessario correggere la normativa sui contratti di collaborazione coordinata e continuativa, diventati i voucher del settore giornalistico. La facilità di accesso a questo strumento continua a creare abusi consentendo a molti editori di mascherare lavoro giornalistico subordinato aggirando le norme del contratto nazionale e lo stesso Jobs act».

Secondo il segretario della Fnsi, inoltre, la diffusione di forme di lavoro senza diritti e senza tutele nel settore editoriale «rappresenta un’emergenza non soltanto per la dignità e il decoro della professione e delle persone che la esercitano, ma anche e soprattutto per il sistema democratico, perché indebolisce la qualità dell’informazione, bene supremo di ogni democrazia compiuta».

E infine l’appello: «Il governo non può continuare a girare la testa dell’altra parte».


(Fonte: Fnsi)

16 luglio 2016

CLAN FNSI SU COLLABORATORI MESSAGGERO MARCHE


MOTTA E BEKAR: 
SITUAZIONE «GRAVISSIMA E INACCETTABILE».
«L'EDITORE SCELGA TRA LA TRATTATIVA E LE VERTENZE IN TRIBUNALE»

«Gravissima e inaccettabile». Così la Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi giudica la situazione dei 50 giornalisti collaboratori del Messaggero Marche ritrovatisi senza lavorotutele né prospettive dopo la chiusura dell’edizione locale del quotidiano.

Al rilancio dell’altro quotidiano regionale del Gruppo Caltagirone, il Corriere Adriatico, che ora esce in sinergia con Il Messaggero – spiega la Commissione – non ha infatti corrisposto l’assorbimento dei collaboratori dell’altra testata. E negli incontri individuali tra la proprietà e alcuni degli ex collaboratori vengono proposte retribuzioni dimezzate, oltre all’espressa rinuncia a ogni rivendicazione legale ed economica sul pregresso, a fronte di risibili liquidazioni forfettarie (si riferisce di un migliaio di euro, dopo 10 o più anni di lavoro).

«È noto – commentano Mattia Motta e Maurizio Bekar, presidente e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi – che i processi di concentrazione e sinergia editoriale, anche se definiti “di potenziamento”, spesso puntano invece solo ai tagli, per aumentare gli utili dell’editore. Se Caltagirone mira davvero allo sviluppo della sua presenza nelle Marche e al potenziamento del suo prodotto informativo, si avvalga allora anche della preziosa e pluriennale esperienza degli ex collaboratori del Messaggero. Ma garantendo a tutti i giornalisti, anche esterni, retribuzioni e condizioni dignitose».

Risulta invece che ai collaboratori del Corriere Adriatico vengono riconosciuti 5 euro lordi per articoli da 400 a 1.800 battute, 8 euro per i pezzi da 1801 a 3.000 battute, 13 euro lordi da 3.001 battute in su e nulla per le brevi. E che questi sono i compensi ora proposti ad alcuni degli ex collaboratori del Messaggero, che prima percepivano il doppio, cioè 9, 18 e 27 euro lordi a pezzo. Compensi inferiori a quanto previsto dell’accordo contrattuale sul lavoro autonomo.

«A parte le condizioni offerte, e certe affermazioni irreali ed offensive sugli ex collaboratori – evidenziano Motta e Bekar – si tratta di giornalisti che hanno collaborato con continuità, anche per 10 anni o più, alla produzione informativa del Messaggero. Cosa che li pone nella condizione di avviare delle cause per assunzione come dipendenti, per tutto il lavoro pregresso. Tanto che proprio nelle Marche, e contro il Messaggero, due cause sono risultate recentemente vittoriose, con ingenti risarcimenti. L’editore scelga quindi se vuole aprirsi a una trattativa sindacale, che punti al riassorbimento e a condizioni dignitose di lavoro per tutti i giornalisti, o se preferisce imboccare la strada delle vertenze in tribunale. In entrambi i casi, il sindacato dei giornalisti non farà mancare ai colleghi la sua presenza e il suo supporto».

23 settembre 2014

REFERENDUM SUL CONTRATTO: COSI' E' INUTILE

Documento dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia
e del Coordinamento precari e freelance
Venerdì 26 e sabato 27 settembre in tutta Italia si tiene il referendum sul nuovo contratto di lavoro nazionale giornalistico. A riguardo il direttivo dell'Assostampa Friuli Venezia Giulia ha approvato all'unanimità il seguente documento. Alla sua discussione e approvazione hanno preso parte anche i rappresentanti del Coordinamento giornalisti precari e freelance.

L'Assostampa Fvg, nel rispetto delle decisioni assunte dalla Fnsi, organizza a norma di regolamento venerdì 26 e sabato 27 settembre, dalle 10 alle 19, nei propri uffici di Corso Italia 13, secondo piano, Trieste, il referendum sul contratto di lavoro giornalistico firmato a fine giugno.
Nel contempo, il Consiglio Direttivo dell'Assostampa Fvg - con voto unanime - giudica inutile una consultazione che si svolge tre mesi dopo la firma, a contratto già in vigore e con queste modalità.
Il referendum indetto dalla giunta della Fnsi riunita con la consulta delle Associazioni regionali di stampa è infatti un "non referendum". Non è abrogativo per il semplice motivo che non può né vuole abrogare nulla: il contratto è già firmato e vigente, e ha avuto già le sue conseguenze anche nelle decisioni del Governo per il settore dell'editoria e dell'Inpgi. Non è propositivo perché non propone nulla, nemmeno di stracciare tutto e tornare al tavolo delle trattative con gli editori, cosa peraltro difficilmente praticabile, diciamo pure impossibile.
Ma questo referendum non è nemmeno consultivo. Primo perché di solito è buona norma consultare qualcuno prima della decisione e non dopo. Secondo perché non ci aiuterà a sapere cosa pensano i giornalisti italiani di questo contratto: il quorum richiesto del 50% più uno degli aventi diritto al voto (identificati fra l'altro in maniera molto ampia: non soltanto gli iscritti al sindacato ma giustamente tutti i titolari di una posizione Inpgi...) non sarà mai raggiunto, considerato che al referendum sul contratto del 2009 votò solo il 9,8% degli aventi diritto, e che nelle elezioni per gli organismi di categoria vota al massimo il 15-20% degli aventi diritto. E secondo il regolamento redatto, in assenza del quorum, non si procederà nemmeno allo spoglio dei voti. 
Per questo referendum, che così regolamentato è inutile, si sprecheranno soldi, energie, lavoro gratuito di tanti colleghi impegnati nel sindacato. Nel Friuli Venezia Giulia ridurremo quindi gli sprechi al minimo, con un solo seggio a Trieste, nel rispetto del regolamento Fnsi.

18 luglio 2014

GIORNALISMO LOW COST ? AHI, AHI, AHI...


L'intervento di Alessandro Martegani, segretario dell'Assostampa Fvg,
a proposito di Agon Channel, tv italiana delocalizzata in Albania.


E ora arriva anche la “Ryanair della tv italiana”… Come se non bastassero tutti i problemi e le umiliazioni a cui sono già sottoposti il giornalismo e i giornalisti italiani, dobbiamo anche assistere alla celebrazione delle basse retribuzioni e dei cronisti tuttofare. Non posso infatti condividere i toni soddisfatti che emergono dall’intervista rilasciata dal collega Alessio Vinci al Corriere della Sera (http://www.corriere.it/spettacoli/14_luglio_15/arrivo-tv-fatta-albania-reality-serie-parlano-italiano-d5dbcbf4-0bec-11e4-b3f9-bc051e012a1f.shtml) e ripresa da vari giornali on line, quando annuncia l’ormai prossimo avvio delle trasmissioni di una nuova Tv italiana, delocalizzata in Albania, definita, con un paragone infelice, la “Ryanair della Tv italiana”. 

Il concetto è semplice: delocalizzare una tv generalista in Albania per pagare di meno dipendenti e strutture, e far fare ai giornalisti un po’ di tutto, dal loro lavoro, al montaggio alle riprese; il tutto, assicura Vinci, direttore della nuova Tv, permetterà “di produrre una trasmissione di qualità a un decimo del costo”. "Non c'è più spazio per le grandi redazioni con decine di colleghi che fanno al massimo un servizio al giorno” proclama il neo direttore: la nuova redazione sarà composta da cronisti “che sanno, da soli, realizzare un servizio video, dalle riprese al montaggio”. 

Evidentemente al collega sfugge che i tempi delle “grandi redazioni con decine di colleghi che fanno al massimo un servizio al giorno” sono finiti da un pezzo, con rare eccezioni, e che il modello proposto dalla nuova illuminata direzione per il settore informativo viene applicato costantemente da anni nella stragrande maggioranza delle Tv locali e non, con risultati del tutto discutibili dal punto di vista della qualità e della correttezza dell’informazione. 

È evidente infatti che un collega incaricato di fare più servizi al giorno, spesso su temi del tutti differenti, curando anche immagini e montaggio, ben difficilmente avrà il tempo per un’accurata e doverosa ricerca e verifica delle notizie. Riunire in una sola persone tre professionalità diverse, altamente specializzate, e realizzare da soli un prodotto che solitamente è il risultato del contribuito di tre colleghi, ben difficilmente migliora la qualità. 

A smentire i toni trionfalistici di Vinci ci sono purtroppo anni di recente storia del giornalismo italiano, con editori alla ricerca continua di tagli e risparmi, che non hanno certo portato a una maggiore qualità, nonostante gli sforzi e l’impegno di migliaia di colleghi che spesso lavorano con paghe da fame e rapporti di lavoro precari

Lo stesso slogan della “nuova” esperienza televisiva, (“Il protagonista sei tu”), mi sembra l'ennesimo tentativo di riempire gli spazi con i contributi gratuiti degli utenti, non certo una ricerca di professionalità e di buona tv. 

Sia chiaro: siamo in un’economia di mercato, tutti hanno diritto di delocalizzare e d’impostare la propria azienda come meglio credono, ma presentare una simile operazione come una “novità”, una ricerca di qualità televisiva e di un nuovo modello, mi sembra del tutto fuori luogo. 

Sono poi curioso di sapere con quali paghe e quali inquadramenti saranno reclutati i colleghi che lavoreranno per la nuova Tv, e magari se anche i quadri dirigenti saranno sottoposti allo stesso criterio di retribuzione già annunciato per il personale che, come dice Vinci, “in Albania costa meno” consentendo di “produrre una trasmissione di qualità a un decimo del costo".

04 luglio 2014

LEGGENDE METROPOLITANE SULL'EQUO COMPENSO


Alcune osservazioni

su lavoro autonomo e contratto giornalistico





C'è una leggenda metropolitana che si sta diffondendo, a dispetto della realtà. La leggenda è che la legge sull'equo compenso per i giornalisti lavoratori autonomi sia stata scritta con i piedi, e dunque sia inapplicabile. E che le valutazioni negative sui suoi recenti esiti siano perciò da attribuire al pessimo lavoro del legislatore, ad aspettative eccessive degli autonomi, e alla demagogia sparsa a piene mani sul tema.

Ma le cose non stanno affatto così. Infatti la legge 233/2012 già all'articolo 1 (1) stabilisce un principio di chiarezza solare:l'equo compenso va riconosciuto a tutti i giornalisti senza contratto di lavoro subordinato, e ciò in attuazione dell'articolo 36 della Costituzione (2), e in “coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria”. Non serve pertanto un particolare sforzo esegetico per capire a chi va applicata la legge e quali debbano essere i parametri retributivi (3). Non si capisce pertanto quali possano essere i supposti problemi di interpretazione ed applicazione.

Altra eccezione, più volte sollevata, è la presunta violazione dell'eguaglianza dei diritti, dato che la legge 233 si rivolge solo al lavoro giornalistico. Ma in realtà è assodato che una legge speciale può derogare alla legge generale con eccezioni positive (trattamento di miglior favore) o negative (come l'esclusione degli iscritti agli Ordini professionali dalle disposizioni della legge “Fornero” 92/2012)(4). Quindi si è nel pieno della regolarità legislativa.
Peraltro, richiamandosi alla valenza erga omnes dei contratti collettivi di lavoro (ai sensi dell'art. 39 comma 3 della Costituzione) (5) basterebbe varare una norma che estende a tutti i lavoratori non subordinati, di tutti i settori, il diritto a un compenso parametrato ai rispettivi contratti collettivi di lavoro. Che è proprio quanto vanno proponendo da un anno a questa parte alcuni parlamentari del Pd (Gribaudo, Paris, Madia, Gnecchi, Gregori) in Commissione lavoro alla Camera. E’ l’unico criterio che, proporzionalmente, può portare al rispetto del più elementare criterio di eguaglianza fra persone, fra cittadini, fra lavoratori: parità di compenso a parità di lavoro. Un principio che per il sindacato, per tutti i sindacati, dovrebbe essere una storica bandiera.

Altra leggenda metropolitana è che le sanzioni agli editori previste dalla legge 233 riguarderebbero solo “la decadenza del contributo pubblico a favore dell'editoria”, e che questo va oramai solo a una percentuale irrisoria di editori. Fermo restando che la richiesta di tutte le parti, compresa l'Fnsi, è quella del rifinanziamento di tali contributi, da estendere quindi a una platea più ampia, la legge stabilisce però un'altra sanzione: la decadenza “da eventuali  altri  benefici  pubblici”. E anche su questa definizione non c'è necessità di grande esegesi, atteso che è volutamente ampia, e come tale omnicomprensiva di qualsiasi forma di aiuto o agevolazione pubblica (6) Il che estende di molto il bacino delle possibili sanzioni.
C'è poi chi sostiene che non ci si può appigliare come sanzione agli “altri  benefici  pubblici”, perché questi comprendono anche interventi a sostegno dei lavoratori, come gli ammortizzatori sociali, e quindi questo passaggio non va applicato. Va invece detto che la legge 233 ha lo scopo di spingere le aziende al rispetto dell'equo compenso, e quindi la ratio delle sanzioni è che queste vadano sì applicate, ma agli editori, e non certo a danno di incolpevoli giornalisti e lavoratori. Va quindi posta una distinzione nell'applicazione delle sanzioni, e non ignorata tout court questa possibilità di sanzione, espressamente prevista.

Alla luce di questi ragionamenti, l'equo compenso da riconoscere (“in coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria...”, come da art. 1 della legge) andava rapportato al tempo necessario per svolgere un lavoro, e retribuito in diretta proporzione allo stipendio di un contrattualizzato. In pratica: per le aziende che applicano il contratto Fnsi-Fieg era da riferirsi a quei parametri contrattuali, e analogamente agli altri contratti collettivi applicati (AerantiCorallo, Uspi). Ed era proprio questa la proposta della Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi, presentata al tavolo dell'equo compenso ma osteggiata e non sostenuta, perchè ritenuta suppostamente “troppo onerosa”, benché rispondente al dettato e allo spirito della legge 233. Così, dal piano di applicazione e rispetto della legge, si è passati a quello di una sua arbitraria interpretazione, pesantemente restrittiva.

Anche per questi motivi il contratto collettivo nazionale, soprattutto nella parte normativa, dovrebbe tenere unito un lavoro che si è sempre più frammentato. E nella proposta di nuovo contratto giornalistico c'è sì un piccolo germe di contrattazione inclusiva. Ma assolutamente inadeguato, proprio perché non mette un argine alle spinte degli editori alla precarizzazione strutturale del lavoro. E le soluzioni adottate per l'equo compenso influiscono in maniera importante su questa dinamica. Queste infatti hanno legittimato delle basse retribuzioni, inferiori non solo ai parametri dei contrattualizzati, ma anche a quelle dei collaboratori fissi ex art. 2 e 12 del contratto Fieg-Fnsi, andando così a minare l'utilità di possibili assunzioni, per il fatto che i collaboratori esterni costano molto meno. E i collaboratori solitamente hanno, per l'estrema debolezza della loro posizione e la ricattabilità economica, uno scarsissimo potere di contrattazione individuale.

Per questo non è possibile essere soddisfatti dell'ipotesi di nuovo contratto. E pensare che comitati di redazione e ispettori del lavoro Inpgi possano, come per incanto, intervenire con la necessaria efficacia laddove finora non è stata attuata o possibile, o lasciare tutto sulle spalle della parte più debole, cioè il collaboratore “che dovrebbe far causa in tribunale”, sapendo però che così perderà per anni il lavoro, è un più auspicio molto ottimistico che una previsione realistica.

La realtà è che il nuovo contratto non ferma affatto la deriva del lavoro precario e sottopagato. E per questo non possiamo condividere l'idea di chi sostiene che questo è il primo di una serie di passi verso il riconoscimento dei diritti di lavoratori oggi relegati nella terza classe del giornalismo.

Infine, considerazione piuttosto banale, ma ineludibile, non abbiamo davanti a noi anni di tempo per attendere gli esiti di questo virtuoso percorso: le bollette e i costi della vita li dobbiamo pagare oggi. Ed abbiamo oggi bisogno di risposte molto concrete. Che qui non vediamo.



Giovanni Ruotolo - Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi

Maurizio Bekar – coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo, consigliere nazionale Fnsi

Susanna Bonfanti - Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi

Moira Di Mario - Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi

Dario Fidora - Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi, coordinatore Commissione Lavoro Autonomo Assostampa Sicilia

Francesca Marruco - Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi, direttivo Assostampa Umbria

Saverio Paffumi - Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi, responsabile Commissione lavoro autonomo Associazione Lombarda dei Giornalisti

Leonardo Testai - coordinatoreCommissione Informazione Precaria Assostampa Toscana

Laura Viggiano - Commissione nazionale lavoro autonomo, Commissione Contratto Fnsi


NOTE:

1) Art.1 L.233/2012: «Finalità definizioni e ambito applicativo 1. In attuazione dell'articolo 36, primo comma, della Costituzione, la presente legge è finalizzata a promuovere l'equità retributiva dei giornalisti iscritti all'albo di cui all'articolo 27 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e periodici, anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti radiotelevisive». 2. Ai fini della presente legge, per equo compenso si intende la corresponsione di una remunerazione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato».

2) Articolo 36 Costituzione: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi».

3) Preleggi del Codice Civile: «Art. 12 Interpretazione della legge. Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore. Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato».

4) Si veda p.es. questa formulazione: Art. 1 comma 28 della legge “Fornero” 27. «La disposizione concernente le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in albi professionali, di cui al primo periodo del comma 3 dell'articolo 61 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si interpreta nel senso che l'esclusione dal campo di applicazione del capo I del titolo VII del medesimo decreto riguarda le sole collaborazioni coordinate e continuative il cui contenuto concreto sia riconducibile alle attività professionali intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali. In caso contrario, l'iscrizione del collaboratore ad albi professionali non è circostanza idonea di per sé a determinare l'esclusione dal campo di applicazione del suddetto capo I del titolo VII».

5) Art. 39 Costituzione, comma 3: «I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce».

6) L 233/2012: «Art. 3. Accesso ai contributi in favore dell'editoria 1. A decorrere dal 1º gennaio 2013 la mancata iscrizione nell'elenco di cui all'articolo 2 per un periodo superiore a sei mesi comporta la decadenza dal contributo pubblico in favore dell'editoria, nonché da eventuali altri benefici pubblici, fino alla successiva iscrizione».